Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Fatti riconoscere
This Logo Viewlet registered to qPloneSkinBusiness4 product
Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo MEDITERRANEO Governo di unità nazionale in Libia

Governo di unità nazionale in Libia

Reuters, Regno Unito. In questo articolo, pubblicato dalla rivista " Internazionale", l'annuncio della formazione in Libia del nuovo Governo di unità nazionale che riduce a 18 i suoi componenti, dopo la precedente bocciatura. La strada di una reale ricomposizione politica delle fazioni in lotta tra loro, a 5 anni dalla morte di Gheddafi, rimane ancora lunga ma formalmente serve alla coalizione internazionale per giustificare la proria presenza militare in chiave anti-Is che, nel fattempo, si è rafforzato nella roccaforte di Derna. Di un certo interesse la cartina delle forze in campo a cura dalla rivista" Internazionale"
Governo di unità nazionale in Libia

Libia a un passo dall'Italia

Reuters 15 febbraio 2016 13:19

La sera del 14 febbraio il consiglio presidenziale della Libia ha nominato i nuovi membri del governo d’unità nazionale, nel quadro di un piano sostenuto dalle Nazioni Unite per porre fine al conflitto nel paese nordafricano.

Uno dei membri del consiglio, Fathi al Majbari, ha dichiarato in televisione che la lista di 13 ministri e cinque ministri di stato è stata sottoposta al parlamento di Tobruk, nella Libia orientale, per essere approvata.

Ma le divisioni su come ricomporre le fazioni libiche in guerra tra loro continuano: due dei nove membri del consiglio si sono infatti rifiutati, per la seconda volta, di approvare ufficialmente il governo proposto, come rivela un documento postato sulla pagina Facebook del consiglio presidenziale.

La nomina del governo di unità nazionale rientra in un piano delle Nazioni Unite, concepito per favorire la stabilizzazione della Libia e affrontare la crescente minaccia del gruppo Stato islamico (Is). Firmato in Marocco a dicembre, è stato fin dall’inizio contestato dagli irriducibili di entrambe le parti e costretto a ripetuti rinvii.

 - Internazionale (Internazionale)

La Libia è scivolata nel conflitto poco dopo la rivolta che, cinque anni fa, ha rovesciato Muammar Gheddafi. Dal 2014 nel paese esistono due governi rivali, uno con sede a Tripoli, l’altro con sede a Tobruk, nell’est del paese, entrambi sostenuti da alleanze variabili di gruppi armati ed ex ribelli.

L’Is ha approfittato del vuoto di potere per radicarsi in Libia, prendendo il controllo della città di Sirte e minacciando d’espandersi a partire da lì. I governi occidentali hanno esortato le fazioni libiche a sostenere il governo d’unità affinché questo possa affrontare la minaccia e richiedere il sostegno internazionale, se necessario.

Il mese scorso il parlamento di Tobruk, che è stato riconosciuto dalla comunità internazionale, ha rifiutato una prima proposta di governo d’unità, sostenendo che il numero di ministri nominati – 32 – fosse troppo elevato.

Altre divisioni hanno riguardato la distribuzione delle cariche e il futuro controllo delle forze armate libiche.

Il primo ministro designato, Fayez Seraj, che guida anche il consiglio presidenziale, il 14 febbraio ha dichiarato alla stampa che le ultime nomine hanno tenuto conto di fattori quali “esperienza, competenza, ripartizione geografica, appartenenza politica e composizione della società libica”.

Molti dei nomi presenti nella lista erano diversi da quelli proposti lo scorso mese. Tuttavia il candidato al posto chiave di ministro della difesa, Mahdi al Barghati, è rimasto immutato.

All’annuncio del nuovo gabinetto, l’inviato delle Nazioni Unite, Martin Kobler, si è affrettato a congratularsi con il consiglio: “Il cammino verso la pace e l’unità del popolo libico è finalmente cominciato”, ha dichiarato in un tweet.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Referendum Lombardia tra crisi dello Stato e derive centrifughe, tra muscoli e furbizie politiche

di Marco Pezzoni. Domenica 22 ottobre 7 milioni e 700 mila lombardi verranno chiamati ad un Referendum consultivo e senza quorum per pronunciarsi sulla richiesta di maggior autonomia della Lombardia. Nella stessa giornata si tiene in Veneto un Referendum simile, però con quorum, cosa che dimostra la maggior sicurezza del gruppo dirigente leghista in quella regione. In Lombardia si voterà con voto elettronico e ogni seggio elettorale sarà dotato di tablet. Metodo di voto nuovo che è servito a distrarre dal significato e dalla portata di questo referendum. Ad esempio che nelle intenzioni dei promotori non c'è alcuna volontà di tenere in seria considerazione lo spirito dell'articolo 75 della Costituzione italiana là dove recita "Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio", visto che il cuore della propaganda dei due Governatori leghisti Maroni e Zaia è il differenziale fiscale tra quanto Lombardia e Veneto "regalano" allo Stato e alle regioni del Sud e quanto ricevono. Il centrodestra in Lombardia e in Veneto dimostra comunque di avere una strategia politica e propagandistica se non altro pensata e concordata, chiaramente strumentale ma efficace. Invece il PD, dopo la sconfitta del 4 dicembre sul referendum costituzionale, si mostra incerto e confuso sia nella strategia che nella tattica. Il suo segretario Matteo Renzi è in giro col suo "tour in treno", totalmente assente dalla partita che si gioca nel Nord italia. continua>>
Altro…