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Le primarie repubblicane in South Carolina

Le primarie repubblicane in South Carolina, svoltesi il 21 gennaio 2012, hanno sancito la vittoria del candidato Newton Gingrich mettendo in evidenza la mancanza di un acclamato futuro oppositore di Barack Obama alla corsa per la Casa Bianca.
Le primarie repubblicane in South Carolina

Il candidato repubblicano, Newton Gingrich

Le ceneri del fuoco della battaglia in South Carolina sono ancora calde, ma tutti i candidati in corsa per la leadership repubblicana sono già attivi in Florida, il Sunshine State, dove il sole e la vita relativamente a buon mercato hanno attratto frotte di pensionati e di gente desiderosa di cambiare. La Florida è diventata nel tempo uno degli stati più popolosi e importanti, anche dal punto di vista elettorale, soprattutto per il voto ispanico, impersonato dall’ascendente senatore Marco Rubio. Con 18 milioni di abitanti la Florida è il quarto stato più popolato degli Stati Uniti dopo California, Texas e New York ; logico quindi che il vincitore delle primarie del 31 gennaio 2012 potrà quindi affrontare con relativa soddisfazione le tappe seguenti.

Ma che cosa è successo in South Carolina? Le previsioni davano per scontata la vittoria di Romney nei confronti di Gingrich con Santorum e Paul come comprimari, ma i piani sono stati sconvolti all’ultimo minuto. La dialettica di Gingrich nei dibattiti televisivi ha oscurato Romney, che è stato attaccato con veemenza per non aver reso pubblico il suo stato finanziario, probabilmente occultando anche conti alle isole Cayman. Evidentemente anche gli americani sono più attenti all’ integrità morale legata al denaro che non a quella personale. Infatti gli attacchi della seconda moglie che lo ha accusato di avergli proposto un menage libero con la sua amante, Callista,ora diventata la sua terza moglie, non hanno scalfito la sua immagine.

Inutile ricordare, almeno per ora, che al tempo delle sue invettive contro Clinton in occasione dello scandalo Levinski, Gingrich, allora Speaker della Casa Bianca fu costretto a dimettersi per le sue relazioni extraconiugali. Ma evidentemente, Gingrich ha un appeal particolare verso gli evangelici e i seguaci del Tea Party e gioca la carta del pentimento, sempre cara a un certo tipo di pubblico. Cresciuto luterano e poi battista, Gingrich si è convertito al cattolicesimo nel 2009.

Le idee di Gingrich sono spesso controverse e creative, sostiene l’estrazione di minerali sulla Luna per il fabbisogno terrestre, ma i suoi principi sono rinchiusi nella dichiarazione post-voto in South Carolina quando vuole distinguersi nettamente da Romney che giudica troppo europeista. Secondo lui l’America non può affrontare i propri problemi ricalcando le orme europee ma deve liberarsi dal pensiero socialista, assistenziale e dalla secolarità.

A questo punto il professore e scrittore di storia è ritornato in campo con la forza di chi pensa che gli avversari siano inferiori a lui. Di fatto dopo aver sbaragliato Romney, Santorum e Ron Paul sembrano soltanto in corsa per non perdere la faccia e guadagnare notorietà nel Paese. L’effetto vittoria si sta già profilando per Gingrich e molti stanno accorrendo verso il carro del vincitore, almeno temporaneo.

Romney però non sta a guardare. Ha già perso nel 2008, come il padre perse contro Nixon e si starà probabilmente chiedendo che cosa non va. Ha un apparato di partito e personale efficiente in tutti gli stati, ha sempre cercato di fare la cosa giusta e non capisce come mai l’elettorato repubblicano, in genere molto favorevole al self-made man e a chi ha acquisito ricchezza personalmente, gli stia voltando le spalle per un candidato con natali oscuri, cresciuto nella basi militari di mezza America, molto acculturato ma quando vuole anche rozzo e arrogante, nonostante la faccia da bambino. Credo a Romney manchi l’X Factor e a questo punto è meglio si adoperi per crearsene uno in fretta e furia. Ha acquisito 23 delegati su 1144. La strada è lunga e molti stati, meno conservatori e bigotti, potrebbero votarlo, ma Gingrich lo sta incalzando

In Florida Romney sembrava essere in netto vantaggio – 40 vs 20 – nei confronti di Gingrich, ma un sondaggio in data odierna pubblicato dal New York Times, 22 gennaio 2012, conferma la sensazione che Gingrich abbia innestato la quarta e viene dato a 37 contro 30. Santorum e Ron Paul invece restano più o meno sulle stesse posizioni e oscillano tra il 13- 17 % dei voti.

Mancano una decina di giorni al voto della Florida e tutto può ancora accadere, ma le forze in campo sembrano adesso molto più chiare: Romney e Gingrich sono testa a testa, o meglio l’uno di fronte all’altro con Ron Paul molto distante in tutti i sensi, e Rick Santorum che una volta esaurita la carica propulsiva della sua dottrina, casa, chiesa e famiglia, finirà per concedere la resa e lasciare liberi gli elettori evangelici e qualcuno del Tea Party che avrebbero magari preferito un candidato più fondamentalista e religioso. Finiranno, invece, per scegliere tra un businessman mormone, che dovrebbe dare le decime alla sua chiesa, e un consulente politico, che ricorda Spadolini, convertitosi al cattolicesimo.

Ernesto R Milani

Ernesto.milanimail.com

22 gennaio 2012

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