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Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo INTERNAZIONALE 14 aviazioni di 14 Stati nei cieli della Siria

14 aviazioni di 14 Stati nei cieli della Siria

Di Lorenzo Trombetta. Gli ultimi mesi del 2015 hanno visto aumentare il numero delle aviazioni di Stati stranieri presenti nei cieli della Siria, non sempre con la finalità di combattere lo Stato Islamico. Anzi, la rivalità tra Paesi sunniti e paesi sciiti sembra accresciuta, così come le convergenze diplomatiche ad alto livello tra Russia e Stati Uniti non trovano riscontri coerenti sul campo. Le principali vittime dei bombardamenti sono ancora le popolazioni civili.
14 aviazioni di 14 Stati nei cieli della Siria

Bombardamenti intelligenti?

I cieli della Siria sono sempre più affollati: 14 aviazioni militari diverse operano sopra le teste dei siriani. E il jet russo abbattuto oggi tra Siria e Turchia è l’ennesimo velivolo militare che precipita sul suolo siriano dopo esser stato colpito da miliziani o per guasti tecnici.

Numerosi rapporti umanitari e di stampa hanno di recente denunciato i bombardamenti russi su ospedali e zone civili, oltre all’uso di bombe al fosforo bianco sganciate dagli aerei di Mosca a partire dalla metà di ottobre scorso nella Siria nord-occidentale.

Da quando nel 2012 il governo di Damasco aveva cominciato a usare caccia e carri armati per reprimere con maggior violenza la rivolta popolare scoppiata un anno prima, il regime del presidente Bashar al Assad ha avuto il monopolio dell’aria. E può vantare il primato di aver bombardato in solitudine e in maniera indiscriminata la sua stessa popolazione per oltre due anni.

Da allora e ancora oggi l’aviazione governativa colpisce con bombe tradizionali e con i tristemente noti barili-bomba tutte le aree fuori dal controllo del regime e divise in aree dominate dall’Isis (Raqqa, Dayr az Zawr); altre in mano ai qaedisti (parte di Idlib e parte di Daraa); e altre ancora controllate da gruppi di insorti nazionalisti (parte di Aleppo, Idlib, Latakia, Homs, Daraa e Qunaytra).

Dal settembre 2014 nei corridoi aerei della Siria sono però entrati i numerosi jet della coalizione anti-Stato islamico guidata dagli Stati Uniti. Tra questi figurano i velivoli americani, australiani, canadesi, sauditi, del Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Qatar, giordani, marocchini e turchi. I loro obiettivi sono posizioni dell’Isis tra l’est di Aleppo e Dayr az Zor, passando per Raqqa.

Dal 30 settembre scorso ha fatto ingresso la Russia. Grazie al suo decennale accordo di cooperazione strategico-militare con Damasco, la Russia è l’unico Paese straniero a far decollare i suoi caccia da basi all’interno della Siria. Finora ha usato l’aeroporto di Hmeimim, sulla costa mediterranea. Ma si parla dell’imminente apertura di due altri scali militari ad Aleppo e Homs.

Fino agli attacchi di Parigi, i jet di Mosca si erano concentrati in larga parte su obiettivi non-Isis, colpendo a Idlib, Aleppo, Homs, Latakia, Daraa, Damasco postazioni di insorti anti-Damasco, siano essi qaedisti o di altri gruppi nazionalisti che sul terreno lottano anche contro lo Stato islamico.

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Editoriale

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