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L'EUROPA CENTRALE SENZA NAFTA A CAUSA DELL'ACCERCHIAMENTO ENERGETICO DELLA RUSSIA

Mosca lascia a secco l'oleodotto Druzhba diretto verso il territorio polacco e tedesco in seguito alla costruzione di un'infrastruttura alternativa che consente il trasporto di nafta dal confine bielorusso al Mar Baltico, innalzando il livello di emergenza energetica delle raffinerie di Repubblica Ceca, Polonia e Germania. Le rassicurazioni di Praga, i timori di Varsavia, e le difficoltà di Berlino.
L'EUROPA CENTRALE SENZA NAFTA A CAUSA DELL'ACCERCHIAMENTO ENERGETICO DELLA RUSSIA

Il sistema di oleodotti in Europa centro-orientale

La Russia chiude i rubinetti anche dell'oro nero. Nella giornata di venerdì, 6 Aprile, la compagnia energetica Orlen ha dichiarato di avere registrato nel solo ultimo mese un drastico calo delle forniture di greggio provenienti dal territorio russo che hanno portato le proprie raffinerie ubicate in Repubblica Ceca a ridimensionare notevolmente i propri piani di lavoro.

Come riportato dall'autorevole Reuters, la Russia ha deciso di bloccare l'invio di nafta all'Europa Occidentale attraverso l'oleodotto Druzhba - con cui fin dall'epoca dell'URSS il Cremlino ha rifornito i Paesi dell'Europa Centrale - per avvalersi del trasporto marittimo lungo il Mar Baltico.

Le autorità ceche hanno smentito ogni possibile crisi energetica, ed evidenziato come in caso di taglio delle forniture da Mosca, esse possano contare sulle importazioni dai porti croati e italiani di Rijeka e Trieste: malgrado queste siano più care dal punto di vista economico.

A differenza della Repubblica Ceca, a gettare l'allarme è stata la Polonia, che, già il 2 Aprile, ha registrato un drastico calo della nafta ricevuta presso la raffineria di Danzica, una delle più importanti del Paese. Inoltre, il prosciugamento del Druzhba ha avuto ripercussioni anche in Germania, dove a lamentare un calo dell'importazione di oro nero sono stati gli impianti di Leuen e Schwedt.

La decisione di interrompere l'attività della conduttura di eredità URSS è stata possibile grazie alla costruzione dell'oleodotto BTS-2: un'infrastruttura che trasporta la nafta dal confine russo-bielorusso fino al terminale navale di San Pietroburgo. Come dichiarato dal Presidente russo, Vladimir Putin, la via marittima rappresenta un preciso calcolo politico per aggirare energicamente Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino, come la Polonia.

Una soluzione per evitare il perdurare dell'accerchiamento energetico di importanti Paesi dell'Unione Europea potrebbe essere il prolungamento dell'Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto che consentirebbe l'importazione di oro nero centro-asiatico nel Vecchio Continente senza dipendere dal passaggio attraverso il territorio russo e, di conseguenza, dal ricatto politico di Mosca.

La realizzazione di questo progetto è stata avviata con enfasi da Polonia e Ucraina nel 2002, poi ha subito uno stop nel 2004, e in seguito è ripreso dal 2005 al 2010 senza mai giungere all'attuazione di passi concreti a causa delle continue crisi politiche a Kyiv. Oggi, la sua riattualizzazioneè difficile, in quanto l'infrastruttura Odessa-Brody è utilizzata per veicolare nafta venezuelana in Bielorussia, e le trattative per il suo prolungamento fino al porto sul Mar Baltico si sono arenate dopo che le Autorità ucraine hanno interrotto i colloqui a riguardo con quelle polacche e con l'Unione Europea.

Matteo Cazzulani

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