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AUNG SAN SUU KYI E JULIJA TYMOSHENKO: LA DEMOCRAZIA SI TINGE DI ROSA

La guida del Movimento Popolare per la Democrazia in Birmania, vincitrice delle elezioni suppletive di Domenica, Primo di Aprile, e la Leader dell'Opposizione Democratica ucraina, detenuta per avere guidato il dissenso al Presidente Viktor Janukovych, come due esempi di coraggio femminile e di attaccamento costante alla libertà e ai valori dell'Occidente
AUNG SAN SUU KYI  E JULIJA TYMOSHENKO: LA DEMOCRAZIA SI TINGE DI ROSA

L'Anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, al momento della vittoria delle forze democratiche in Ucraina. COURTESY BY UKRAJINS'KA PRAVDA

Donne in sostegno della democrazia, in Birmania e in Ucraina. Nella giornata di Domenica, Primo di Aprile, la Leader del Fronte Popolare per la Democrazia birmano, Aung San Suu Kyi, ha riportato una netta vittoria nelle elezioni suppletive che si sono svolte dopo venticinque anni di impasse politica, durante i quali l'Opposizione non è stata ammessa ad alcuna consultazione elettorale.

Si è trattato di un successo quasi plebiscitario: nel suo collegio, la carismatica politica ha ottenuto l'89% dei consensi, ed il Regime dei militari è stato battuto anche nelle roccaforti tradizionalmente a esso fedeli. Ciò nonostante, dato il carattere limitato dei seggi messi in palio, l'esito della consultazione non servirà a mutare la situazione del Parlamento, in cui il governo attualmente al potere mantiene comunque una salda maggioranza.

Quella di Aung San Suu Kyi è una dimostrazione di come la tenacia e l'attaccamento ai valori di libertà e democrazia possono, prima o poi, trionfare. La leader politica birmana, figlia del leggendario generale Aung San, ha passato 15 anni agli arresti domiciliari per essersi opposta a un regime protagonista di una sistematica violazione dei diritti umani, di una censura sulla stampa, che ha portato la Birmania all'isolamento internazionale, e che ha registrato addirittura casi di violenza su donne appartenenti alle minoranze etniche.

Con il suo coraggio, e la logica nonviolenta da lei sempre adoperata, la San Suu Kyi è riuscita riaccendere le speranze degli elettori - che vedono in lei la paladina della libertà, della democrazia e del progresso - e ha portato l'Unione Europea e gli Stati Uniti d'America a togliere le sanzioni imposte alla Birmania: nonostante quelle di Domenica non siano state consultazioni pienamente libere.

Il pavone giallo su sfondo rosso - il simbolo del Movimento Popolare per la Democrazia della San Suu Kyi - ricorda molto l'arancione che in Ucraina nel 2004 è stato adottato da un'altra eroina in rosa, Julija Tymoshenko, durante le proteste pacifiche contro i brogli elettorali e la realizzazione del processo democratico che, dopo dodici anni di mancato sviluppo del Paese, e 5 anni di involuzione sotto il secondo mandato del presidente Leonid Kuchma, ha reso Kyiv capitale di un Paese libero, democratico, rispettoso dello stato di diritto del pluralismo partitico e della libertà di stampa.

Questa parentesi europea dell'Ucraina è durata, a singhiozzo, solo un quinquennio: i contrasti in seno alla coalizione arancione tra la Tymoshenko, Primo Ministro per tre legislature, e il Presidente, Viktor Jushchenko, hanno dissipato un patrimonio enorme di consensi ottenuti durante la Rivoluzione nonviolenta del 2004 da parte di un popolo che ha visto nel Capo dello Stato, e ancor più nella carismatica Guida del Governo, i paladini della democrazia, della giustizia, dell'avvicinamento all'Europa e dell'Indipendenza nazionale.

Nel 2010, le Elezioni Presidenziali sono state vinte da Viktor Janukovych: l'avversario sconfitto dalla Rivoluzione Arancione, che, dopo soli pochi mesi, ha accresciuto i suoi poteri a spese di quelli del Parlamento, ha falsificato le Elezioni Amministrative, e ha avviato una campagna di controllo sui media e di arresti politici a carico di esponenti di spicco del campo democratico, tra cui la Tymoshenko, rimasta sempre sua Leader.

L'11 Ottobre 2011, dopo un processo palesemente irregolare, la Leader dell'Opposizione Democratica ucraina è stata condannata  a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione alla vita politica, per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti svantaggiosi per le casse statali.

La situazione dell'Ucraina di Janukovych non è ai livelli della Birmania dei generali - a Kyiv non avvengono violenze sulle donne appartenenti alle minoranze etniche - ma il controllo sulla stampa, l'imprigionamento degli esponenti dell'Opposizione, la limitazione del dissenso, e l'isolamento internazionale sono elementi in comune tra Kyiv e Rangoon.

Inoltre, l'involuzione democratica di cui è stata vittima la Tymoshenko ha colpito un Paese fondamentale per l'indipendenza energetica e la sicurezza nazionale degli Stati dell'UE: dall'Ucraina transita l'89% del gas con cui è soddisfatto il fabbisogno italiano e il 70% di quello europeo, e la presenza a Kyiv di un regime democraticamente immaturo e isolato internazionalmente, com'è quello di Janukovych, non risiede nell'interesse geopolitico del Vecchio Continente.

Julija Tymoshenko è stata condannata per avere firmato accordi con cui, nel Gennaio 2009, ha convinto la Russia a ripristinare l'invio di gas verso l'Europa - che Mosca ha precedentemente tagliato per mettere in difficoltà il governo filo-europeo degli arancioni - ha mantenuto il possesso ucraino sui propri gasdotti nazionali, e ha garantito all'Europa l'afflusso dell'oro blu necessario per scaldare le case degli europei.

E' anche per questa ragione che non è peregrino auspicare che, in un Mondo sempre più libero, al sorriso della tenace guida del Fronte Popolare per la Democrazia birmano si possa aggiungere quello dell'altrettanto carismatica Leader dei democratici ucraini - nonché, per le ragioni illustrate, paladina dell'indipendenza energetica europea.

Per laTymoshenko non sarà facile superare i sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale di periferia - a cui potrebbero sommarsene altri dodici: per via di un secondo processo montato a suo carico per evasione fiscale - ma, forse, l'esempio della Signora - com'è chiamata la San Suu Kyi in patria - potrà servire alla Lady di Ferro ucraina - come invece è stata battezzata la Tymoshenko - come motivazione in più per resistere, e progettare l'arresto di un processo di involuzione democratica che sta colpendo un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani

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