Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Fatti riconoscere
This Logo Viewlet registered to qPloneSkinBusiness4 product
Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo EUROPA La morte di Jo Cox ci salverà dalla Brexit?

La morte di Jo Cox ci salverà dalla Brexit?

Alla vigilia del Referendum sull'uscita o meno della Gran Bretagna dall'Unione Europea, i sondaggi danno una leggera prevalenza ai fautori del "restare" nell'Unione, forse più per calcoli economici che non per motivi ideali. La commozione per la morte di Jo Cox, la giovane parlamentare laburista uccisa da uno squilibrato nazionalista inglese di estrema destra, sembra aver comunque smosso una parte degli indecisi, se non altro ricordando drammaticamente a tutti in che mondo viviamo, pieno di tensioni latenti con le quali è bene non giocare troppo. Eppure questo referendum è frutto anche di una decisione azzardata, rischiata da Cameron per restare alla guida dei conservatori e, contemporaneamente, ridemensionare la forza attrattiva del partito indipendentista di Farage. Ma è un azzardo anche da parte dei fautori della Brexit, come l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, che ha mitizzato l'eventuale uscita dall'Unione Europea come l'Indipendence day del Regno Unito. La ritovata sovranità nazionale, secondo lui, darebbe alla Gran Bretagna un nuovo splendore, malgrado tutte le analisi economiche e finanziarie descrivano contraccolpi negativi sul livello di vita degli inglesi, perdita di competitività economica, crisi in alcuni settori di mercato e nella stessa capacità di attrazione di capitali da parte della Borsa di Londra. Molto più seria e sobria e solida ci pare invece la scelta europeista di Jo Cox, cosciente che le sfide globali di oggi richiedano più condivisione e più integrazione politica dell'Europa e non il ritorno a nazionalismi che dividono i popoli, invece di unirli. Per questo vogliamo ricordarla, sperando che il voto del 23 giugno non la tradisca.
La morte di Jo Cox ci salverà dalla Brexit?

la deputata laburista Jo Cox

Una parlamentare laburista britannica, Jo Cox, è stata uccisa giovedì 16 giugno a Birstall, nel nord dell’Inghilterra: un uomo l’ha aggredita in strada sparandole e ferendola ripetutamente con un coltello, prima di scappare ed essere arrestato poco dopo dalla polizia. Cox, che avrebbe compiuto 42 anni il 22 giugno, è morta poco dopo l’attacco, nonostante i soccorsi. Sabato 18 giugno la polizia dello West Yorkshire   ha riferito che Thomas Miar, un uomo britannico di 52 anni, è stato formalmente accusato dell’omicidio di Cox. Quando in tribunale gli è stato chiesto di fornire il suo nome, Miar ha risposto: «Morte ai traditori, libertà alla Gran Bretagna».

Cosa è successo
Jo Cox è stata aggredita pochi minuti prima delle 13 di giovedì pomeriggio, durante la pausa pranzo di una giornata di incontri con i cittadini della sua circoscrizione a Birstall, una cittadina di 16.000 abitanti poco distante da Leeds, nella regione del West Yorkshire. Cox stava uscendo dalla biblioteca civica di Birstall, quando un uomo con un cappello nero e una giacca grigia è stato visto andare incontro a Cox e poi ferirla con un coltello e spararle almeno tre volte. Altri testimoni ancora hanno raccontato di aver visto l’aggressore prendere a calci ripetutamente Cox mentre era a terra ferita. Un uomo di 77 anni ha provato a fermarlo ed è stato ferito anche lui, in modo lieve. L’assalitore poi ha cercato di scappare ma è stato raggiunto e fermato da due agenti della polizia locale. Cox è stata soccorsa da diverse persone prima dell’arrivo dell’ambulanza e dei paramedici ma è morta alle 13.48; la notizia è stata diffusa alcune ore dopo.

«Britain first!»
Alcuni testimoni dell’aggressione hanno raccontato alla polizia e ai giornalisti che Mair, prima e durante l’attacco a Cox, ha gridato “Britain first !”, il nome di un partito di destra e antieuropeista e, più in generale, uno slogan usato per esprimere posizioni nazionaliste: “la Gran Bretagna prima di tutto”.

Jo Cox, quando è stata attaccata, era diretta a una riunione di un comitato locale della campagna in favore della permanenza nella UE. Negli ultimi mesi, in generale, aveva fatto attivamente campagna elettorale a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea e aveva più volte parlato dei benefici dell’immigrazione per il paese, uno degli argomenti più discussi durante la campagna referendaria. In un recente discorso in Parlamento aveva detto: «Le nostre comunità sono state profondamente migliorate dall’immigrazione, che fosse quella degli irlandesi cattolici o dei musulmani dall’India o dal Pakistan».

Chi era Jo Cox
Cox – il suo nome intero era Helen Joanne, abbreviato in Jo – era nata a Batley, nello Yorkshire, nel 1974 e si era laureata all’università di Cambridge nel 1995. Prima di diventare deputata nel 2015 aveva lavorato come dirigente nell’organizzazione non governativa Oxfam, che si occupa di aiuti umanitari e progetti di sviluppo, ed era stata consulente per l’attivista britannica Sarah Brown (la moglie dell’ex primo ministro Gordon Brown) e per la baronessa Glenys Kinnock, una politica britannica che è stata membro del Parlamento europeo per il partito laburista dal 1994 al 2009.

Cox – descritta dal Guardian come «uno degli astri nascenti del Partito Laburista» – era la presidentessa del gruppo parlamentare “amici della Siria”, di cui fanno parte membri di diversi partiti. Nell’ottobre 2015 Cox scrisse insieme a Andrew Mitchell del Partito Conservatore un articolo che spiegava come l’esercito britannico avrebbe potuto aiutare a trovare una soluzione etica per la guerra in Siria. Nell’autunno del 2015 Cox decise però di astenersi nel voto che doveva decidere un eventuale intervento militare in Siria del Regno Unito. Per la sua astensione aveva ricevuto moltissime critiche da attivisti e sostenitori del Partito Laburista.

Cox era stata inizialmente una sostenitrice della candidatura di Jeremy Corbyn a leader del Partito Laburista britannico; poi aveva cambiato idea e votato per Liz Kendall, una candidata dalle posizioni più moderate. Era sposata con Brendan Cox, che fino all’anno scorso lavorava per l’organizzazione Save The Children, e aveva due figli.

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

La nostra Europa: unita, democratica e solidale o non sarà

di Marco Pezzoni. A sessant'anni dai Trattati di Roma l'Unione Europea ha perso la sua spinta propulsiva, la sua parabola comincia a declinare. Dai 6 Paesi fondatori si è allargata fino a comprenderne 28, per poi cominciare a perdere pezzi con la Brexit e ad arenarsi sul culto dell'austerità in economia. Da “gigante economico e nano politico”, quale è stata definita, con la più recente globalizzazione comincia ad essere messa in discussione anche la sua forza competitiva sui mercati mondiali, la sua capacità di creare lavoro e garantire un modello di welfare universale e inclusivo. Le nuove sfide globali la trovano impreparata e divisa: la finanziarizzazione dell'economia; un disordine internazionale caratterizzato da un multipolarismo anarchico e turbolento che vede emergere nuove potenze mondiali, Cina innanzitutto; Il Medioriente in fiamme; ondate migratorie crescenti. A metà del guado, l'Europa non ha più la volontà di completare la sua rivoluzione democratica costituendosi in Stati Uniti d'Europa. continua>>
Altro…