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In febbraio ripresi gli scontri: a che punto è la guerra in Ucraina?

Nel mese di febbraio nell'est dell'Ucraina sono ripresi gli scontri armati con una intensità sconosciuta nell'anno precedente. Iniziata nell'aprile 2014 tra le forze governative filo-occidentali di Kiev e i separatisti filorussi che hanno occupato la regione del Donbass, la guerra ha avuto una diminuzione di intensità se non una tregua a partire dagli Accordi di Minsk del febbraio 2015. Riconfermati successivamente, gli accordi prevedono un riconoscimento di autonomia da parte del Governo ucraino ai territori autoproclamatisi Repubbliche indipendenti e il rispetto degli attuali confini ucraini del Donbass da parte della Russia. Il presidente ucraino Petro Poroshenko, magnate del cioccolato, prima ministro di governi filorussi, poi ministro di governi filo-occidentali, dalla rivolta di Maidan ha optato chiaramente per la Nato e per l'Unione europea, ma ha perso il filo di comprensione con Putin. La Russia, che si dichiara estranea alle scelte dei separatisti del Donbas, in realtà ha puntato a consolidare del tutto l'acquisizione della Crimea e non pare interessata a una rapida soluzione politica del conflitto alimentato dalle Repubbliche separatiste. Anzi, lasciare irrisolto quel conflitto le attribuisce un potere di forte condizionamento dei futuri equilibri interni alla stessa Ucraina.
In febbraio ripresi gli scontri: a che punto è la guerra in Ucraina?

rivista Limes: ripresa la guerra nell'est dell'Ucraina

Nel mese di febbraio si è assistito nel Donbass a un rapido deterioramento del conflitto tra le truppe governative e le milizia separatiste.

Il presidente ucraino Petro Porošenko, in visita dalla cancelliera di Germania Angela Merkel, è dovuto tornare rapidamente a Kiev per coordinare le misure necessarie a fronteggiare la crisi ed evitare una catastrofe umanitaria.

La situazione più pesante si registra nell’area di Avdiivka, cittadina a nord di Donetsk, da sempre tra gli epicentri del conflitto lungo la linea del cessate il fuoco.

Violando gli accordi di Minsk, oltre alle armi leggere, entrambe le parti stanno impiegando artiglieria pesante (anche di calibro 152 mm), mortai e carri armati. Si registrano decine di morti e svariati feriti da entrambe le parti. La città è rimasta senza elettricità, acqua e, soprattutto, riscaldamento nel periodo più rigido dell’anno: di notte la temperatura tocca  i -20 gradi centigradi.
Il premier ucraino Volodymyr Groysman ha sostenuto che non vi sia altra scelta che quella di riprendere il controllo della produzione di carbone nelle aree controllate dei separatisti: “Sono contrario al contrabbando e agli abusi sulla linea di demarcazione. Faremo tutto ciò che possiamo affinché vi sia abbastanza carbone per soddisfare le esigenze della popolazione.”
Tali dichiarazioni mettono sul chi va là le autorità separatiste, che proprio partendo dalle risorse minerarie cercheranno di ridare slancio all’economia e alla ricostruzione delle neonate Repubbliche. Ragion per cui vengono accresciute le misure di sicurezza e la reazione militare lungo l’intera linea del fronte, generando così l'escalation del conflitto.

Nel frattempo, la guerra crea uno stop nella produzione mineraria e l’interruzione delle forniture di carbone causa la sospensione della produzione siderurgica delle fonderie di Mariupol, danneggiando gli affari in campo metallurgico del ricchissimo oligarca filorusso Rinat Akhmetov.
L’influente rivale politico di Porošenko – proprietario di miniere nei territori separatisti e di fabbriche in quelli governativi – ha sempre tenuto un comportamento ambiguo a tutela dei propri interessi commerciali, ma ben presto potrebbe trovarsi a dover prendere una posizione più marcata. E non è detto che sia a vantaggio delle politiche di Kiev.

L’acuirsi della crisi è un importante test per la nuova presidenza Trump. Il neo-isolazionismo propugnato dal magnate americano potrebbe indurre Washington a disimpegnarsi diplomaticamente dalla regione, riducendo drasticamente il supporto militare concesso a Kiev. Congresso ed establishment finanziario permettendo.


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Editoriale

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