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VLADIMIR PUTIN DI NUOVO AL CREMLINO: I RISCHI PER L'UNIONE EUROPEA

Brogli e irregolarità elettorali riconsegnano la presidenza della Russia all'ex-Premier con il 63% dei consensi. I pericoli per l'Europa derivati dal costituirsi di una Russia forte.
VLADIMIR PUTIN DI NUOVO AL CREMLINO: I RISCHI PER L'UNIONE EUROPEA

Il neo eletto Presidente russo, Vladimir Putin, durante il comizio successivo alle elezioni

 

Niente di nuovo in Russia, ma tanto di preoccupante per l'Europa: Vladimir Putin vince le elezioni, i suoi giovani sostenitori occupano i siti nevralgici della capitale per impedire manifestazioni di dissenso, e l'opposizione - priva di un proprio candidato alla corsa presidenziale - denuncia brogli elettorali a dismisura.

Secondo le rilevazioni ufficiali della Commissione Elettorale Centrale, Putin ha ottenuto il 63,74% dei consensi, staccando di molto il comunista Gennadij Zjuganov, secondo con il 17,18%, e l'indipendente businessman Mikhail Prorokhov, terzo con il 7,81%. Lontani anche i rimanenti candidati: il nazionalista Vladimir Zhirinovskij ha ottenuto il 6,23% dei voti, mentre il socialdemocratico Sergej Mironov il 3,85%.

Premier uscente, Putin ha già ricoperto la carica di Capo dello Stato della Federazione Russa dal 2000 al 2008 - quando, per non cambiare la Costituzione, ha rinunciato a un terzo mandato consecutivo occupando la guida del governo, e ha posto sullo scranno presidenziale il suo fedele alleato, Dmitrij Medvedev.

La vittoria, apparentemente schiacciante, è stata contestata dalla reale opposizione la quale, oltre ad avere evidenziato l'assenza di un candidato veramente indipendente dal Cremlino ed espressione diretta del dissenso alla verticale del potere di Putin, ha rilevato un alto numero di brogli elettorali, perpetrati sopratutto a Mosca, Pietroburgo e Jekaterinburg.

Come illustrato dal blogger Aleksej Naval'nyj, i casi di falsificazione sono arrivati a più di 2712, orina e durante della conta dei voti nelle sezioni elettorali, nel corso della quale, anche secondo le associazioni indipendenti Golos e Osservatore Civico, il lavoro dei giornalisti e degli osservatori elettorali è stato ostacolato.

Nello specifico, le associazioni hanno denunciato l'organizzazione dei cosiddetti "caroselli" - il trasporto degli elettori da un seggio all'altro per votare più di una volta - la consegna ad alcuni votanti di più di una scheda, e lo spegnimento all'inizio della conta dei voti delle telecamere che il Cremlino ha installato in ogni sezione per consentire ai cittadini di monitorare da sé la "regolarità" delle operazioni.

Certificato un dato elettorale tutt'altro che inaspettato, resta ora da riflettere sul senso che la rielezione di Putin alla Presidenza della Russia ha per gli equilibri geopolitici, sopratutto in relazione all'Occidente. Stando alle promesse pre-elettorali, Putin punta sulla costituzione di una "grande Russia" cementata internamente attorno al nucleo nazionale russo e, sul piano estero, pronta a rilanciare la propria presenza nel Mondo come superpotenza globale.

Per realizzare questa seconda via, Mosca ha intensificato la propria egemonia energetica, e si è fatta promotrice dell'Unione Eurasiatica: processo di integrazione economico-politico con cui il Cremlino - seguendo specularmente il modello della CEE e dell'Unione Europea - intende assoggettare i Paesi dell'ex-Unione Sovietica, e, così, rendere la Federazione Russia un soggetto para-imperiale.

Questo scenario ha particolari risvolti proprio sull'Unione Europea, che Mosca considera il primo avversario da neutralizzare per certificare il re-ottenimento dello status di superpotenza mondiale. Per questa ragione, non c'è da meravigliarsi se la Russia implementerà la propria politica energetica con la continuazione del processo di stipula di contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell'UE e, sopratutto, con la rilevazione del controllo totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente.

Di pari passo, il rafforzamento dell'Unione Eurasiatica - a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgystan - e la sua estensione a Paesi dell'Europa Orientale come Ucraina e Moldova sancirà il rafforzamento della connotazione imperiale del Cremlino e, nel contempo, affogherà una volta per tutte le speranze di riscossa per l'Europa: sempre più in preda a una crisi economica, e relegata ai confini di un Mondo oggi dominato da Cina, India, Brasile e Sud Africa - e, per l'appunto, anche da Mosca.

Se non è già troppo tardi, l'unica speranza per risollevare la situazione dell'Unione Europea  è il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti d'America, e la costituzione di un forte blocco occidentale che, ispirato ai principi della democrazia, del libero mercato, della divisione dei poteri, e del rispetto dei diritti umani e della libertà del singolo cittadino - nel pieno rispetto delle minoranze e del pluralismo di opinione - possa concorrere con i colossi economici laddove questi ultimi sono deboli e maggiormente arretrati rispetto all'Occidente.

Per questa ragione, l'unica risposta che gli europei possono dare ai brogli elettorali in Russia è un cambio radicale della propria prospettiva culturale: coniugare uno storico europeismo, che finora ha portato alla costituzione dell'Unione tra stati divisi da secoli di odi e divisioni, con un pragmatico atlantismo, maggiormente aderente al Mondo di oggi, in cui gli equilibri geopolitici non sono più decisi a Washington, Londra o Bruxelles, ma a Pechino, Nuova Delhi, Mosca e Brasilia.

Matteo Cazzulani

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