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IN MOLDOVA UN NUOVO PRESIDENTE

Dopo tre anni di vani tentativi, il Parlamento moldavo ha concordato sulla candidatura del Capo del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicolae Timofti, proposto dalle forze della maggioranza filo-occidentale per sbloccare una situazione che, da troppo tempo, ha impedito a Chisinau di portare avanti una linea politica certa e determinata. Determinanti i voti dei tre deputati socialisti, che hanno messo in minoranza i comunisti
IN MOLDOVA UN NUOVO PRESIDENTE

Il Presidente moldavo, Nicolae Timofti

La fine di un impasse politica di tre anni. Nella giornata di venerdì, 16 Marzo, il Parlamento moldavo è riuscito finalmente a eleggere il Capo dello Stato, dopo diversi tentativi andati a vuoto per via dell'instabilità politica e della risicata maggioranza su cui la coalizione di governo ha potuto contare.

In una votazione a scrutinio segreto, Nicolae Timofti, candidato dell'Alleanza per l'Integrazione Europea - coalizione di maggioranza composta dal Partito Liberal-Democratico del Premier, Vlad Filat, dal Partito Liberale dell'ex-Speaker, Mihai Ghimpu, e dal Partito Democratico dell'attuale Speaker, Marian Lupu - ha ottenuto 62 consensi: uno in più del quorum necessario alla nomina.

Fondamentale il supporto dei tre deputati socialisti di Igor Dodon, che hanno supportato la candidatura della maggioranza, e, così, hanno rotto l'ostruzionismo del Partito Comunista.

Forti di 61 parlamentari, i comunisti, all'opposizione, hanno sempre ostacolato l'elezione del Presidente per provocare lo scioglimento del Parlamento: previsto dalla Costituzione in caso di mancata nomina della Massima Carica dello Stato per due tentativi.

Timofti è un candidato tecnico, fino ad oggi Capo del Consiglio Superiore della Magistratura. 63enne, non ha mai ricoperto incarichi politici. La sua nomina è stata dettata dalla necessità di individuare nel mondo politico moldavo di una personalità dall'indiscutibile competenza e imparzialità, condivisa sia dalle tre forze di maggioranza, che dai socialisti.

L'elezione del nuovo Capo dello Stato ha un alto valore politico, in quanto riempie un vacuum che a Chisinau dura dall'Aprile 2009, quando una partecipata protesta di piazza nonviolenta - la celebre Rivoluzione Twitter: l'ultima delle rivoluzioni "colorate" finora avvenute in Europa - ha deposto dallo scranno di Capo dello Stato l'attuale Segretario del Partito Comunista, Vladimir Voronin: accusato di brogli e corruzione.

Dopo lo svolgimento di elezioni finalmente libere, la maggioranza in Parlamento è stata mantenuta dal campo filo-europeo, tuttavia, sempre con numeri esigui che non hanno portato alla nomina del Presidente, le cui funzioni sono state svolte ad interim dagli Speaker Mihai Ghimpu e Marian Lupu.

"Non mi sono mai occupato di politica, e mai lo farò - ha dichiarato Timofti a margine dell'elezione - ma presiederò il Paese in un delicato periodo per mezzo di una politica internazionale calibrata secondo le seguenti priorità: Ucraina, Romania, USA, Germania e Russia. La Moldova deve diventare ponte tra l'Oriente e l'Occidente".

Tuttavia, il Presidente a Chisinau non possiede ampi poteri, sopratutto in politica estera: ambito in cui l'agenda è dettata solamente dall'esecutivo del Primo Ministro, Vlad Filat, che si è impegnato per portare la Moldova al varo nel breve termine di una Zona di Libero Scambio che consenta alle esportazioni moldave un collocamento agevole del mercato dell'UE.

Le riforme in ambito politico, economico e sociale approntate dalla Coalizione per l'Integrazione Europea sono state particolarmente apprezzate dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha ammesso come la Moldova abbia dimostrato di tenere molto al vettore euro-atlantico.

Per questa ragione, Chisinau, assieme alla Georgia, ha scavalcato tra i partner privilegiati della politica orientale dell'Unione Europea l'Ucraina: in cui le repressioni politiche scatenate dal Presidente, Viktor Janukovych, hanno reso Kyiv un Paese non pienamente democratico e, quindi, non integrabile con Bruxelles.

Matteo Cazzulani

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