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AFRICA/CONGO RD - Il difficile cammino della RDC verso le elezioni di novembre

Ferve il dibattito politico nella Repubblica Democratica del Congo in vista delle elezioni presidenziali e legislative del 28 novembre.

In una nota inviata all'Agenzia Fides, la Rete "Pace per il Congo", promossa da missionari che operano nel Paese, afferma che dopo che la promulgazione della legge elettorale e della formazione delle liste elettorali da parte della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) "tutti sperano che tali elezioni possano svolgersi in un clima politico sereno e pacato. Ma le numerose irregolarità rilevate nel corso dell'iscrizione degli elettori sulle liste elettorali sembrano mettere a dura prova tale speranza". "La CENI- continua la nota - dovrà porvi rimedio al momento del controllo finale delle liste elettorali, perché il successo delle elezioni e l'accettazione dei risultati dipenderanno in gran parte dal grado di trasparenza in cui si svolgerà tale operazione". I missionari ricordano inoltre che "all'Est del Paese, anche se non si parla più di scontri armati, né di guerra aperta, tuttavia l'insicurezza non fa che aumentare. Attacchi a villaggi e autoveicoli, furti nelle case private, stupri collettivi, scomparse di persone, omicidi e soprusi di ogni tipo continuano a far parte della vita quotidiana. Contemporaneamente, si assiste all'arrivo di persone sconosciute e di stranieri, che si presentano come rifugiati congolesi di ritorno in patria. La gente del posto, tuttavia, dice apertamente che si tratta di rwndesi. Gli uomini del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) e del Raggruppamento Congolese per la Democrazia (RCD), ex movimenti politico militari filoruandesi e ora partiti politici riconosciuti legalmente, controllano il comando dell'esercito, gran parte dell'amministrazione locale e la quasi totalità del commercio minerario". "La popolazione del Kivu è pronta ad avere rapporti di collaborazione con i Paesi limitrofi, tra cui il Ruanda e ad accogliere, in condizioni regolari, qualsiasi immigrato, anche ruandese. Ciò che la popolazione locale non accetterà mai è un'occupazione ruandese del suo territorio mediante la violenza, l'imposizione e l'infiltrazione clandestina" sottolinea la nota. Ultimamente, la protesta contro l'insicurezza ha preso la forma del boicottaggio delle celebrazioni del 51° anniversario dell'indipendenza, come è successo il 30 giugno scorso a Bukavu (Sud Kivu) e a Butembo (Nord Kivu), perché "non si può celebrare una tal ricorrenza, quando la popolazione è sistematicamente uccisa, brutalmente violentata e derubata delle sue ricchezze". La nuova legge elettorale ha introdotto un unico turno per l'elezione del Presidente. Nell'eventualità di una notevole dispersione di voti tra i candidati implicati, il rischio del turno unico è quello di dare al Paese un Presidente con una legittimità fondata su una base sociale estremamente ridotta. Nel caso di risultati simili, ogni candidato potrebbe impugnare questi risultati per dare inizio ad una contestazione" scrivono i missionari che paventano in questo caso una destabilizzazione della RDC a partire dalle regioni dell'est, definite "il ventre molle del Paese. Per questo si chiede "la massima trasparenza" da parte della Commissione Elettorale Indipendente. Kinshasa (Agenzia Fides 27/7/2011)

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Editoriale

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