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Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo INTERNAZIONALE 22 marzo giornata mondiale dell'acqua. A Marsiglia due prospettive alternative

22 marzo giornata mondiale dell'acqua. A Marsiglia due prospettive alternative

di Marco Pezzoni. Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell'acqua, a pochi giorni dalla conclusione a Marsiglia di due importanti Forum : uno istituzionale e uno alternativo proprio sul tema dell'acqua . Tentiamo un primo bilancio sulle due prospettive emerse dai Forum che ci appaiono ancora molto distanti tra di loro : per gli uni l'acqua è non solo un bene sociale, ma anche un bene economico che il mercato può gestire efficacemente sulla base di un giusto prezzo. Per gli altri l'acqua è un bene comune che non può essere trattato come un prodotto commerciale su cui fare profitti o addirittura speculazioni finanziarie. Per gli uni l'acqua è un bisogno vitale da soddisfare con il realismo del libero mercato. Per gli altri è un " diritto universale e fondamentale" che va garantito a tutti.
22 marzo giornata mondiale dell'acqua. A Marsiglia due prospettive alternative

acqua diritto universale

Nella ricorrenza della giornata mondiale dell’acqua si possono già fare bilanci sulle conclusioni avvenute a Marsiglia venerdì e sabato scorsi: il Forum mondiale istituzionale ha approvato un Documento ministeriale che invita ad un "uso razionale, sostenibile ed equo delle risorse idriche" del pianeta. Mentre il Forum alternativo, organizzato dai movimenti e dalle associazioni più varie, denominato FAME, ha denunciato il processo sempre più forte di privatizzazione dell’acqua, insistentemente voluto dalle multinazionali e sostenuto da Banca Mondiale.

 I rappresentanti del Governo italiano hanno cercato di dare una lettura positiva dell’indirizzo del Forum istituzionale; in particolare il rappresentante del Ministro per la cooperazione ha apprezzato l’approccio "olistico" al tema e ha sostenuto che presto l’acqua e la salvaguardia dell’ambiente rientreranno nelle priorità della cooperazione italiana . Vedremo cosa proporrà a maggio il Ministro Andrea Riccardi agli attori della cooperazione internazionale che ha in animo di convocare.

 Intanto a Marsiglia al Forum ufficiale le grandi multinazionali dell’acqua erano presenti in forza, a cominciare da Veolia, Suez Gaz de France, Lyonnaise des Eaux, Vivendi, Biwater, Nestlè…

La loro pressione sui Governi è stata sicuramente efficace se è vero, come è vero, che l’acqua è stata definita ancora come "bisogno vitale" e non come "diritto", esattamente come era avvenuto nel precedente Forum di Istanbul. Dunque un "bene economico" e non solo sociale sul quale il mercato può intervenire legittimamente, conciliando efficace distribuzione e utili sulla vendita dell’acqua e sulle tariffe sulla base del " giusto prezzo". 

Di parere esattamente opposto il Forum alternativo che ha denunciato il rischio che l’acqua si "petrolizzi", diventi cioè una risorsa sempre più scarsa, almeno a livello qualitativo, sempre più cara e sempre più in mano alla grande Finanza Mondiale.

L’alternativa alla finanziarizzazione della risorsa acqua è l’intervento responsabile degli Stati con piani e interventi pubblici in grado di garantire a tutti e ovunque l’accesso all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati, anche per raggiungere gli "obiettivi del Millennio" che propongono entro il 2015 di dimezzare fame, mortalità infantile, malattie, numero di abitanti della Terra che non hanno disponibilità di acqua e fognature.

Ancora oggi, per le cosiddette "malattie idriche", muoiono 10.000 esseri umani ogni giorno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che nel 2020 rischiano di essere più di tre miliardi coloro che non avranno la possibilità di pagare il " giusto prezzo" dell’acqua.

Per questo i 4.600 attivisti del Forum mondiale alternativo si sono appellati alla storica Risoluzione dell’Assemblea dell’ONU del 28 luglio 2010, proposta dalla Bolivia e passata a maggioranza con l’astensione di 41 Stati, in gran parte del Nord del pianeta, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada.

In questa importante Risoluzione, per la prima volta, l’acqua è stata inserita tra i diritti alla vita e alla dignità umana ed è stata definita " un diritto umano universale e fondamentale".

 Perché allora a Marsiglia al Forum istituzionale si è tornati indietro rispetto alla Risoluzione dell’ONU di 2 anni fa ? Perché il Canada ha impedito che nel Documento ministeriale si facesse esplicito riferimento all’acqua come " diritto", al punto che la Bolivia e, purtroppo la sola Bolivia, ha votato contro il Documento finale ?

Sottolineato che politicamente e giuridicamente la Risoluzione dell’ONU ha maggior valore, anche se non vincolante, rispetto al Documento di Marsiglia, rimane il fatto che i delegati di molti Governi si esprimono in modo differenziato, se non contradditorio, a secondo dei luoghi e Consessi internazionali cui partecipano: all’Assemblea dell’ONU di 2 anni fa l’istruttoria fu correttamente affidata ai giuristi. Al Forum di Marsiglia le commissioni preparatorie hanno visto la preminenza di " tecnocrati mondiali" sostenuti da Banca Mondiale, molto più sensibili ai meccanismi di rilancio dell’economia che ai diritti umani.

Dunque finchè la Governance mondiale non avrà il coraggio, la capacità e l’autorità di assumere una posizione strategica chiara, continuerà il braccio di ferro tra due prospettive molto distanti tra di loro.

Ma l’una, quella degli interessi privati e della grande Finanza, si avvantaggia dell’assenza di regole mentre l’altra ha bisogno che torni la Politica a guidare i processi di universalizzazione dei diritti .

 Non si pensi infine che l’acqua bene comune riguardi solo i popoli poveri del Sud del Mondo o il contenzioso tra Stati sull’ uso delle acque di grandi fiumi quali il Nilo, l’Eufrate, l’Indo, il Mekong, il Rio Grande, il Paranà e in Europa, il Danubio.

I cambiamenti climatici riguardano anche l’Italia e persino la Pianura padana. Da anni Istituzioni europee e scienziati competenti denunciano la fragilità idrologica del PO .

Proprio in questi giorni la Coldiretti ha presentato un rapporto sul rischio siccità per l’agricoltura e ha denunciato la forte diminuzione del livello dell’acqua nei nostri maggiori Laghi : dal Lago Maggiore a quello di Garda.

Se vogliamo garantire un uso plurimo delle acque anche in futuro, sia per usi domestici che per usi agricoli e industriali, l’acqua va gestita e preservata come l’ossigeno che respiriamo.

La Svizzera, che è il più grande scrigno d’acqua dolce d’Europa, l’ha capito e all’Assemblea dell’Onu del 2010 ha votato positivamente la Risoluzione che sostiene l’acqua come "diritto".

Anche il popolo italiano lo ha capito e nel 2011 ha votato i Referendum perché l’acqua sia riconosciuta come diritto e non come merce, sia gestita come un bene comune e non come un prodotto commerciale su cui fare profitti.

La sfida è aperta a livello locale e a livello internazionale e richiede soluzioni politiche, giuridiche ed economiche nuove e diverse sia dal liberismo che dallo statalismo del passato.

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Editoriale

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