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In Cina Xi Jinping come Mao Zedong e Deng Xiaoping

Il 19°Congresso del partito comunista cinese, che si è svolto dal 18 ottobre al 24 ottobre 2017, ha confermato Xi Jinping alla guida del partito, dello Stato e della Commissione forze armate, ma gli ha anche assegnato un posto di maggior rilievo nella stessa Costituzione cinese che solo Mao Zedong e Deng Xiaoping hanno potuto godere. Non i suoi predecessori Jiang Zemin e Hu Jintao che solo alla fine della loro carriera politica hanno avuto l'onore di essere citati nello Statuto del partito, ma senza il riconoscimento della dignità costituzionale del loro pensiero. " Il pensiero di Xi" entra invece tra le direttrici fondamentali dell'organizzazione del partito e dello Stato cinese quando Xi Jinping ha ancora un intero mandato da svolgere e, forse, gli sarà riconosciuta l'eccezione di continuare ancora. Nel nuovo Politburo infatti nessuno figura come suo delfino o potenziale successore.
In Cina Xi Jinping come Mao Zedong e Deng Xiaoping

il Presidente cinese Xi Jinping

Il XIX Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) ha deciso di includere il "pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era" nella Costituzione del partito stesso, elevando la figura dell'attuale presidente cinese al livello degli storici predecessori Mao Zedong e Deng Xiaoping. I circa 2.300 delegati del Pcc presenti alla cerimonia di chiusura del Congresso hanno approvato la decisione per alzata di mano e all'unanimità .

Si tratta di un atto simbolico, che dà maggior potere e prestigio al massimo leader del partito nonché presidente del Paese. Anche le teorie dei due immediati predecessori di Xi ai vertici del regime, Jiang Zemin e Hu Jintao, sono state inserite nello statuto del partito, ma non sono note come 'pensiero Jiang' o 'teoria Hu', e la decisione fu approvata quando si stavano ritirando dal potere. Queste differenze evidenziano la maggiore influenza politica di Xi.

Questa più forte concentrazione di potere dipende da due ragioni: la prima è la tradizionale lotta nelle alte gerarchie del partito e dello Stato che questa volta ha assunto il volto di una campagna di vaste proporzioni contro la corruzione, ha messo sotto accusa un milione e trecentomila funzionari, ha finito col colpire gli avversari di Xi Jinping persino nelle alte sfere dell'esercito. La seconda ragione è la necessità tecnocratica di sbloccare resistenze per accelerare la modernizzazione del Paese in vista di sfide e ambizioni sempre più globali.

Li Zhanshu, Wang Yang, Wang Huning, Zhao Leji e Han Zheng, potrebbero dire poco rispetto ai nomi di Xi Jinping e Li Keqiang rispettivamente presidente e premier rieletti a guidare il Paese per altri cinque anni. In realtà, queste personalità sono state chiamate a ricoprire una carica importante, fondamentale per il mondo e per la Cina: sono i membri permanenti del Politburo, l'organo che di fatto detiene il potere. Tra i nomi illustri non riconfermati c'è quello di Wang Qishan, l'ex zar dell'anticorruzione, non rieletto dal Comitato, per sopraggiunti limiti di età: Wang ha superato i 67 anni, la soglia oltre la quale, per consuetudine, non si ricoprono più incarichi pubblici. Al suo posto è stato nominato Leji, 60 anni, membro del CPC dal 1975, come segretario della Commissione Anticorruzione. La composizione a sette membri, presentato a ranghi completi alla stampa nazionale ed estera, sembra essere mancante di un rappresentante della sesta generazione e quindi del potenziale 'delfino' destinato a prendere tra cinque anni la guida del Partito e dello Stato. Ad ogni modo, confermato dal Comitato centrale del partito comunista cinese (Cpc) per un secondo mandato da presidente, leader del partito e presidente della Commissione militare centrale, Xi ha commentato così la rielezione: "Lo prendo non solo come un'approvazione del mio lavoro, ma anche come un incoraggiamento che mi spingerà ad andare oltre”.

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