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LA SERBIA OTTIENE LO STATUS DI CANDIDATO UE

Finalmente l’annuncio è arrivato: la Repubblica di Serbia è ufficialmente un Paese Candidato all’ingresso in Unione Europea. A comunicarlo è stato, tramite Twitter, il Presidente del Consiglio Europeo Hermann Van Rompuy: il “cinguettio” della sera del 1 marzo 2012 entrerà probabilmente nella storia del popolo serbo, anche se fino all’ultimo si è temuto l’ennesimo rinvio.
LA SERBIA OTTIENE LO STATUS DI CANDIDATO UE

Il Leader del Partito Democratico, Boris Tadic

Durante la riunione del Consiglio Europeo, infatti, la Romania ha avanzato le sue rimostranze per quanto concerne la difesa della minoranza valacca in Serbia (circa 30.000 persone): tanto inaspettata quanto effimera la protesta rumena si è spenta abbastanza presto e ha dato il via libera al tanto agognato annuncio.

Agognato perché la Serbia del Presidente Boris Tadić ha dovuto guadagnarsi negli anni la fiducia dei partner europei, che hanno posto una serie di condizionalità importanti prima di concedere lo status di paese candidato. Tra i vari requisiti due mettevano la Serbia di fronte al proprio recente e doloroso passato: la collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale de L’Aja (TPI) per la cattura dei criminali di guerra ancora a piede libero e la questione del Kosovo, dichiaratosi indipendente nel 2008.

Se la prima questione è stata risolta tra il 2008 e il 2011 con la cattura e la consegna al TPI di Radovan Karadžić, Ratko Mladić e Goran Hadžić, la seconda ha richiesto maggior tempo e non è da considerarsi chiusa. Il dialogo tra Belgrado e Pristina è stato segnato da tensioni e attriti continui, alimentati dagli scontri nell’area nord del Kosovo (dove si concentra la residua minoranza serba); ciò nonostante, anche grazie al grande sforzo europeo di mediazione, a fine febbraio si è giunti ad un punto di svolta sulla questione del nome da riconoscere all’entità kosovara nei consessi internazionali: sarà “Kosovo*”, dove l’asterisco rimanda ad una nota a piè pagina nelle future dichiarazioni ufficiali.

Nonostante l’apparente velleità, tale decisione appare sintomatica della volontà serba di implementare il dialogo con Pristina e, soprattutto, di fare ogni sforzo possibile per poter entrare in Unione Europea. Per il momento non si possono azzardare previsioni sulla tempistica, ma, se si considerano le esperienze degli altri vicini balcanici, le prospettive non sono delle più rosee: la Croazia, che entrerà nella UE il 1 luglio 2013, avrà impiegato nove anni per passare dallo status di candidato a membro effettivo, mentre il Montenegro attende dal dicembre 2010 l’apertura dei negoziati per l’ingresso.

Nel frattempo la candidatura serba ha già avuto un effetto benefico, almeno per il Partito Democratico (DS) di Boris Tadić impegnato nella campagna elettorale per le elezioni politiche di fine aprile: il partito del presidente è apparso in rimonta nei sondaggi ai danni dello sfidante più accreditato, il Partito Progressista Serbo (SNS) di Tomislav Nikolić. Tutto questo in attesa di buone nuove da Bruxelles.

Emanuele Giovenali

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