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Golpe e contro-golpe, la nuova Turchia di Erdogan

Novembre 2016. Articolo di Giovanni Salpietro. Dopo il fallito golpe del 15 luglio, repressione e ambizioni di Erdogan sono cresciute di pari passo. Le lacerazioni interne segnalano tensioni irrisolte nella società turca ma Erdogan punta a rafforzare il proprio potere interno e il proprio ruolo esterno rimettendo in discussione le tradizionali alleanze internazionali in modo spregiudicato, consapevole di quanto conti nei futuri equilibri dell'area, nella guerra allo Stato islamico e nella gestione di quasi tre milioni di rifugiati dalla Siria. In questo articolo pubblicato su ALTERNATIVAEUROPEA.org si richiama l'attenzione su un attore come la Turchia avviato ad essere sempre meno laico, sempre più islamista e, contemporaneamente, sempre più rilevante nell'area geopolitica che va dai Balcani al Medioriente, fino al centro dell'Asia.
Golpe e contro-golpe, la nuova Turchia di Erdogan

forte sostegno popolare a Erdogan

La notte del 15 luglio si è verificato un tentativo di colpo di stato in Turchia, guidato da alcuni dei vertici delle forze armate turche per rovesciare il governo del Presidente Recep Tayyip Erdogan.

I golpisti hanno cercato di prendere il controllo dei principali luoghi di Istanbul ed Ankara, bloccando i ponti sul Bosforo, gli aereoporti e occupando le sedi televisive presentandosi come "Consiglio di pace turco" con l'obiettivo di formare un nuovo governo a garanzia delle costituzione e della laicità. 
Il golpe tuttavia fallisce poiché non viene eseguita la cattura di Erdogan che tramite un messaggio divulgato attraverso la CNN turca invita i suoi sostenitori a resistere al tentativo di colpo di stato. Nella stessa Istanbul la Polizia, che negli ultimi anni è stata dotata di attrezzature moderne e fedelissima di Erdogan che ne ha aumentato gli stipendi e scelto i vertici, si è subito mobilitata contro gli insorti. Col passare delle ore il golpe si è sempre più indebolito; in particolare la discesa in piazza dei manifestanti pro Erdogan nonostante i golpisti avessero proclamato la legge marziale e  il coprifuoco ha segnato l'esito negativo del tentativo di colpo di stato, fallito definitivamente la mattina del 16 con la resa dei militari e il loro successivo arresto. 
Il bilancio delle vittime è di 104 golpisti uccisi e 67 vittime tra le forze fedeli ad Erdogan; sono stati arrestati 2.893 militari, tra cui diversi membri dei vertici delle forze armate accusate di aver preso parte o di complicità.
Nelle settimane successive sono state fatte diverse congetture sulla natura del golpe; se per alcuni i militari sono stati molto vicini al successo nel rovesciamento di Erdogan, per molti opinionisti il tentativo di golpe presenta degli aspetti quantomeno controversi. La reattività con cui ha agito la polizia di Istanbul, la mancata cattura di Erdogan e la prontezza con cui il governo dopo il golpe ha divulgato le liste con cui venivano sospesi funzionari pubblici accusati di complicità al colpo di stato sono elementi che gettano dei dubbi sulla vera natura del golpe. Si è arrivati addirittura a sostenere che si trattasse di un finto golpe con lo scopo di rafforzare la posizione di Erdogan eliminando figure di opposizione; un' altra ipotesi è che Erdogan fosse a conoscenza del rischio di un colpo di stato imminente e pertanto avesse già preparato le carte da giocare.

Certo è che le conseguenze lei fatti del 15 luglio segneranno un passaggio storico nella storia della Turchia; l'esercito, cui la costituzione turca ha attribuito grandi poteri e ruolo di "garante ultimo della laicità dello stato", risulta essere il grande sconfitto non essendo stato in grado di raccogliere il consenso del popolo per rovesciare Erdogan in difesa di quello che si riteneva essere il valore più importante della vita politica turca. Con l'epurazione dei vertici miliari "traditori" Erdogan elimina il suo più grande ostacolo verso un potere incontrastato in una Turchia d'ispirazione sempre più islamista.

Nei mesi precedenti il golpe, Erdogan aveva già assestato un duro colpo alla democrazia turca promulgando leggi che ponevano l'informazione pubblica sotto il controllo del governo, l'arresto di giornalisti e intellettuali di opposizione, la possibilità di arrestare parlamentari dei partiti di opposizione (ed in particolare i rappresentanti della minoranza curda). 
Dopo il golpe sono stati rimossi dall'incarico e arrestati 2.745 magistrati, 5 membri del Consiglio superiore dei Giudici, 2 giudici della Corte Costituzionale, 58 membri del Consiglio di Stato. Il 23 Luglio il bilancio degli arresti è di 9000 cittadini turchi.

Successivamente il governo turco ha imposto il divieto di espatrio a tutti i dipendenti pubblici, sono stati costretti alle dimissioni 1.577 rettori universitari, 1.176 dirigenti di atenei pubblici e 21.000 docenti di scuole private cui è stata ritirata la licenza di insegnamento e sono stati sospesi dall'insegnamento 15.200 dipendenti.

Il 21 il Parlamento turco ha approvato la proposta del governo di adottare lo stato di emergenza per tre mesi e contemporaneamente è stata sospesa la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberà fondamentali.

Il principale accusato dal governo di Erdogan per la messa in atto del golpe è il predicatore e politologo Fethullah Gulen, ex alleato dello stesso Erdogan fino al 2013, in esilio negli Stati Uniti dopo il divorzio politico con Erdogan. Lo stesso Gulen tuttavia ha condannato il tentativo di golpe dissociandosi fermamente da esso. Risulta in effetti difficile pensare che l'esercito, garante della laicità dello stato, possa aver agito su ispirazione di Gulen in quanto islamista seppur su posizioni moderate. Nonostante la richiesta di estradizione del governo turco, gli Stati Uniti si sono rifiutati di consegnare Gulen finché la Turchia non avrà presentato delle prove evidenti sul suo coinvolgimento.

Qualunque sia la verità dietro il golpe del 15 luglio, risultano evidenti e nette le conseguenze; la Turchia si avvia verso una fase nuova della sua storia in cui la laicità dello stato sembra aver perso la sua centralità come valore fondante delle sue istituzioni; Erdogan si avvia a diventare il nuovo "sultano" di una Turchia più islamista giocando un ruolo fondamentale non solo sul fronte interno con il progressivo escludere di qualsiasi forma di opposizione, ma anche sul piano internazionale giocando un ruolo fondamentale nella crisi siriana e in Medioriente.

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