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La via italiana alle smart cities: gli esempi dei Comuni di Bologna e di Modena

Sabato 4 maggio si è tenuto al Politecnico di Cremona il Convegno “La via italiana alle smart cities: l’ esempio dei Comuni di Bologna e di Modena”. Tra i relatori l'architetto Patrizia Gabellini, assessore Urbanistica e Ambiente di Bologna, fondatrice della rivista internazionale “ Planum” e l'ingegner Miriam Ruggiero, consulente Servizi informativi territoriali del Comune di Modena. Il progetto smart city nasce da un dibattito internazionale assai ampio che ha individuato nelle città il motore del cambiamento. Anche per questo l'Associazione nazionale dei Comuni italiani ha istituito un apposito Osservatorio.
La via italiana alle smart cities: gli esempi dei Comuni di Bologna e di Modena

Cremona e la via italiana smart

Il progetto smart city nasce da un dibattito internazionale assai ampio che ha individuato nelle città il motore del cambiamento possibile e il soggetto capace di coniugare in una nuova visione d’insieme le nuove tecnologie, un’economia e una mobilità  sostenibile, crescita della democrazia e della cittadinanza attiva, spazi urbani e servizi sociali a misura delle persone. Ma ogni Paese, persino ogni città d'Europa ha specificità tali che la via smart non può che essere un 'esperienza originale. Anche per questo l'Anci , l'associazione dei comuni italiani, ha costituito un Osservatorio nazionale sulle smart cities .

Con i cambiamenti climatici i Governi e le amministrazioni più sensibili hanno spinto l’Unione Europea a varare indirizzi e finanziamenti a sostegno dell’ambiente e della salute dei cittadini, a sostegno delle energie rinnovabili e del risparmio energetico definiti nel Pacchetto 20-20 per diminuire l’inquinamento e tagliare le emissioni di CO2 e degli altri gas serra. In questo quadro è stato promosso tra i Comuni dell’Unione Europea il “Patto dei Sindaci”, che ha aperto la strada ad un nuovo corso : quello della smart city o città intelligente. Le amministrazioni locali più avanzate si sono rese conto che non bastavano singole innovazioni per migliorare la vita quotidiana delle città, occorreva uno sguardo olistico, un governo complessivo di tutti i processi sociali, economici, logistici, culturali,sanitari, ambientali con Piani urbanistici integrati con i Piani dei servizi, a loro volti integrati con quelli tecnologici e informativi, a loro volta integrati con le attività produttive dove il motore fosse l’innovazione sociale che sappia utilizzare la tecnologia e non viceversa.

L’ Unione Europea ha così varato una piattaforma a sostegno delle città più virtuose, delle città smart, che prevede per i prossimi 5 anni finanziamenti per ben 11 miliardi di euro per quei progetti che si muoveranno in questa direzione. In Italia alcune città si sono già mosse da tempo : Genova ha già vinto 3 bandi con 3 progetti per un valore complessivo di 5 milioni di euro.  Bene anche il Comune di Torino.

Milano, più in ritardo, sta recuperando terreno e nel marzo scorso ha indetto il Primo Forum cittadino per trasformarsi in città smart. La partecipazione attiva dei cittadini e delle associazioni è infatti un requisito fondamentale per definire smart un progetto e questo è anche un criterio importante che usa l’ Europa per valutare i progetti. Bologna ha imboccato da tempo questa strada, così come Modena e Reggio Emilia, ciascuna con la sua specificità. Ecco perchè l’ANCI nazionale, che ha appena costituito un apposito Osservatorio, parla di “ via Italiana alle smart cities “.

Patrizia Gabellini, assessore Urbanistica e Ambiente, a Bologna ha illustrato come si sia proceduto ad una rilettura del tessuto urbano di Bologna, guardando sia alla storia urbanistica e sociale della città, sia alle sfide future. Nel dialogo con i cittadini, non solo con gli operatori economici e sociali è emersa la novità che lo spazio metropolitano di Bologna sia composto da 7 città, ciascuna con una sua diversa vocazione geografica, economica e culturale. Non più il vecchio rapporto centro-periferia ma uno spazio metropolitano policentrico. Una città che guarda al terziario e all’intreccio autostradale. Una città dei servizi culturali e dell’Universitò. Una città a forte vocazione ospedaliera e farmaceutica. Un ‘area urbana collegata al nodo ferroviario e all’alta velocità. Una città del fiume Reno. Un altra area che guarda invece alla collina. Ovunque l’Amministrazione ha teso a salvaguardare spazi verdi e addirittura spazi agricoli, con il progetto di piantumare 1.000 nuovi alberi.

 Sulla stessa lunghezza d’onda l’ingegner Miriam Ruggiero, consulente del Comune di Modena, per i servizi informativi territoriali. Ogni città deve trovare un suo percorso originale. Anche città medio-piccole possono diventare intelligenti e sostenibili, cioè smart. Oggi un termine diventato di moda, che implica però una metodologia precisa, scientifica e democratica, culturale e politica. Una città deve cominciare dal conoscere se stessa: attraverso i dati raccolti sul territorio, dove le fonti informative fornite dalle nuove tecnologie vanno comunque verificate e ben individuate, e allora possono essere utilizzate come “ sensori” : sensori che rivelano il flusso del traffico, il movimento dei cittadini verso i vari punti vendita commerciali, le punte e le aree di inquinamento dell’aria, i ricoveri ospedalieri, gli accessi ai vari servizi amministrativi, sociali e scolastici, la distribuzione e i consumi delle utenze civili e produttive per quanto riguarda acqua, luce e gas, il livello di coibentazione e di efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato, isolato per isolato. Questo ha consentito all’ amministrazione comunale di Modena di avanzare proposte più fondate per quanto riguarda piani di efficienza energetica e recupero edilizio, trasporto pubblico, pedonalizzazione, piste ciclabili, piano integrato dei servizi.

Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione amministrativa e culturale: perchè i vari assessorati devono vedersi come parti che interagiscono tra di loro e con i cittadini, per coinvolgerli in percorsi decisionali aperti dove la soluzione è davvero alla fine del confronto democratico. In questo senso la banda larga è una grande innovazione tecnologica ed economica: ma gestita settorialmente rischia di essere un dato tecnico, mentre andrebbe utilizzata come opportunità progettuale sociale, politica e democratica. Dunque anche Cremona può diventare una città smart e definire progetti e priorità per partecipare a bandi europei. Il Convegno di Cremona del 4 maggio ha cominciato a dare un primo contributo strategico quando i due esponenti cremonesi, l’arch Maurizio Ori e l’ing. Alessio Picarelli, hanno cominciato a definire “ una via cremonese allo smart territorio” . Cremona infatti non può essere pensata se non legata strettamente al suo territorio agricolo e al paesaggio padano, e come città legata al suo fiume, il Po.

In questo quadro Maurizio Ori ha presentato linee di riconversione ecologica dell’agricoltura e delle cascine padane incentrate sul ciclo dell’acqua e sul suo utilizzo sostenibile e aperto alle nuove frontiere scientifiche: l’economia dell’idrogeno innanzitutto. Alessio Picarelli ha rilanciato la necessità di una “governance” unitaria del bacino del Po, anche ricorrendo allo strumento del “ Contratto di fiume”. La possibilità cioè che città rivierasche del fiume Po collaborino tra di loro per la salvaguardia del fiume, per ottenere finanziamenti nazionali ed europei per le politiche di mitigazione e di adattamento ai mutamenti climatici vista la fragilità idrogeologica dei territori del Po. Quella della proposta del Contratto di fiume sarà la prossima iniziativa in campo smart di Partecipolis, AmbienteScienze e CreaFuturo, le tre associazioni che, in collaborazione con il Politecnico di Milano, Polo di Cremona, hanno organizzato il Convegno.

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Editoriale

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