Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Fatti riconoscere
This Logo Viewlet registered to qPloneSkinBusiness4 product
Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo ASIA / OCEANIA Giappone e Pacifico Shinzo Abe rivince e punta a cambiare la Costituzione pacifista del Giappone

Shinzo Abe rivince e punta a cambiare la Costituzione pacifista del Giappone

La carta giocata dal primo ministro Shinzo Abe di indire elezioni anticipate in Giappone ha avuto pieno successo. I risultati definitivi delle elezioni del 22 ottobre 2017 mostrano che la coalizione di governo ha ottenuto 313 seggi su 465, più dei due terzi (310) indispensabili per cambiare la Costituzione, in particolare l'articolo 9 che vincola il Giappone su posizioni pacifiste. Le crescenti provocazioni del regime della Corea del Nord hanno fatto crescere quella parte di opinone pubblica favorevole a rimilitarizzare il Paese. Shinzo Abe ha scelto questo momento per anticipare il voto anche per un altra ragione: le oposizioni stanno intercettando un certo malcontento popolare ma sono divise su tutto. L’insieme dei tre maggiori partiti di opposizione è passato da 109 seggi prima delle elezioni a 130. Ma non è in grado di rappresentare alcuna alternativa.
Shinzo Abe rivince e punta a cambiare la Costituzione pacifista del Giappone

il Primo Ministro Shinzo Abe

Domenica 22 ottobre in Giappone ci sono state elezioni anticipate per rinnovare la Camera dei Rappresentanti, la Camera bassa del Parlamento: ha vinto il Partito Liberal Democratico del primo ministro Shinzo Abe. I risultati definitivi sono stati ritrdati dal tifone Lan, che bloccato il conteggio in 12 distretti elettorali, ma la vittoria di Abe è stata evidente sin dall'inizio.

Da lunedì, con l'arrivo degli ultimi voti scrutinati, la coalizione di governo, formata dai Liberal Democratici e dal Kōmeitō, un partito centrista più piccolo, può contare su 313 dei 465 seggi della Camera. . È una larga maggioranza, anche se di poco inferiore a quella precedente (325 seggi).

Secondo i giornali, le elezioni non sono solo una vittoria di Abe, ma soprattutto una sconfitta delle forze di opposizione, che non hanno saputo proporre un’alternativa valida e restano molto divise.

La vera novità è che la coalizione di Abe, avendo riottenuto la maggioranza dei due terzi dei seggi, superando il numero di 310, questa volta non si farà sfuggire l'occasione per proporre modifiche alla Costituzione. Del resto questo era il principale obiettivo di Abe, che vorrebbe rendere le “forze di autodifesa” – il nome con cui è conosciuto l’esercito giapponese – un vero e proprio corpo militare nazionale per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale.

L’articolo 9 dell’attuale Costituzione, entrata in vigore nel 1946, proibisce al Paese di avere un vero esercito, come allora richiesto dagli Stati Uniti. Abe aveva già provato a cambiare lo Statuto delle “forze di autodifesa” nel 2015, ma era stato molto criticato. L’attuale situazione geopolitica internazionale, con la Corea del Nord che ha aumentato la frequenza dei suoi test missilistici, arrivando a sperimentare lanci balistici sopra il Giappone, ha dato nuovi argomenti ad Abe e al suo partito. Per modificare la Costituzione, comunque, è necessaria la maggioranza dei due terzi anche nella Camera alta del Parlamento, dove Abe continua a non avere un’ampia maggioranza. Se il suo governo dovesse convincere altre forze politiche a votare per la sua proposta, verrebbe poi organizzato un referendum, e per quello basterebbe una maggioranza semplice.

Secondo gli analisti adesso Abe cercherà l’appoggio del nuovo Partito della Speranza della governatrice di Tokyo Yuriko Koike, che fu ministra della Difesa nel suo primo governo, per tentare di far passare le proposte di riforme costituzionali. Sapendo che questa volta al di là del Pacifico non c'è più Obama, ma Trump che chiede proprio a Giappone e Corea del Sud di rafforzarsi militarmente.

Le elezioni sono state indette un mese fa da Abe, che aveva così anticipato di più di un anno la scadenza naturale del suo terzo mandato. Abe aveva sostenuto che le elezioni avrebbero dato la possibilità agli elettori di valutare il suo operato nella gestione dell’economia e della crisi con la Corea del Nord. Secondo diversi analisti, comunque, Abe avrebbe sciolto la Camera in anticipo per sfruttare un periodo di relativa tranquillità interna e popolarità esterna del suo governo, che è coinciso con una importante crisi dei partiti di opposizione. I sondaggi avevano indicato che il piano di Abe avrebbe funzionato, anche se molte giuristi giapponesi hanno criticato la sua mossa, definendola “incostituzionale”.

I Liberal Democratici terranno un congresso per scegliere il loro leader il prossimo settembre e visto il successo in queste elezioni è molto probabile che Abe sarà riconfermato per altri tre anni. Se succederà, Abe diventerà il primo ministro giapponese ad aver governato più a lungo – ha già avuto tre mandati, governando un anno tra il 2006 e il 2007 e poi cinque anni dal 2012 a oggi – dato che in Giappone il primo ministro è il leader del partito di governo.

L’affluenza alle elezioni è stata intorno al 54 per cento, la seconda più bassa della storia del Giappone dalla Seconda guerra mondiale. Si pensa che molti elettori non siano andati a votare a causa delle pessime condizioni meteorologiche, ma anche per l'inesistenza di una possibile alternativa viste le troppe divisioni tra le opposizioni.

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Referendum Lombardia tra crisi dello Stato e derive centrifughe, tra muscoli e furbizie politiche

di Marco Pezzoni. Domenica 22 ottobre 7 milioni e 700 mila lombardi verranno chiamati ad un Referendum consultivo e senza quorum per pronunciarsi sulla richiesta di maggior autonomia della Lombardia. Nella stessa giornata si tiene in Veneto un Referendum simile, però con quorum, cosa che dimostra la maggior sicurezza del gruppo dirigente leghista in quella regione. In Lombardia si voterà con voto elettronico e ogni seggio elettorale sarà dotato di tablet. Metodo di voto nuovo che è servito a distrarre dal significato e dalla portata di questo referendum. Ad esempio che nelle intenzioni dei promotori non c'è alcuna volontà di tenere in seria considerazione lo spirito dell'articolo 75 della Costituzione italiana là dove recita "Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio", visto che il cuore della propaganda dei due Governatori leghisti Maroni e Zaia è il differenziale fiscale tra quanto Lombardia e Veneto "regalano" allo Stato e alle regioni del Sud e quanto ricevono. Il centrodestra in Lombardia e in Veneto dimostra comunque di avere una strategia politica e propagandistica se non altro pensata e concordata, chiaramente strumentale ma efficace. Invece il PD, dopo la sconfitta del 4 dicembre sul referendum costituzionale, si mostra incerto e confuso sia nella strategia che nella tattica. Il suo segretario Matteo Renzi è in giro col suo "tour in treno", totalmente assente dalla partita che si gioca nel Nord italia. continua>>
Altro…