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LA RUSSIA MONOPOLISTA ASSOGGETTA POLONIA E ASIA CENTRALE

Con il possesso indiretto dei gasdotti polacchi, il monopolista russo Gazprom si intromette in accordi energetici tra la Polonia e la Germania per mantenere alto il prezzo pagato da Varsavia per l'oro blu. Per assicurarsi forniture a lunga durata nel tempo, Mosca stringe accordi con i Paesi dell'Asia centrale tra cui l'Afghanistan: presto evacuato dalle truppe NATO. L'immediata risposta dell'Europa nelle politiche lituane, romene, e nell'intesa tra Cipro, Israele, e Grecia.
LA RUSSIA MONOPOLISTA ASSOGGETTA POLONIA E ASIA CENTRALE

L'influenza energetica della Russia in Europa

Controllare gasdotti nuovi e vecchi, giacimenti di gas, e compravendita di oro blu per mantenere l'egemonia energetica - e quindi anche politica - in diverse aree del pianeta, l'Europa in primo luogo. Questa è la tattica assunta da tempo dalla Russia: principale esportatore di oro nel Vecchio Continente, costruttrice di nuove infrastrutture per il trasporto dell'oro blu, e autrice di una campagna acquisti delle condutture di diversi Stati europei con la quale, finora, Mosca ha rilevato il controllo parziale o totale dei gasdotti di Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia e Austria.

Questa situazione - realizzata grazie al sostegno politico di Paesi alleati della Russia, come l'asse franco-tedesco - rende impossibile ogni tentativo di indipendenza energetica dell'Unione Europea, consolida il monopolio "gasato" del Cremlino, e favorisce le politiche di divide et impera nei confronti dell'UE adottate da Mosca: intenzionata a "punire" quei Paesi storicamente avversi alle sue tendenze imperiali mediante l'imposizioni di condizioni onerose per l'acquisto del gas.

Il caso più evidente è quello della Polonia: Paese dipendente all'89% dall'oro blu russo, che, dalla costruzione del Nordstream - gasdotto realizzato sul fondale del Mar Baltico per collegare direttamente la Russia alla Germania, e Bypassare Paesi invisi al Cremlino, come Polonia e Stati Baltici - è stato pure isolato energicamente.

Per risolvere pragmaticamente questa soluzione, Varsavia è riuscita persino a negoziare l'acquisto di oro blu dalla Germania a prezzi inferiori rispetto a quelli imposti dalla Russia, ma l'entrata in vigore dell'accordo energetico con Berlino è stato bloccato dalla compagnia EuRoPolGaz: ente, controllato dal monopolista statale russo, Gazprom, che gestisce la rete dei gasdotti polacchi.

In particolare, come riportato dall'autorevole Gazeta Wyborcza, EuRoPolGaz ha proposto tariffe supplementari per lo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Jamal-Europa: la conduttura che attraversa l'intero territorio polacco, finora utilizzata dalla Russia per esportare il proprio gas verso l'Europa Occidentale. Come risultato, l'importazione di oro blu dalla Germania costerà due volte tanto rispetto a quello che Varsavia già è costretta ad acquistare da Mosca a prezzi di molto superiori a quelli imposti da Gazprom agli altri Paesi dell'Unione Europea - sempre per ragioni politiche.

Il caso della Polonia è dimostrazione di come la gestione dei gasdotti UE sia l'arma vincente su cui la Russia punta tutto per mantenere a sé dipendente l'Unione Europea: sopratutto in vista dell'esaurimento dei giacimenti di gas situati nel territorio della Federazione Russia. Tale scenario - che secondo gli esperti potrebbe verificarsi a breve - ha indotto Gazprom ad avviare, con successo, una politica di espansione commerciale nell'Asia centrale: un territorio con la più alta concentrazione al Mondo di bacini di idrocarburi ancora tutti da sfruttare.

Negli ultimi mesi, Mosca ha stretto accordi con Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tadzhikistan, e anche con l'Afghanistan. Con un documento, firmato Domenica, 4 Marzo, a Kabul, Gazprom ha ottenuto il permesso di verificare la presenza di giacimenti e il possibile trasporto di carburante attraverso la repubblica islamica centro asiatica, presto "libera" dalle truppe della NATO. Come rilevato da autorevoli esperti, questo accordo potrebbe garantire al Cremlino la gestione di un serbatoio di gas in grado davvero di supplire alle carenze dei giacimenti ubicati in territorio russo.

Con l'esportazione all'UE dell'oro blu dai nuovi giacimenti asiatici attraverso gasdotti direttamente controllati, la Russia avrebbe gioco facile a mantenere la propria egemonia energetica sull'Unione Europea. Inoltre, con un'Europa incapace di contare su diverse fonti di energia e di approvvigionamento, i russi potrebbero competere indisturbati come superpotenza mondiale con Cina, India e Brasile, e relegare l'Unione Europea ai margini dell'economia di un Mondo sempre più globalizzato.

Nonostante il quadro quasi desolante, in Europa c'è chi cerca soluzioni alternative al monopolio indisturbato della Russia. Oltre al piano avviato dalla Commissione Europea per trasportare direttamente in Europa gas acquistato da Azerbajdzhan e Turkmenistan - per il quale Bruxelles ha già firmato accordi con Baku e Ashgabat, ma che è ostacolato da interessi di varia natura: spesso sostenuti dai russi - ad essersi mossa è stata la Lituania, la quale, sabato, 4 Marzo, ha firmato un accordo con la Norvegia per il noleggio in leasing del terminale mobile Hoegh.

La nave, capace di convertire 3 miliardi di metri cubi annui di gas liquido allo stato aeriforme ed immetterlo nel sistema dei gasdotti della Lituania, sarà affittata dalla compagnia lituana Klaipedos Nafta al costo di 680 Milioni di Dollari per dieci anni, dopo i quali Vilna avrà il diritto a rilevarne la proprietà. Come illustrato dal Ministro dell'Energia lituano, Arvidas Sekmokas, l'accordo con la Norvegia è fondamentale per diminuire la quasi totale dipendenza energetica dalla Russia, da cui, parimenti alla Polonia, la Lituania è obbligata ad acquistare il gas a prezzi ben superiori alla media UE.

Rilevante è anche la proposta della Romania, che, dopo la scoperta di un giacimento di gas naturale nel Mar Nero dalla capienza di 43 Miliardi di metri cubi, ha progettato non solo il suo utilizzo per diminuire le importazioni dalla Russia, ma anche la sua esportazione agli altri paesi dell'Unione Europea. Dinnanzi alla conferma della natura del serbatoio sottomarino, martedì, 6 Marzo, il Presidente romeno, Traian Basescu, ha dichiarato che Bucarest si presenterà non solo come Stato autosufficiente, ma anche come garanzia per le forniture al resto dell'UE.

Infine, sempre il 6 Marzo, Grecia, Israele e Cipro hanno preventivato la firma di un memorandum per la cooperazione in campo energetico. Secondo il progetto, Atene, Tel Aviv e Nicosia intendono unire gli sforzi per lo sfruttamento dei bacini israeliani, ed il trasporto del gas dal Mar Mediterraneo orientale fino al Vecchio Continente. Secondo le stime degli esperti, la questione potrebbe riguardare nel complesso 284 Milioni di barili.

Matteo Cazzulani

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