Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Fatti riconoscere
This Logo Viewlet registered to qPloneSkinBusiness4 product
Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo EUROPA Stati Uniti d'Europa A Milano il XXVI° Congresso del Movimento Federalista Europeo

A Milano il XXVI° Congresso del Movimento Federalista Europeo

di Marco Pezzoni. Dal 22 al 24 marzo 2013 si è tenuto a Milano il 26° Congresso nazionale del M.F.E. a 70 anni dalla sua fondazione, avvenuta in clandestinità ad opera di personalità quali Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann, Vittorio Foa, Franco Venturi, Manlio Rossi Doria. Per questo nella mattinata di venerdì 22 marzo a Palazzo Marino si è tenuta la Manifestazione ufficiale in ricordo di quell'avvenimento. Ma oggi cosa rimane di quel progetto e di quella grande speranza ? Nell'Europa dei populismi, dei separatismi, dei nazionalismi rischia di perdere credibilità non solo l'euro come moneta comune ma lo stesso processo di integrazione politica. Il Movimento Federalista Europeo saprà rilanciarlo con efficacia ?
A Milano il XXVI° Congresso del Movimento Federalista Europeo

più Europa per il nostro futuro

 Da venerdì 22 a domenica 24 marzo si tiene a Milano il XXVI° Congresso nazionale del Movimento Federalista Europeo, con una Manifestazione iniziale a Palazzo Marino per il 70° anniversario della sua fondazione che avvenne ad opera di personalità quali Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann, Vittorio Foa, Franco Venturi, Manlio Rossi Doria. All'iniziativa partecipano rappresentanti delle Istituzioni italiane ed europee. 

In questo difficile momento per l'Europa e, soprattutto per l'Italia, sarebbe importante che il Movimento Federalista Europeo riuscisse a rilanciare il progetto politico degli Stati Uniti d'Europa, cominciando almeno a individuare i passi per costruire una Federazione europea a partire dall'eurozona. Ormai l'esperienza di questi anni ce lo ha confermato: non basta il rigore della cancelliera tedesca Angela Merkel; non basta l'intelligente gestione della crisi finanziaria ed economica da parte della B.C.E. di Mario Draghi; non bastano gli accordi intergovernativi del Patto di Stabilità, di cui il Fiscal Compact è una parte.

Se non si dota l'euro di un vero Governo politico sovranazionale capace di decidere strategie comuni  non si riuscirà ad affrontare con efficacia la stessa crisi economica e sociale che è destinata a durare. Dispiace che settori crescenti della società italiana, compresi settori del mondo del lavoro dipendente e settori di opinione pubblica influenzati dal Movimento5 Stelle, incolpino l'euro delle attuali difficoltà  e non si accorgano che il mondo è cambiato con la prima e la seconda globalizzazione.

Non si affronta il deficit democratico e il deficit di guida politica dell'Unione Europea tornando alla moneta nazionale, allo strumento della svalutazione competitiva, all'illusione di un nazionalismo democratico che non ci riporterebbe la sovranità perduta.

A proposito, quando parliamo di recupero di sovranità pensiamo alla "sovranità nazionale" o alla "sovranità popolare" ? C'è una bella differenza tra i due termini ! L'impressione è che l'incapacità di guardare avanti, di affrontare le sfide della globalizzazione ci spinga a rifugiarci nel vecchio mito dello Stato-Nazione, non comprendendo che la sovranità perduta se l'è mangiata la finanza e l'economia globalizzata a monte dei processi e che, dunque, a valle puoi a malapena difenderti.

Per recuperare sovranità popolare occorre invece che la Politica torni a guidare il Mondo, che l'economia e la finanza siano regolate. Occorre che la sovranità popolare si articoli in poteri locali, regionali-nazionali e, sempre di più, in poteri sovranazionali democraticamente eletti.

I critici dell'Unione Europea hanno ragione quando giudicano inadeguato il comportamento delle Istituzioni Europee verso la crisi greca ieri, verso quella cipriota oggi. Dimenticano però che quelle scelte sono state dettate in gran parte ancora dai Governi nazionali, da quelli più forti, certo. Ma cosa fa loro pensare che la messa in crisi dell'attuale impalcatura europea farà fare passi in avanti alla sovranità dei popoli dei Paesi europei più deboli ? 

Oggi Germania, Francia, Gran Bretagna scoprono che l'austerità non basta e, con molto ritardo, lanciano la sfida della competitività europea per crescita e occupazione.

Ma quel che occorre alle società europee sono politiche infrastrutturali, industriali e tecnologiche innovative e integrate, con adeguati finanziamenti a Piani strategici comuni su energia, ambiente, trasporti, reti ICT.

Non basterà il coordinamento tra Stati e Governi per quella sfida, che già si delinea, della terza globalizzazione.

Ecco perchè il progetto della Federazione europea è l'unico progetto politico in grado di portarci negli equilibri futuri, senza farci pagare prezzi altissimi se non drammatici, anzi, valorizzando la realtà europea come civiltà della conoscenza e del diritto, come potenza civile di pace.

Per intanto il Movimento Federalista Europeo ha previsto passi intermedi per riconquistare ampie fasce popolari alla scelta europea e per convincere Governi e Parlamenti nazionali a riprendere la strada dell'integrazione politica, anche per far fronte alla crescente disoccupazione: chi potrà gestire  un Piano straordinario per l'occupazione e lo sviluppo sostenibile ? Singoli Stati o un Governo politico europeo?

Infine appare sempre più indispensabile riavvicinare i cittadini alle istituzioni dell'Unione Europeao, attraverso l' ICE, Iniziativa dei Cittadini Europei: con il Trattato di Lisbona  è possibile infatti  che un milione di cittadini, in almeno 7 diversi Paesi, sottoscrivano una specifica iniziativa legislativa da presentare alla Commissione europea. Il M.F.E. giudica molto positivamente questo nuovo strumento di partecipazione ". 

 

per conoscere le Campagne promosse dal M.F.E. consultare il link

http://www.wetheeuropeanpeople.eu/v2/

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

La nostra Europa: unita, democratica e solidale o non sarà

di Marco Pezzoni. A sessant'anni dai Trattati di Roma l'Unione Europea ha perso la sua spinta propulsiva, la sua parabola comincia a declinare. Dai 6 Paesi fondatori si è allargata fino a comprenderne 28, per poi cominciare a perdere pezzi con la Brexit e ad arenarsi sul culto dell'austerità in economia. Da “gigante economico e nano politico”, quale è stata definita, con la più recente globalizzazione comincia ad essere messa in discussione anche la sua forza competitiva sui mercati mondiali, la sua capacità di creare lavoro e garantire un modello di welfare universale e inclusivo. Le nuove sfide globali la trovano impreparata e divisa: la finanziarizzazione dell'economia; un disordine internazionale caratterizzato da un multipolarismo anarchico e turbolento che vede emergere nuove potenze mondiali, Cina innanzitutto; Il Medioriente in fiamme; ondate migratorie crescenti. A metà del guado, l'Europa non ha più la volontà di completare la sua rivoluzione democratica costituendosi in Stati Uniti d'Europa. continua>>
Altro…