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ASIA / OCEANIA

In Cina Xi Jinping come Mao Zedong e Deng Xiaoping

In Cina Xi Jinping come Mao Zedong e Deng Xiaoping

Il 19°Congresso del partito comunista cinese, che si è svolto dal 18 ottobre al 24 ottobre 2017, ha confermato Xi Jinping alla guida del partito, dello Stato e della Commissione forze armate, ma gli ha anche assegnato un posto di maggior rilievo nella stessa Costituzione cinese che solo Mao Zedong e Deng Xiaoping hanno potuto godere. Non i suoi predecessori Jiang Zemin e Hu Jintao che solo alla fine della loro carriera politica hanno avuto l'onore di essere citati nello Statuto del partito, ma senza il riconoscimento della dignità costituzionale del loro pensiero. " Il pensiero di Xi" entra invece tra le direttrici fondamentali dell'organizzazione del partito e dello Stato cinese quando Xi Jinping ha ancora un intero mandato da svolgere e, forse, gli sarà riconosciuta l'eccezione di continuare ancora. Nel nuovo Politburo infatti nessuno figura come suo delfino o potenziale successore.

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Shinzo Abe rivince e punta a cambiare la Costituzione pacifista del Giappone

Shinzo Abe rivince e punta a cambiare la Costituzione pacifista del Giappone

La carta giocata dal primo ministro Shinzo Abe di indire elezioni anticipate in Giappone ha avuto pieno successo. I risultati definitivi delle elezioni del 22 ottobre 2017 mostrano che la coalizione di governo ha ottenuto 313 seggi su 465, più dei due terzi (310) indispensabili per cambiare la Costituzione, in particolare l'articolo 9 che vincola il Giappone su posizioni pacifiste. Le crescenti provocazioni del regime della Corea del Nord hanno fatto crescere quella parte di opinone pubblica favorevole a rimilitarizzare il Paese. Shinzo Abe ha scelto questo momento per anticipare il voto anche per un altra ragione: le oposizioni stanno intercettando un certo malcontento popolare ma sono divise su tutto. L’insieme dei tre maggiori partiti di opposizione è passato da 109 seggi prima delle elezioni a 130. Ma non è in grado di rappresentare alcuna alternativa.

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La Corea del Nord di Kim Jong-Un dispone di bombe nucleari all'idrogeno?

La Corea del Nord di Kim Jong-Un dispone di bombe nucleari all'idrogeno?

Qualcuno lo definisce un "pazzo" pericoloso, qualcun altro la versione più estrema di un militarismo assoluto che si sta sviluppando in Corea del Nord sui binari tracciati dal padre kim Jong-Il e dal nonno Kim Il Sung. Si tratta di Kim Jong-Un e del suo regime che, per sopravvivere, ha deciso di puntare tutto sull'armamento nucleare e sulla versione più tecnologica e aggressiva del nucleare: passando dalla bomba atomica tradizionale a quella all'idrogeno, più sofisticata e 800 volte più potente. Gli ultimi esperimenti sotterranei del settembre 2017, con onde scismiche fino a 6,3 gradi di intensità, fanno pensare che gli scienziati nord coreani siano riusciti ad arrivare alla bomba H. Bomba "a due stadi" perchè utilizza la fissione nucleare per innescare la fusione. Per il regime di Kim Jong-Un l'obiettivo è adesso la miniaturizzazione di questi ordigni per riuscire a farli trasportare da missili balistici di media e lunga gittata, così da minacciare direttamente gli Stati Uniti. Da qui gli ultimi lanci, in parte riusciti, che hanno sorvolato e allarmato il Giappone. Ma chi sono gli scienziati coreani che, in un tempo relativamente breve, hanno bruciato le tappe? Di seguito l'articolo di Rossana Miranda

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A Pechino il Forum internazionale sulla nuova Via della seta

A Pechino il Forum internazionale sulla nuova Via della seta

In uno scenario coreografico grandioso il 14 e 15 maggio Pechino ha ospitato il primo Forum sulla nuova Via della seta, un progetto globale che dovrebbe collegare, anzi connettere, l'Asia all'Europa e rilanciare le loro economie. il presidente Xi Jinping ha ospitato 29 tra capi di Stato e di governo, tra i quali anche il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, circa 1200 delegati provenienti da 110 Paesi. Presenti anche i vertici di Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e il Segretario generale dell'ONU Antonio Guterres. Gli scenari sono mutati, soprattutto con l’arrivo alla Casa Bianca del presidente Donald Trump, che ha sollevato i timori di possibili derive protezionistiche e la cui imprevedibile politica estera rischia di avere ripercussioni non chiare sugli equilibri asiatici. In questo quadro la Cina rilancia la propria visione politica ed economica e proietta ancora di più i propri interessi a livello internazionale cercando di farli coincidere sia con Paesi in via di sviluppo sia con Paesi in crisi di sviluppo, quali sono molti dei Paesi europei. Il progetto della nuova Via della seta è stato ribattezzato " Belt and Road"- cintura e strada - riguardando sia collegamenti marittimi che terrestri e chiama alla cooperazione per la costruzione o il potenziamento delle infrastrutture strategiche anche l' Italia, con il suo sistema portuale. Per questo di seguito pubblichiamo un articolo bello e completo di Alessandra Spalletta, dell'Agenzia agi.

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Referendum costituzionale in Turchia: verso il "sultanato" di Erdogan ?

Referendum costituzionale in Turchia: verso il "sultanato" di Erdogan ?

di Daniele Aglio. Il 16 aprile per noi sarà Pasqua, per la Turchia sarà invece un momento di svolta per il suo assetto istituzionale, senza parlare delle possibili conseguenze per la sua politica estera e interna. Il presidente Erdoğan si appresta a trasformare la Turchia da democrazia parlamentare ad una repubblica presidenzialista grazie ad un referendum popolare che si terrà questa domenica. Questa volta il suo disegno può avere successo e allontanare ancora di più la Turchia dall'Unione europea. Molte le responsabilità del partito di Erdogan, dal rilancio del nazionalismo turco all'islamizzazione della società, dalla repressione del giornalismo indipenedente alla aperta ostilità verso la minoranza curda. Ma anche l'Unione Europea ha proprie responsabilità nel non aver saputo integrare per tempo la Turchia, perdendo l' occasione di aiutarne il processo di democratizzazione interna.

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Perchè i negoziati sulla Siria ad Astana, capitale del Kazakhstan

Perchè i negoziati sulla Siria ad Astana, capitale del Kazakhstan

Ad Astana, moderna capitale del Kazakhstan, dal 23 gennaio al 16 febbraio si sono tenuti due cicli di negoziati sulla guerra in Siria. Promotori Russia, Iran e Turchia. Presenti la Giordania e l'ONU, visto che poi il negoziato di pace più complessivo si dovrebbe tenere nella sede ONU di Ginevra. Tra i partecipanti ai colloqui di Astana la delegazione del governo siriano e quella dei ribelli composta da 15 diversi gruppi di opposizione al regime di al Assad. Tema: situazione del cessate il fuoco concordato dalle parti il 29 dicembre e suo monitoraggio da parte delle tre potenze - Russia, Iran, Turchia- coinvolte nel conflitto regionale da quando la guerra in Siria si è internazionalizzata. Il prossimo 15 marzo saranno passati sei anni dalle prime rivolte contro il governo di Bashar al Assad. Da allora nel paese sono morte più di 300 mila persone. Astana, moderna e recente capitale del Kazakhstan, è stata scelta perchè il governo kazakho è buon amico di tutte le potenze regionali in gioco. Paese emergente, il Kazakhstan ambisce ad avere un ruolo strategico e stabilizzatore nel cuore dell'Asia. La sua capitale ospiterà l' EXPO 2017 e già oggi mette in mostra palazzi e monumenti che hanno l'ambizione di essere la realizzazione illuminata e la sintesi architettonica di una simbologia che qualcuno ha definito massonica, asiatica, universalistica.

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Birmania: ucciso il difensore della minoranza musulmana

Birmania: ucciso il difensore della minoranza musulmana

All'areoporto di Rangoon, mentre tornava da una missione, è stato assassinato U Ko Ni, avvocato difensore dei diritti umani e consulente del partito di Aung San Suu Kyi. La sua morte si inserisce in un clima crescente di insofferenza e di vera e propria violenza nei confronti della minoranza musulmana. Con la giustificazione di difendere cultura e valori della maggioranza buddista, l'esercito si è macchiato di gravi atrocità soprattutto verso i Rohingya, una minoranza di fede musulmana: più di mille uccisi negli ultimi 4 mesi e 70 mila fuggiti nel confinante Bangladesh. Enorme la partecipazione il 30 gennaio ai suoi funerali come tributo a un uomo che si è battuto per la convivenza pacifica e la crescita dei diritti di tutti.

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Il Giappone pensa davvero all'arma nucleare?

Il Giappone pensa davvero all'arma nucleare?

Il Giappone, unlco Paese al mondo vittima di due micidiali bombe atomiche nel 1945, può pensare oggi di dotarsi di armi nucleari mentre la sua Costituzione sembrerebbe escluderlo? Secondo stretti collaboratori del premier giapponese Shinzo Abe questo sarebbe possibile perchè, in realtà, ci può essere una interpretazione meno rigida della stessa Costituzione. Del resto nella sua campagna elettorale (aprile 2016) Donald Trump aveva suggerito a Giappone e Corea del Sud la possibiltà di diventare potenze nucleari per rispondere alle provocazioni criminali del regime della Corea del Nord e, così, far risparmiare ai contribuenti americani le spese militari per garantire "l'ombrello protettivo" a quell'area. In questo articolo, al di là della superficialità di Trump, si approfondisce la questione che è complessa sia per ragioni interne alla società e storia giapponese, sia per ragioni internazionali quali la vicinanza e la totale contrarietà della Cina.

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In Afghanistan i talebani controllano 1/3 del territorio

In Afghanistan i talebani controllano 1/3 del territorio

Nuova offensiva dei talebani in Afghanistan. Dall'inizio del 2017 sono all'attacco su diversi fronti. Quando non riescono a controllare il territorio, organizzano attentati terroristici nelle città più importanti controllate dai governativi come Kabul, Kandahar, Lashkargah. Il Governo di Ashraf Gahni non ha ancora la forza militare per riconquistare i territori perduti dopo che la Nato il 1 gennaio 2015 ha dichiarato chiusa la sua missione, lasciando solo 11.000 uomini. Ma nemmeno può accettare le condizioni per il cessate il fuoco poste dai rappresentanti dei talebani: imposizione in tutto l'Afghanistan della sharia più inflessibile e governo di transizione a guida talebana. Gli Stati Uniti, consapevoli delle enormi difficoltà ancora presenti, sembrano orientati a defilarsi, a rimuovere dal proprio orizzonte l'insuccesso di una guerra avviata nel 2001 sotto la loro guida.

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Morto Rafsanjani. La politica dell'Iran sarà meno pragmatica?

Morto Rafsanjani. La politica dell'Iran sarà meno pragmatica?

L'8 gennaio 2017 l'ex Presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani è morto per un attacco di cuore. Ad 82 anni, il suo peso dietro le quinte degli equilibri politici e nel vertice della teocrazia iraniana sembra essere stato ancora rilevante, per il rispetto che mostrava nei confronti del ruolo e dell' ortodossia della Guida suprema Ali Khamenei e, contemporaneamente, per il suo pragmatismo che ha permesso l'esperienza di Khatami e, oggi, quella di Rohani alla guida del Governo, senza traumi eccessivi. Ma adesso, a cinque mesi dalle prossime elezioni presidenziali, sotto l'offensiva anti-iraniana del presidente Donald Trump che pare intenzionato a ridiscutere l'accordo sul nucleare tra Usa e Iran, l'incertezza sugli sviluppi futuri della situazione interna torna a prevalere.

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La Cina rivendica lo status di economia di mercato

La Cina rivendica lo status di economia di mercato

La Cina, dopo 15 anni di permanenza nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) con lo stutus di Paese surrogato, adesso rivendica di essere riconosciuta come economia di mercato a pieno titolo e critica le incertezze sia degli Stati Uniti che dell'Unione europea che ne temono la concorrenza spregiudicata e giudicano ancora scorretti molti suoi comportamenti per avvantaggiarsi nella competizione globale. Per il Governo cinese strappare per la propria economia lo status di economia di mercato non è cosa da poco visto la perdita di 3 punti della sua crescita interna rispetto alle performances del 9-10 per cento di pochi anni fa. Significherebbe sottrarsi a misure ricorrenti di antidoping molto severe e punitive rispetto a quelle economie che il WTO considera ancora poco libere se non sleali.

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Golpe e contro-golpe, la nuova Turchia di Erdogan

Golpe e contro-golpe, la nuova Turchia di Erdogan

Novembre 2016. Articolo di Giovanni Salpietro. Dopo il fallito golpe del 15 luglio, repressione e ambizioni di Erdogan sono cresciute di pari passo. Le lacerazioni interne segnalano tensioni irrisolte nella società turca ma Erdogan punta a rafforzare il proprio potere interno e il proprio ruolo esterno rimettendo in discussione le tradizionali alleanze internazionali in modo spregiudicato, consapevole di quanto conti nei futuri equilibri dell'area, nella guerra allo Stato islamico e nella gestione di quasi tre milioni di rifugiati dalla Siria. In questo articolo pubblicato su ALTERNATIVAEUROPEA.org si richiama l'attenzione su un attore come la Turchia avviato ad essere sempre meno laico, sempre più islamista e, contemporaneamente, sempre più rilevante nell'area geopolitica che va dai Balcani al Medioriente, fino al centro dell'Asia.

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L'Iran al voto dopo l'accordo sul nucleare. Test politico per Rohani

L'Iran al voto dopo l'accordo sul nucleare. Test politico per Rohani

26 febbraio 2016. Sono quasi 55 milioni gli iraniani chiamati a eleggere il nuovo Parlamento, dopo lo storico accordo sul nucleare firmato nel luglio 2015 che sta rendendo possibile per l'economia iraniana il superamento di un embargo che l'ha sicuramente danneggiata. E' ancora presto per vederne le conseguenze positive, ma gli analisti internazionali attendono i risultati elettorali per vedere quanto sarà stato premiato il presidente Rohani rispetto ai suoi concorrenti conservatori che, comunque, in uno Stato teocratico quale è previsto dalla vigente Costituzione, conservano ancora una influenza decisiva negli Organismi religiosi preposti a decidere sulla legittimità delle leggi discusse in Parlamento e persino sull'ammissione dei cittadini a essere candidati. E' in forza di queste prerogative che sono state bocciate le candidature degli iraniani più progressiti. Anche per queste ragioni sarà interessante conoscere la composizione dell'Assemblea degli Esperti, anch'essa sottoposta al rinnovo elettorale in questa tornata.

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Cina: con Xi Jinping i sessantenni al potere

Cina: con Xi Jinping i sessantenni al potere

di Marco Pezzoni. Il 18° Congresso del partito comunista cinese ha sancito l'ascesa al potere dei sessantenni . Xi Jinping è diventato il nuovo segretario del partito e, presto, diventerà Capo dello Stato. Con una novità di rilievo: è stato nominato da subito anche presidente del comitato politico che contolla le forze armate, l'esercito più numeroso al mondo. Questo significa forse conferirgli un maggior peso sia per quanto riguarda il suo ruolo internazionale, sia per quanto riguarda la questione delicatissima delle riforme interne.

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La Nato a Chicago fissa le tappe del ritiro dall'Afghanistan

La Nato a Chicago fissa le tappe del ritiro dall'Afghanistan

di Marco Pezzoni. I 28 Paesi della Nato riuniti a Chicago hanno ufficialmente concordato e deciso le tappe del ritiro delle truppe ISAF dall'Afghanistan. Al presidente Karzai hanno comunque assicurato assistenza militare ( si parla in modo non ufficiale di permanenza di Basi statunitensi anche dopo il 2015 ) e importanti contributi finanziari fino al 2026 per reggere l'urto del prevedibile ritorno dei talebani. Il vertice dei donatori previsto a luglio a Tokio formalizzerà i diversi contributi, Paese per Paese. L'Italia dovrebbe garantire 120 milioni di dollari all'anno, per i primi 3 anni dopo il ritiro dei nostri 4.000 soldati.

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Onu rinnova incarico per diritti umani in Iran a Ahmed Shaheed.

Onu rinnova incarico per diritti umani in Iran a Ahmed Shaheed.

Il problema dei diritti in Iran è noto. L'associazione Iran Human Rights Italia esprime soddisfazione per la decisione dell'ONU di rinnovare incarico per altro anno a Ahmed Shaheed.

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India, le scelte che non rassicurano

India, le scelte che non rassicurano

La vicenda dei due Fucilieri di Marina del Battaglione San Marco accusati dell’omicidio di due pescatori indiani non è solo un contenzioso bilaterale. C’è la possibilità che debba essere abbandonata una delle poche formule di una qualche efficacia per arginare il dilagante fenomeno della pirateria.

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Editoriale

Referendum Lombardia tra crisi dello Stato e derive centrifughe, tra muscoli e furbizie politiche

di Marco Pezzoni. Domenica 22 ottobre 7 milioni e 700 mila lombardi verranno chiamati ad un Referendum consultivo e senza quorum per pronunciarsi sulla richiesta di maggior autonomia della Lombardia. Nella stessa giornata si tiene in Veneto un Referendum simile, però con quorum, cosa che dimostra la maggior sicurezza del gruppo dirigente leghista in quella regione. In Lombardia si voterà con voto elettronico e ogni seggio elettorale sarà dotato di tablet. Metodo di voto nuovo che è servito a distrarre dal significato e dalla portata di questo referendum. Ad esempio che nelle intenzioni dei promotori non c'è alcuna volontà di tenere in seria considerazione lo spirito dell'articolo 75 della Costituzione italiana là dove recita "Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio", visto che il cuore della propaganda dei due Governatori leghisti Maroni e Zaia è il differenziale fiscale tra quanto Lombardia e Veneto "regalano" allo Stato e alle regioni del Sud e quanto ricevono. Il centrodestra in Lombardia e in Veneto dimostra comunque di avere una strategia politica e propagandistica se non altro pensata e concordata, chiaramente strumentale ma efficace. Invece il PD, dopo la sconfitta del 4 dicembre sul referendum costituzionale, si mostra incerto e confuso sia nella strategia che nella tattica. Il suo segretario Matteo Renzi è in giro col suo "tour in treno", totalmente assente dalla partita che si gioca nel Nord italia. continua>>
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