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Elezioni in Germania: Merkel vince contro Schulz ma perde 7 milioni di voti

Il voto politico in Germania del 24 settembre per il nuovo Bundestag è un piccolo terremoto e punisce i partiti di Governo: perdono milioni di elettori sia la CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel sia la SPD di Martin Schulz. Non sarebbe una grande novità nel quadro degli umori elettorali che agitano le opinioni pubbliche europee se non ci fosse un evidente spostamento a destra dell'insieme dell'elettorato con l'affermazione dell'AfD, Alternative fur Deutschland, un partito di estrema Destra che raggiunge il 12,6%, diventando il terzo partito della Germania. Rispetto alle elezioni di 4 anni fa, passano a rafforzare l' AfD un milione di voti provenienti dal partito della Merkel, circa mezzo milione provenienti da elettori della SPD, oltre 400.000 provenienti dalla Linke, il partito della sinistra. Le conseguenze sono la fine della Grosse Koalition, il passaggio della SPD all'opposizione, la creazione di un Governo sempre a guida Merkel, ma con liberali e verdi che sull'Unione Europea hanno posizioni piuttosto distanti tra loro.
Elezioni in Germania: Merkel vince contro Schulz ma perde 7 milioni di voti

Angela Merkel e Martin Schulz

Merkel perde 7 milioni di voti, uno va all'AfD - All'indomani del voto, la Germania si scopre più divisa di quanto immaginasse. La Cdu-Csu di Angela Merkel, rispetto al 2013, ha perso oltre 7 milioni di voti, secondo l'istituto Infratest dimap. Oltre un milione di voti li ha ceduti al partito di estrema destra Afd, come ha riconosciuto la stessa cancelliera. Ma non è l'unica sorpresa. Il rinato partito liberale Fdp ha preso addirittura 1.620.000 elettori dall'Unione, e circa la stessa quantità di ex elettori della Cdu-Csu non sono andati a votare. C'è anche la questione dell'anzianità dei sostenitori dell'Unione: oltre 1.290.000 non hanno votato perché non sono più su questa terra. Infine 800.000 elettori sono andati all'Spd. La quota persa dai socialdemocratici, invece, si è distribuita in modo uniforme in tutti i partiti. Anche l'Spd ha versato il suo tributo all'Afd, cedendogli mezzo milione di elettori, mentre dalla Linke ha transitato nell'Afd l'11% del suo elettorato. I Verdi hanno beneficiato dei delusi della Spd, strappando loro 760.000 elettori.

In totale l'Afd ha raccolto 2.050.000 elettori, il 13% dei quali tra chi in precedenza si era astenuto. L'Unione CDU-CSU, e questa è un'altra delle sorprese di questa elezione, è stata premiata invece dal voto giovanile: tra i 18 e i 24 anni, è il partito più votato. Non dappertutto, però: "Il voto giovanile è andato all'Afd nei Laender dell'est ma non all'ovest", ha dichiarato Nico Siegel, dell'istituto Infratest dimap, confermando il dato sulla spaccatura elettorale tra est e ovest. L'Unione è stata votata più dalle donne che dagli uomini, mentre tra i votanti dell'Spd la percentuale tra uomini e donne è identica.

I ricercatori dei maggiori istituti demoscopici condividono l'idea di un voto di "cesura", che mostra una società divisa tra contenti e scontenti, ottimisti e pessimisti. Questi ultimi sono gli elettori dell'Afd, impauriti dalle conseguenze dell'immigrazione. Il 38% della popolazione tedesca teme che arrivino troppi stranieri, quando in realtà la crisi dei migranti è superata da tempo e gli arrivi nel 2017 sono al loro minimo da due anni, dice Renate Koecher dell'istituto Allensbach. Per l'Afd il tema dei migranti è stato decisivo nell'orientamento di voto nel 60% dei casi, secondo Infratest dimap. Koecher, in proposito, fa notare un paradosso: "La paura dei migranti è salita in proporzione alla riduzione del numero del loro arrivo."

TRATTATIVE DIFFICILI TRA LA MERKEL E I NUOVI POSSIBILI ALLEATI: LIBERALI E VERDI 

Nella calma c'è la forza. Se Angela Merkel, il giorno dopo le elezioni, si affida ai proverbi, è chiaro che non sta sottovalutando il prossimo scoglio: la formazione di un governo che, al suo fianco, sembra non far gola a nessuno. Mentre cristiano-sociali, liberali e verdi scaldano i muscoli in vista di una trattativa che si annuncia a dir poco complessa (con decisivi distinguo sulla politica europea), i socialdemocratici, crollati al 20%, fanno cadere una testa, ma non quella di Martin Schulz, che ribadisce di voler guidare il partito all'opposizione.

Un colpo di scena divide poi, in senso letterale, i populisti di destra dell'Afd, prima ancora del loro - clamoroso - ingresso al Bundestag (con il 12,6%): Frauke Petry annuncia a sorpresa di non voler far parte del gruppo parlamentare. Anche in Baviera, dove Horst Seehofer è alle prese con un risultato estremamente negativo, gli animi sono molto agitati, ma i rumor sull'ipotesi che la Csu metta in dubbio un gruppo parlamentare comune con la Cdu vengono smentiti. "Sono ottimista sul fatto che troveremo una soluzione e ho fiducia nel senso di responsabilità dei partiti", ha affermato Merkel incontrando i giornalisti alla Konrad Adenauer Haus, dove i colleghi di partito l'hanno accolta con un fascio di fiori nonostante la batosta che ha visto il partito calare al 33% e perdere oltre 7 milioni di voti. La cancelliera ha annunciato di voler convocare per i colloqui i liberali, i Verdi e anche i socialdemocratici.

"Dal confronto di ieri sera credo abbia capito che le convenga impiegare il tempo chiamando qualcun altro", ha però tagliato corto Martin Schulz. "Gli elettori si sono pronunciati in modo chiaro, non vogliono una nuova Grosse Koalition", ha aggiunto, prevedendo invece che "la coalizione Giamaica (Unione-Liberali-Verdi) si farà, devono solo accordarsi sul programma. Si percepiva ieri che vogliono governare". Per Schulz gli attriti fanno parte delle trattative. Ma le distanze fra i 'promessi alleati' non sembrano ridursi con la chiusura della campagna elettorale. Liberali e Verdi restano in disaccordo soprattutto su due temi: le politiche europee e quelle ambientali. Toni pacati ma fermi, il liberale Christian Lindner, riportando il partito nel Bundestag con il 10,7%, ha messo le cose in chiaro: "Noi vogliamo un cambiamento politico, se questo non fosse possibile il nostro posto sarebbe all'opposizione. Non ci sarebbe nulla di peggio di uno scenario in cui, con colori diversi, si portasse avanti la stessa politica della Grosse Koalition". "Il 90% dei cittadini non ha votato per noi, quindi non siamo noi a poter dettare la linea. Ma chi ci ha scelto vuole le cose cambino", e per Lindner questo è un presupposto imprescindibile.

"In Europa ci sono troppi debiti, e poche riforme. Il contrario sarebbe meglio", ha sottolineato. Investimenti nelle politiche industriali e nelle infrastrutture, oltre che una rivitalizzazione del fondo Juncker: "Di tutto questo possiamo parlare", ha premesso, ma la mutualizzazione del debito resta oltre la linea rossa. I Verdi (8,9%) usano tutt'altro registro: "Il prossimo governo dovrà avere un chiaro compasso europeo, non dovrà inseguire i populisti", ha replicato il leader ambientalista Cem Oezdemir. È chiaro che le prossime settimane saranno molto difficili per la cancelliera.

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Editoriale

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