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GUERRA ENERGETICA: LA RUSSIA MONOPOLISTA SI ESPANDE IN EUROPA

La società russa Transneft' progetta un oleodotto per unificare i due rami del Druzhba in Germania e Repubblica Ceca, mentre Gazprom procede sia nell'acquisizione del possesso dei gasdotti europei che nella costruzione del Southstream: conduttura ideata per assicurare l'egemonia di Mosca sul Vecchio Continente.
GUERRA ENERGETICA: LA RUSSIA MONOPOLISTA SI ESPANDE IN EUROPA

L'influenza energetica della Russia in Europa

Dopo il gas, anche la nafta. Nella giornata di giovedì, 16 Febbraio, la compagnia statale russa Transneft' ha iniziato le trattative con i partner di Germania e Repubblica Ceca per la costruzione di un oleodotto in grado o collegare, in suolo tedesco e ceco, i due rami del Druzhba: la conduttura attraverso la quale la Russia, sin dai tempi del Blocco Sovietico, rifornisce di benzina l'Europa Centrale.

Secondo i piani di Mosca, la realizzazione dell'infrastruttura è necessaria per scongiurare cali nell'afflusso di nafta a Berlino e Praga derivanti dall'instabilità politica dei Paesi dell'Europa Orientale - Ucraina, Bielorussa e Moldova - i quali, de facto, risulterebbero isolati e privati del ruolo, finora ricoperto, di garanti del transito di carburante dalla Russia all'Europa Occidentale.

Come riportato dall'autorevole Reuters, il piano di Transneft' è appena allo stadio iniziale, ma la volontà politica che sta dietro al progetto - sopratutto da parte del Cremlino: intenzionato a cementare la propria egemonia energetica in Europa - è tanto forte da spingere, con tutta probabilità, ad una sua accelerazione in tempi brevi.

Il settore in cui invece la Russia sta realizzando un'infrastruttura già avviata è quello del gas. Martedì, 15 Febbraio, il Capo del monopolista russo Gazprom, Aleksej Miller, ha comunicato l'avvio della prima fase della costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino - compartecipato oltre che da Gazprom anche dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese, e greca Wintershall, EDF, e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro - progettato per rifornire di oro blu l'Occidente dell'Europa bypassando Paesi politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Ucraina, Romania e Moldova.

Come riportato dall'agenzia UNIAN, Miller ha giustificato l'accelerazione della realizzazione del Southstream con il bisogno da parte della Russia di soddisfare una domanda supplementare di gas da parte dei partner energetici occidentali: costretti ad affrontare un'emergenza climatica senza dovuto preavviso.

Secondo il Capo di Gazprom, un gasdotto destinato a collegare direttamente acquirente e fornitore sarebbe garanzia di sicuro approvvigionamento, in quanto eviterebbe il transito per Stati ritenuti dalla Russia responsabili delle interruzioni del flusso di carburante che, sopratutto di recente, sono state denunciate dagli acquirenti europei occidentali.

In realtà, gli oleodotti e i gasdotti concepiti dalla Russia, anziché garantire il gas all'Europa, finirebbero per accentuare la dipendenza del Vecchio Continente a un solo fornitore che, peraltro, ha dimostrato negli ultimi tempi di non essere più in grado di garantire come un tempo i rifornimenti di gas e nafta per un Occidente sempre più assetato di energia.

Consapevole di questo, la Russia, per non perdere la propria egemonia energetica sull'Europa, da un lato sta ostacolando il varo di una comune politica energetica UE e la ricerca da parte di Bruxelles di fonti di approvvigionamento alternative, e, dall'altro, ha iniziato a rilevare la gestione totale o parziale dei sistemi infrastrutturali dei singoli Paesi europei: una volta perso il monopolio su gas e nafta, Mosca manterrebbe comunque quello sui gasdotti e sugli oleodotti degli Stati dell'Unione Europea.

In guerra con l'Europa, con l'aiuto di Germania e Francia

Questo disegno è stato confermato dai recenti sviluppi. Il 28 Gennaio, si è registrata un'impasse nel prolungamento dell'oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: progetto sostenuto politicamente da Polonia e Ucraina ed economicamente dal consorzio Sarmatia - formato da compagnie polacche, ucraine, azere, georgiane e turkmene - concepito per rifornire l'Europa di nafta centro-asiatica, senza dipendere dal passaggio per le condutture della Russia.

A porre fine al progetto è stata una decisione presa dalla parte ucraina che - dopo gli arresti politici di una decina di esponenti dell'Opposizione Democratica - è sempre più lontana dall'Europa e dall'Occidente, e pericolosamente vicina a Mosca.

I rapporti energetici tra Russia e Ucraina sono fondamentali anche sul piano del gas, in quanto Mosca ambisce al possesso dei gasdotti di Kyiv per unire le proprie infrastrutture con quelle di Slovacchia, Slovenia, Germania e Francia: sul cui controllo Gazprom ha già firmato dei pre-accordi.

Finora, i governi arancioni di Julija Tymoshenko hanno preservato l'indipendenza energetica dell'Ucraina e, sopratutto, hanno garantito l'invio di gas all'Europa anche a costo di contratti onerosi: accettati pur di rinnovare i tagli delle forniture di oro blu, operati di da Mosca per destabilizzare il Paese vicino e presentarlo come colpevole ed inaffidabile agli occhi dell'Occidente.

Oggi, il Presidente Viktor Janukovych difficilmente riuscirà a resistere alle pretese di Gazprom, e, presto o tardi, sarà costretto a cedere i gasdotti ucraini al Cremlino pur di ottenere uno sconto sul gas da tempo elemosinato per sollevare un rating di consensi in caduta vertiginosa.

Tale scenario avrebbe conseguenze devastanti sopratutto per l'indipendenza energetica dei Paesi dell'Europa meridionale, l'Italia in primo luogo. Venute meno le garanzie di transito rappresentate dall'Ucraina indipendente e da Slovenia e Slovacchia sovrane sui propri gasdotti, la Penisola si troverebbe legata in toto alla volontà dell'unico fornitore russo: libero di imporre a Roma le proprie condizioni contrattuali.

Alternativa al possesso dei gasdotti di Ucraina e Paesi dell'Unione Europea è la realizzazione del Southstream, con la quale Mosca vanificherebbe la costruzione del Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti concepito dalla Commissione Barroso per permettere all'Europa di accedere direttamente ai giacimenti di gas del Mar Caspio - per il cui sfruttamento Bruxelles ha già firmato accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan - senza dipendere dal transito per il territorio della Russia.

Tra i progetti che dovrebbero costituire il piano UE figurano il Nabucco -  infrastruttura compartecipata dalle compagnie austriaca OMV, ungherese MOV, bulgara Bulgargaz, e romena Transgaz e sostenuta politicamente da Commissione Europea e Georgia - e il Gasdotto Europeo Sud-Orientale.

Questa infrastruttura è composta dall'unione tra il Gasdotto Transanatolico - TANAP, varato per il trasporto di gas centro-asiatico fino allo stretto del Bosforo, compartecipato dalle compagnie turca e azera, BOTAS e SOCAR, e supportato dai governi di Ankara e Baku - con uno tra l'Interconnettore Turchia-Grecia-Italia - ITGI, deputato al trasporto di oro blu dal Mar Egeo fino a Otranto, compartecipato dalla turca BOTAS, dalla compagnia greca DESFA, e dall'italiana Edison - e la Trans-Adriatic Pipeline - TAP, progettata per collegare la Grecia a Brindisi passando per l'Albania, sostenuta dalle compagnie elvetica EGL, norvegese Statoil, e tedesca E.On.

L'alto numero di interessi a sostegno dei singoli progetti deputati alla costituzione del Corridoio Meridionale, e l'aperto supporto ai piani di Gazprom espresso in sede europea da alleati di ferro della Russia quali Germania e Francia, rendono sempre meno probabile la realizzazione di una politica energetica comune dell'UE e, con essa, favorisce il consolidamento dell'egemonia politica di Mosca su Bruxelles. L'Unione Europea è destinata così a soccombere all'orso russo, in un Mondo oramai dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani.

Matteo Cazzulani

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