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Donald Trump: uno stregone populista che accende i rancori dell'antipolitica

3 marzo 2016. Il successo di Donald Trump nelle primarie del Supermartedì in campo repubblicano è stato travolgente e ormai lo stesso establishment del partito repubblicano con i suoi grandi finanziatori non sa più come fermarlo. Per loro Trump è inaffidabile, non controllabile, un avventuriero che rischia di far deragliare la linea repubblicana fuori dai binari della propria storia fatta di conservatorismo, talvolta duro e talvolta illuminato, ma in grado di farsi carico degli equilibri di un grande Paese quale sono gli Stati Uniti. Trump rappresenta invece una secca rottura di questa tradizione ed è difficile capire dove porterebbe il Paese se diventasse il 45° presidente. Per questo i suoi rivali principali Ted Cruz e Marco Rubio rimangono in corsa nelle primarie repubblicane con il solo scopo di impedire a Trump di superare il 50% dei delegati alla Convention di luglio.
Donald Trump: uno stregone populista che accende i rancori dell'antipolitica

Time dedica la copertina a Donald Trump

La copertina di Time, confezionata con ironia, è in realtà un grido di allarme che sta preoccupando negli Stati Uniti i poteri forti, economici e finanziari, da sempre alle spalle del partito repubblicano. Sopra la faccia di Donald Trump figurano quattro box, con 4 giudizi: bullo, showman, guastafeste, demagogo. Il 5° box reca invece la domanda: sarà il 45° presidente degli Stati Uniti ?

Dopo il notevole successo del Supermartedì, Donal Trump sta avviandosi come uno schiacciasassi a diventare il prossimo candidato repubblicano alle elezioni presidenziali di novembre. Contro un establishment repubblicano che lo teme, lo sente come un corpo estraneo al punto che sin dall'inizio ha tentato di dissuaderlo dal candidarsi come terzo polo indipendente e poi, a malincuore, lo ha ammesso alle proprie primarie.

E' sceso in campo anche Mitt Romney, il rivale repubblicano di Obama alle precedenti elezioni presidenziali, bollando Donald Trump con giudizi di fuoco: " E' una persona falsa, un impostore, un ciarlatano".

Il fatto è che il fenomeno Trump, certamente pericoloso per l'idea di democrazia che abbiamo, sta sfruttando l'abisso che si è aperto nel ventre dell'America profonda nei confronti dei partiti tradizionali, soprattutto rispetto ai vertici di un Partito repubblicano che si è cullato dentro la protezione dei grandi interessi economici.

Un giornale serio come The Nation ha rilevato come Donald Trump si stia affermando in tutte e quattro le fazioni che oggi compongono l'elettorato repubblicano: i moderati, gli evangelici, i cattolici, i sostenitori del Tea party. Dunque una crescente maggioranza di elettorato repubblicano tradisce le indicazioni dei vertici del partito, non si riconosce più nelle anime ufficiali interne al partito siano esse la destra di Ted Cruz o il volto giovane del più moderato Marco Rubio, preferendo la demagogia estremista di un miliardario che se la prende con le donne, gli immigrati, gli omosessuali e i disabili.

Perchè? Da un lato il senso di insicurezza, sempre più diffuso anche nel ceto medio e tra la popolazione bianca, viene addebitato ai politici, ritenuti sempre più distanti dalla realtà della vita quotidiana dei cittadini. Dall'altro proprio i leaders repubblicani hanno alimentato in questi anni una ostilità profonda contro Obama e le sue riforme, spingendo il proprio elettorato su posizioni sempre più chiuse e rancorose.

Insomma hanno seminato vento e oggi raccolgono tempesta: hanno evocato sentimenti di diffidenza verso i musulmani e oggi Trump propone di impedirgli di entrare negli Stai Uniti anche se hanno regolare passaporto; hanno fatto crescere insofferenza e pregiudizi verso gli immigrati e oggi Trump propone di costruire un Muro tra Stati Uniti e Messico; hanno denunciato come pericolosa la crescente capacità competitiva della Cina e oggi Trump propone di rompere ogni rapporto con la Cina e dice di preferire Putin; hanno accusato le riforme sociali di Obama di essere "socialiste" e adesso Trump sdogana lo slogan fascista di Mussolini " meglio un giorno da leone che cento da pecora" perchè. dice, suona bene.

Come ha scritto Alessio Marchionna sul settimanale "L'Internazionale" Donald Trump sta cambiando la natura dell'elettorato repubblicano o peggio sta portando il partito repubblicano ad autoditruggersi.

Per questo i maggiorenti del " Partito di Abramo Lincoln e Ronald Reagan", come amano definirsi, stanno cercando una via d'uscita per impedire la completa affermazione di Trump come candidato repubblicano ufficiale da contrapporre alla probabile vincitrice delle primarie del partito democratico, Hillary Clinton.   L'obiettivo è quello di arrivare alla Convention di luglio del partito repubblicano con un Donald Trump al di sotto del 50% dei delegati. I suoi rivali Cruz e Rubio devono rosicchiargli più delegati possibile nei prossimi appuntamenti delle primarie. Se questa manovra disperata riuscisse, alla Convention di luglio le diverse minoranze dei delegati repubblicani si potrebbero coalizzare per nominare una personalità alternativa a Trump.  Ma questo negoziato sarebbe possibile solo se Trump rimane ben al di sotto del 50% di delegati conquistati.

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Editoriale

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