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PENA DI MORTE IN BIELORUSSIA

Il regime bielorusso ha giustiziato i 25enni Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, condannati per l'attentato al metro di Minsk dell'11 Aprile 2011 e di altri atti di carattere terroristico precedenti. I sospetti sulla regolarità del processo e sulla fondatezza delle accuse, a cui si sono accompagnati appelli da parte dei parenti e della Comunità Internazionale contro l'esecuzione capitale
PENA DI MORTE IN BIELORUSSIA

Il dittatore bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Fucilati e seppelliti all'insaputa dei famigliari e dei mezzi di comunicazione di massa. Questa è la sorte riservata a Uadislau Kavaliou e Dzmitryj Kanavalau, rispettivamente operaio e perito elettronico di 25 anni, condannati dalle Autorità bielorusse alla pena capitale in quanto responsabili dell'attentato al metro di Minsk avvenuto l'11 Aprile 2011, che è costato la vita a 25 persone e ha provocato circa 300 feriti

I due giovani sono stati accusati anche per l'attentato bombarono durante il concerto del Giorno dell'Indipendenza del 2008 a Minsk, e un simile evento nel 2005 a Vitebsk, che, in tutto, sono hanno provocato una manciata di feriti.

La notizia dell'avvenuta condanna, e della già effettuata sepoltura dei due giovani, sabato 17 Marzo, è pervenuta tramite lettera presso l'abitazione della famiglia Kavaliou, a Vitebsk, ed è poi stata confermata dai principali media del Paese.

Kanavalau ha riconosciuto in pieno le proprie responsabilità per ambo gli eventi, mentre Kavaliou ha rigettato le accuse, si è difeso a spada tratta di prima persona in tribunale, e ha accusato il Presidente, Aljaksandar Lukashenka, di avere organizzato un processo irregolare.

Sospetti sulla regolarità del procedimento sono motivati dalla fretta con cui i due giovani sono stati ritenuti colpevoli, e dall'assenza di prove determinanti per giustificare la colpevolezza degli imputati. Secondo diversi esperti, bielorussi ed europei, gli attentati di Minsk e Vitebsk possono essere stati organizzati ad hoc dal KGB - i Servizi Segreti bielorussi.

La madre di Kavaliau ha inviato richiesta di clemenza a Lukashenka, sulla base dell'articolo 61 della Costituzione bielorussa - che prevede la possibilità di posticipare di un anno l'esecuzione, per rendere possibile la dimostrazione da parte dell'imputato della propria non-colpevolezza - e l'ONU si è appellato contro l'esecuzione della pena capitale.

Condanne sono pervenute anche da parte del Segretario Generale e dello Speaker del Consiglio d'Europa, Thorbjon Jagland e Jean-Claude Mignon, del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, e dei Deputati di Germania e Lichtenstein, Marieluise Beck e Renate Wohlwend, mentre l'Incaricato per i Diritti Umani del Governo tedesco, Markus Loening, ha richiesto alle autorità bielorusse una moratoria sulla pena di morte.

Con le due esecuzioni, la Bielorussia è sempre più lontana dall'Europa, che già ha congelato le relazioni diplomatiche con Minsk in risposta all'ordine di Lukashenka di espellere gli Ambasciatori dell'Unione Europea e della Polonia.

La realizzazione della pena di morte rappresenta l'ennesima macchia nel curriculum di Lukashenka: dittatore al potere ininterrottamente dal 1994, celebre per le continue repressioni a carico di giornalisti e oppositori politici.

Lukashenka si è mantenuto al potere mediante continue manipolazioni delle tornate elettorali, che gli hanno consegnato consensi superiori all'80%, tra le quali le presidenziali del 1994, del 2001, del 2006 e, infine, del 19 Dicembre 2010, quando ha provveduto all'arresto preventivo di tutti i suoi competitor di orientamento democratico, liberale, conservatore e socialdemocratico.

Matteo Cazzulani

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