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L'UCRAINA RIORGANIZZA IL SUO SETTORE ENERGETICO

Il Parlamento ucraino ha impedito la privatizzazione del colosso nazionale Naftohaz e delle società ad esso appartenenti, ma l'Opposizione contesta la presenza di regole poco chiare che, nei fatti, possono autorizzare la cessione dei gasdotti del Paese alla Russia. Il pericolo per l'indipendenza politica di Kyiv e per la sicurezza nazionale dell'Unione Europea
L'UCRAINA RIORGANIZZA IL SUO SETTORE ENERGETICO

Un addetto alla manutenzione del settore energetico ucraino

Un provvedimento in linea con l'Europa che potrebbe danneggiare l'interesse di Bruxelles. Nella giornata di venerdì, 13 Aprile, il Parlamento ucraino ha approvato una legge per lo scorporo del controllo dei gasdotti nazionali dalle competenze del colosso energetico Naftohaz, a cui resta la piena gestione della compravendita del gas.

Nello specifico, il testo vieta la privatizzazione di Naftohaz e delle compagnie ad esso appartenenti che si occupano della gestione dei gasdotti ucraini e dei siti di stoccaggio. Inoltre, il documento garantisce agli enti del settore energetico l'immunità giudiziaria in caso di bancarotta.

La legge è stata approvata per conformare l'Ucraina alle regole del Terzo Pacchetto UE: un documento che obbliga i Paesi della Comunità Energetica Europea - a cui l'Ucraina appartiene dal Febbraio 2011 - a separare il settore della gestione dei gasdotti da quello della compravendita di carburante per evitare la formazione di monopoli, e la loro gestione da parte di colossi energetici registrati al di fuori del Vecchio Continente.

Ciò nonostante, particolari perplessità in merito alla legge sono state sollevate dall'Opposizione, secondo la quale uno degli articoli del provvedimento consente la cessione dell'intero pacchetto azionario di Naftohaz, e delle compagnie deputate alla gestione dei gasdotti, a enti privati che, così, potranno rilevare il pieno possesso dell'intero settore energetico ucraino.

Il timore espresso dalla minoranza parlamentare è legato alla possibile vendita del colosso energetico nazionale e del sistema infrastrutturale ucraino al monopolista russo Gazprom, che da tempo ha posto a Kyiv la cessione del controllo sui suoi gasdotti come condizione fondamentale per concedere uno sconto sul prezzo del gas.

A confermare questo timore è stata la telefonata intercorsa in occasione della Pasqua ortodossa tra il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, e il suo collega russo, Vladimir Putin, durante la quale, secondo l'agenzia Finmarket, i due avrebbero fissato un incontro per discutere di questioni energetiche.

Inoltre, significativo è il fatto di come l'arresto della Leader dell'Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko - un evento che ha congelato l'integrazione politica ed economica di Kyiv con l'Unione Europea per via del mancato rispetto delle regole democratiche - sia stato motivato dalla firma di accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009, con cui, in cambio di un'innalzamento delle tariffe per l'acquisto di oro blu, l'ex-Primo Ministro ha garantito all'Ucraina il mantenimento del controllo dei propri gasdotti nazionali.

L'indipendenza energetica dell'Ucraina, che la legge approvata di recente potrebbe mettere a rischio, è una questione di fondamentale importanza per un'Unione Europea sempre più dipendente dalla Russia, ed incapace di condurre una politica atta ad individuare fornitori alternativi a Mosca, che, ad oggi, mantiene il monopolio delle forniture di gas naturale al Vecchio Continente.

Di recente, Gazprom ha concesso sconti alle principali compagnie europee in cambio di un prolungamento della durata dei contratti e, sopratutto, della gestione parziale o totale dei gasdotti di diversi Paesi UE, tra cui Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

Nel caso in cui Mosca arrivi a controllare anche le condutture dell'Ucraina, i russi non solo rafforzeranno il loro monopolio nella vendita di gas all'Europa, ma controlleranno persino l'intera filiera infrastrutturale con cui sono forniti i Paesi UE che, così, saranno condannati a una condizione di subalternità al Cremlino sul piano energetico, contrattuale e politico.

Matteo Cazzulani

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