Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Fatti riconoscere
This Logo Viewlet registered to qPloneSkinBusiness4 product
Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo EUROPA Theresa May anticipa all'8 giugno le elezioni in Gran Bretagna

Theresa May anticipa all'8 giugno le elezioni in Gran Bretagna

Con una mossa a sorpresa la premier britannica Theresa May ha anticipato le elezioni per il nuovo Parlamento all'8 giugno di quest'anno e, quel che più importa, ha ottenuto il placet dello stesso Parlamento, compresa l'opposizione laburista. Per questa decisione servivano infatti i 2/3 dei voti dei parlamentari. E così è avvenuto, potendo contare su 330 parlamentari conservatori appartenenti al partito della May e su 229 parlamentari laburisti. Il leader laburista Jeremy Corbin ha accettato la sfida, anche se i sondaggi lo danno perdente con un distacco di 20 punti dal partito conservatore. Più chiare le intenzioni di Theresa May: negoziare da una posizione di forza le condizioni della Brexit con l'Unione Europea e avere tra due anni, a negoziati conclusi, un Parlamento che ne ratifichi gli accordi.
Theresa May anticipa all'8 giugno le elezioni in Gran Bretagna

la premier britannica Theresa May

Teoricamente la posta in gioco non dovrebbe essere la Brexit, ma nei fatti è così. Le elezioni anticipate del prossimo giugno annunciate il 18 aprile dalla prima ministra Theresa May non costituiranno un nuovo referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. È troppo tardi per quello. Il dado è tratto.

Eppure è talmente complicato negoziare questo divorzio che May ha ritenuto necessario rafforzare la sua maggioranza parlamentare che oggi è di appena 17 seggi, nel tentativo di ottenere un successo personale per non essere minacciata dai conservatori dissidenti ostili alla rottura con l’Unione.

Dal suo punto di vista Theresa May non ha torto. E' vero che poco più di un anno fa, prima del Referendum,  era moderatamente schierata sulle posizioni del restare nell'Unione Europea. E' vero che, diventata Primo Ministro, ha più volte sostenuto che la legislatura sarebbe durata fino alla scadenza naturale, cioè il 2020.  Ma poi è stata tale la sua determinazione a interpretare l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea in modo così secco e a impostare i negoziati in modo così duro che la sua popolarità si è accresciuta enormemente, mentre il Partito laburista viene dato dai sondaggi a 20 punti di distacco dai conservatori soprattutto perché il suo leader Jeremy Corbin è troppo schierato a sinistra per l’opinione pubblica britannica ed eccessivamente vago sulle questioni europee.

Non solo, Theresa May ha altri ostacoli da vincere o da rimuovere: 1) La scelta del Partito nazionalista Scozzese a ricorrere ad un nuovo referendum per la propria indipendenza dal Regno Unito. 2) Le posizioni dei Lab-Dem  che preferiscono un impasse nei negoziati con la U.E. 3) La contrarietà della Camera dei Lord a uscire dall'Europa e ancora di più alla "Hard-Brexit" che prevede un duro braccio di ferro con le Istituzioni e con i Governi europei.

La necessità di una decisione chiara
Davanti a Theresa May sembra aprirsi un’autostrada e tutto la spinge ad agire rapidamente, perché a partire dall’autunno prossimo sarà costretta a fare concessioni all’Unione per conservare l’accesso privilegiato del Regno Unito al mercato unico. Anche se dovesse rifiutarsi di farlo, sarebbe comunque costretta a portare il suo Paese su una strada economicamente pericolosa.

Se Londra non accetterà la conferma della libertà di movimento dei cittadini dell’Unione e le regole comuni sulla cui definizione non avrà più voce in capitolo, dovrà subire l’estromissione dal mercato europeo per le aziende britanniche che di conseguenza dovranno pagare dazi doganali e commerciare in condizioni nettamente peggiori rispetto a quelle attuali.

Quando arriverà il momento, May dovrà prendere una decisione chiara. La prima ministra, naturalmente, vuole agire d’anticipo per rafforzare la sua posizione, ma resta un interrogativo aperto: davvero può essere sicura di vincere la sua scommessa?

Una vittoria di Macron alle presidenziali francesi potrebbe far cambiare orientamento ai britannici più giovani

Da un lato sembra che May non stia correndo alcun rischio, perché la logica del bipartitismo dovrebbe spingere i conservatori a compattarsi dietro di lei e non si vede come i laburisti potrebbero rimontare in così poco tempo. Ma è anche vero che potrebbe andare incontro a sorprese indesiderate.

Immaginiamo per un momento che Emmanuel Macron vinca le presidenziali francesi. L’irruzione di un uomo così giovane sulla scena internazionale potrebbe far cambiare orientamento ai britannici più giovani (conservatori o laburisti) che potrebbero superare le divisioni partitiche in nome della permanenza nell’Unione. Uno scenario del genere non è escluso, perché molti britannici non si sentono a proprio agio all’idea della Brexit.

Non si possono azzardare previsioni. In politica non c’è mai niente di scontato, soprattutto in questo momento che, tuttavia, per May resta il momento migliore per agire.

Articolo tratto dal settimanale " Internazionale".

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Referendum Lombardia tra crisi dello Stato e derive centrifughe, tra muscoli e furbizie politiche

di Marco Pezzoni. Domenica 22 ottobre 7 milioni e 700 mila lombardi verranno chiamati ad un Referendum consultivo e senza quorum per pronunciarsi sulla richiesta di maggior autonomia della Lombardia. Nella stessa giornata si tiene in Veneto un Referendum simile, però con quorum, cosa che dimostra la maggior sicurezza del gruppo dirigente leghista in quella regione. In Lombardia si voterà con voto elettronico e ogni seggio elettorale sarà dotato di tablet. Metodo di voto nuovo che è servito a distrarre dal significato e dalla portata di questo referendum. Ad esempio che nelle intenzioni dei promotori non c'è alcuna volontà di tenere in seria considerazione lo spirito dell'articolo 75 della Costituzione italiana là dove recita "Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio", visto che il cuore della propaganda dei due Governatori leghisti Maroni e Zaia è il differenziale fiscale tra quanto Lombardia e Veneto "regalano" allo Stato e alle regioni del Sud e quanto ricevono. Il centrodestra in Lombardia e in Veneto dimostra comunque di avere una strategia politica e propagandistica se non altro pensata e concordata, chiaramente strumentale ma efficace. Invece il PD, dopo la sconfitta del 4 dicembre sul referendum costituzionale, si mostra incerto e confuso sia nella strategia che nella tattica. Il suo segretario Matteo Renzi è in giro col suo "tour in treno", totalmente assente dalla partita che si gioca nel Nord italia. continua>>
Altro…