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Vince Brexit, perde l'Europa

di Marco Pezzoni. La ferita di oggi è una ferita profonda, di portata storica.Quasi il 52% degli elettori del Regno Unito ha votato per uscire dall'Unione Europea. La mossa di Cameron di indire questo referendum ha fatto il gioco dei suoi avversari, quelli interni al suo partito e, soprattutto, quelli contrari all'Europa. Il suo azzardo non ha pagato, anzi gli si è rivoltato contro. Per questo Cameron ha già annunciato le sue dimissioni da Primo Ministro entro tre mesi. Sarà un altro a negoziare l'uscita della Gran Bretagna con gli altri 27 Paesi dell'Unione Europea. Le Borse di tutto il mondo hanno tremato sotto i colpi della speculazione, ma questa instabilità è probabilmente l'aspetto meno grave della nuova questione che si apre: il divorzio della Gran Bretagna dall'Europa sarà contagioso per altri Paesi che ne vorranno seguire l'esempio? La credibilità dell'Europa politica ne esce chiaramente indebolita e sarà messa a dura prova nei prossimi 2 anni di negoziato con la Gran Bretagna: sara' un negoziato duro o piuttosto ispirato alla riduzione del danno per entrambi? Infine la domanda più importante: l'Europa è in grado di riprendere più decisamente la propria integrazione politica, rispondendo così ai vari populismi che la corrodono alla base?
Vince Brexit, perde l'Europa

Cameron annuncia le sue dimissioni entro 3 mesi

L'Inghilterra e la Gran Bretagna tutta non faranno più parte dell'Unione Europea. Una data storica quella di oggi, festeggiata dagli antieuropeisti inglesi, amaramente subita da quella maggioranza di giovani che in Scozia, nell'Iralanda del Nord e a Londra avevano invece votato per mantenere i legami con l'Unione Europea. Ha prevalso il voto degli anziani e il voto dei meno abbienti chè si è sommato a una narrazione nazionalistica e isolazionista che la storia di lungo periodo ci invita a non sottovalutare quando vogliamo cogliere i processi sotterranei nella storia delle nazioni.

Ora Bruxelles incalza, quasi a voler colpevolizzare quel 52% di elettori. Non solo Junker, presidente della Commissione Europea, ma lo stesso Parlamento europeo chiede a Londra di formalizzare subito la sua decisione, senza dilazioni. Il presidente Obama auspica che i negoziati tra Gb e Ue "assicurino stabilità". Nell'occhio del ciclone, nel giorno dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europa, restano i mercati e l'assetto finanziario, con le Borse del pianeta che continuano la caduta libera, con le piazze europee in molti casi con indici in rosso a due cifre.

Le varie autorità finanziarie provano comunque a tranquillizzare: "la volatilità dei mercati può avere implicazioni per la stabilità economica e finanziaria" ma "le banche centrali stanno assicurando ai mercati la liquidità necessaria a favorirne il regolare funzionamento".  Fonti Ue da Bruxelles intanto precisano che il terzo paragrafo dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona sull'uscita di un Paese dall'Unione europea prevede "un ampio margine di discrezionalità" per gli Stati membri riuniti nel Consiglio, che possono " estendere il periodo dei due anni" massimi fissati dall'articolo stesso al fine di concludere il divorzio senza traumi eccessivi.

 

Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha assicurato che la vittoria del Leave non è l'inizio della fine dell'Europa. Per la cancelliera tedesca Angela Merkel, la Brexit è un taglio netto per l'Europa. Ma avverte che ora serve un'analisi "calma e composta" dell'esito del referendum. Intanto i leader europei si sentono e lunedì a berlino è previsto un vertice tra Angela Merkel, Francois Hollande e Matteo Renzi.

Nigel Farage, leader del partito nazionalista Ukip, esce da questo voto come uno, se non il principale, vincitore del referendum. Lui, il  principale sostenitore del 'Leave'. Lui, che ha inneggiato all' 'Independence Day' e che, sin dalle prime ore del mattino e ancora prima dei dati ufficiali, chiedeva le dimissioni del Premier. Ed esultano insieme a lui i leader dei partiti euroscettici di mezza Europa, da Marine Le Pen del Front National a Geert Wilders dell'olandese Pvv che invocano simili referendum per l'uscita della Francia e dell'Olanda. "Ora tocca a noi", sostiene anche il leader della Lega Matteo Salvini che annuncia che raccoglierà le firme per l'Italexit.

I leader del mondo si preparano a una fase più difficile dello stesso scenario internazionale, non solo europeo. Obama auspica che i prossimi negoziati tra Ue e Gb "assicurino stabilità, sicurezza, prosperità per l'Europa, la Gran Bretagna, l'Irlanda del Nord e per tutto il mondo" e Hillary Clinton evidenzia la "necessità di una leadership salda" alla Casa Bianca. Mentre il presidente russo Vladimir Putin avverte che "il risultato del referendum in Gran Bretagna avrà senz'altro conseguenze per il mondo e per la Russia". Il papa fa appello alla "responsabilità" di tutti per "garantire il bene del popolo del Regno Unito e anche il bene e la convivenza di tutto il continente europeo".

 

In Scozia torna l'opzione indipendenza, ma per rientrare nell'Unione Europea. In Scozia, dove ha prevalso il Remain, torna "sul tavolo" l'opzione del referendum per l'indipendenza. Lo ha detto il premier scozzese e leader degli indipendentisti dell'Snp, Nicola Sturgeon, riservandosi "passi" per ora imprecisati a tutela dell'appartenenza all'Ue dopo il voto per la Brexit. Al contrario nel resto d'Europa l'esito del referendum ha galvanizzato gli euroscettici che vorrebbero seguire l'esempio dei britannici. A partire dal Front National di Marine Le Pen che, in vista delle elezioni presidenziali nella primavera del 2017, ha annunciato "un referendum entro sei mesi" in caso di vittoria nella corsa all'Eliseo.

I sondaggisti sono già di nuovo al lavoro e comunicano che il 64% dei francesi si dice contrario a un'ipotetica uscita della Francia dall'Unione europea dopo che la leader del Front National, Marine Le Pen, ha invocato la 'Frexit'. Dal canto suo il Parlamento europeo, con una risoluzione, ha chiesto al presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker di riassegnare il portafoglio del Commissario del Regno Unito, Jonathan Hill alla stabilita' finanziaria, con effetto immediato.

Gli effetti della Brexit intanto sui mercati proseguono: il petrolio a New York scende a 47,54 dollari al barile (-5,13%) e Wall Street che cade in apertura con il Dow Jones a -2,33%. Nel vecchio continente, prima della chiusura, Milano perde oltre il 10% mentre il londinese Ftse limita il danno al 2,5% mentre una banca d'affari come Morgan Stanley sembra pronta a trasferire 2mila dipendenti da Londra in un altro Paese.

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Editoriale

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