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PER LA CORTE UE DEI DIRITTI UMANI JURIJ LUCENKO E' UN DETENUTO POLITICO MA JANUKOVYCH CONTINUA CON LA POLITICA REPRESSIVA E FILORUSSA

Il Tribunale di Strasburgo riconosce l'irregolarità del trattamento subito da una delle guide della Rivoluzione Arancione, ed obbliga lo Stato ucraino a risarcire i danni morali. Il Presidente dell'Ucraina, Viktor Janukovych, esclude l'Unione Europea dagli obiettivi di politica estera di Kyiv, e avvicina il suo Paese alla Russia. La Rada approva la legge che sminuisce il ruolo della lingua nazionale, mettendo a serio repentaglio l'indipendenza dello Stato.
PER LA CORTE UE DEI DIRITTI UMANI JURIJ LUCENKO E' UN DETENUTO POLITICO MA JANUKOVYCH CONTINUA CON LA POLITICA REPRESSIVA E FILORUSSA

L'ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, durante il proceso

Una vittoria di Pirro che serve solo al morale degli arancioni, ma non ad impedire la deriva autocratica di un Paese che, in maniera chiara, punta verso Mosca e non più verso Bruxelles. Nella giornata di martedì, 3 Luglio, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ritenuto illegale l'arresto e la detenzione in isolamento dell'ex-Ministro degli Interni ucraino, Jurij Lucenko, e ha obbligato lo stato ucraino a risarcire 15 Mila Euro di danni morali.

Nello specifico, il Tribunale di Strasburgo ha ritenuto il trattamento riservato dalle Autorità ucraine a uno dei personaggi di spicco dell'Opposizione Democratica in contrasto con alcuni punti fondamentali della Convenzione Europea per i Diritti Umani: l'Articolo 5, che prevede il diritto alla difesa e all'incolumità personale, e l'Articolo 18, che sostiene la non-limitazione dei diritti dell'imputato in qualsiasi processo.

Altresì, il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l'uso della magistratura per scopi politici attuato dalle Autorità ucraine. Secondo la sentenza, Lucenko è stato processato ed incarcerato con il preciso scopo di eliminare uno dei più carismatici esponenti dell'Opposizione Democratica dalle prossime Elezioni Parlamentari.

Il verdetto della Corte di Strasburgo non obbliga le Autorità ucraine a liberare Lucenko, ma, a detta dello stesso ex-Ministro, getta le basi per prossimi ricorsi contro i principali esponenti della Procuratura Generale, che l'Opposizione Democratica ritiene essere gli esecutori di una repressione politica voluta del presidente ucraino, Viktor Janukovych.

Infatti, Lucenko è uno dei dieci dissidenti arrestati dalla salita al potere dell'attuale Capo di Stato, tra cui figura il nome eccellente dell'anima della Rivoluzione Arancione, l'ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko. Lucenko, che durante i Governi arancioni ha ricoperto la carica di Ministro degli Interni, e si è distinto per un'aspra lotta alla corruzione finalizzata ad adattare l'Ucraina agli standard europei, è stato arrestato il 26 Dicembre 2010 sotto la propria abitazione davanti a moglie e figli, al ritorno dalla passeggiata con il cane.

Dopo un processo in cui tutti i testimoni hanno scagionato Lucenko dalle accuse di abuso d'ufficio e di innalzamento irregolare dei vitalizi ad alcuni suoi collaboratori, l'ex-Ministro arancione  stato condannato a quattro anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica.

Il verdetto della Corte Europea dei Diritti Umani non ha spinto l'entourage del Presidente Janukovych a prendere provvedimenti per ripristinare il cammino dell'Ucraina verso l'Europa. Al contrario, il Capo di Stato ucraino ha adottato misure significative che avvicinano Kyiv alla Russia, e che lasciano presagire l'intenzione di portare il Paese nella zona di influenza economica, culturale e politica di Mosca.

Sempre martedì, 3 Luglio, in un messaggio al Parlamento sulle priorità di politica estera dell'Ucraina, il Presidente Janukovych ha escluso l'Unione Europea, e ha inserito al primo posto la Russia, seguita al terzo posto dalla Cina, e al secondo dagli Stati Uniti d'America.

Il disegno di avvicinamento a Mosca ha subito visto una realizzazione concreta. Nella medesima giornata, il Parlamento ucraino ha approvato in definitiva la legge che promuove a lingue di Stato il russo ed altri idiomi parlati da esigue minoranze linguistiche. Il provvedimento indebolisce notevolmente l'ucraino, che fin dall'ottenimento dell'Indipendenza ha garantito all'Ucraina l'unità territoriale e lo sviluppo di una cultura nazionale che le politiche repressive dell'Unione Sovietica e dell'Impero zarista hanno impossibilitato con l'uso della forza per circa tre secoli.

L'approvazione del provvedimento è avvenuta in maniera irregolare, grazie a un blitz del Vice-Speaker, il comunista Adam Martynjuk, che ha messo ai voti il disegno di legge a sorpresa, senza che esso fosse anticipato da alcun dibattito. Successivamente, le forze di polizia hanno represso con la violenza la pacifica dimostrazione organizzata dai partiti dell'Opposizione Democratica e dalle ONG filo-europee e patriottiche contro l'indebolimento della lingua ucraina.

Come documentato dall'Autorevole Ukrajins'ka Pravda, la polizia si è avvalsa persino di gas lacrimogeni per indurre i manifestanti a disperdersi e a sciogliere il presidio nonviolento organizzato presso l'Ukrajins'kyj Dim: il palazzo dove l'indomani è atteso il discorso annuale alla nazione del Presidente Janukovych.

Matteo Cazzulani

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