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LA RUSSIA MONOPOLISTA CONTROLLA I GASDOTTI: POLONIA E UCRAINA RIDOTTE A SATELLITI ENERGETICI

Per reagire al monopolio di Mosca sulla compravendita di gas, Kyiv firma contratti con Berlino per l'acquisto di gas dalla Germania e lo sfruttamento in senso inverso delle proprie condutture. Il precedente simile di Varsavia rende difficile la realizzazione del progetto, e l'egemonia del monopolista russo, Gazprom, adesso forte anche a Copenhagen, mette a serio repentaglio l'indipendenza politica e la sicurezza nazionale dei Paesi dell'Unione Europea, con l'Italia in primo luogo
LA RUSSIA MONOPOLISTA CONTROLLA I GASDOTTI: POLONIA E UCRAINA RIDOTTE A SATELLITI ENERGETICI

Il controllo dei gasdotti da parte della Russia monopolista in Europa

Invertire il flusso dei gasdotti per ribaltare gli equilibri nelle trattative per il gas. La tattica approntata dall'Ucraina per cercare uno sconto sulle tariffe per l'oro blu dalla Russia è stata riportata dall'autorevole Dzerkalo Tyzhnja nell'edizione di Domenica, 11 Marzo.

Secondo questa fonte tradizionalmente ben informata, il colosso energetico nazionale di Kyiv, Naftohaz, avrebbe stipulato un accordo con la compagnia tedesca RWE per l'acquisto di gas dalla Germania, e per il suo trasporto in Ucraina per mezzo dello sfruttamento dei propri gasdotti, che finora hanno trasportato il gas dalla Russia ai Paesi dell'Europa Occidentale, in senso inverso, ossia da ovest verso est. Ciò malgrado, ridotte sono le possibilità di realizzare questo piano.

A conferma è il recente precedente polacco. Costretta a pagare la bolletta più alta per l'importazione del gas russo rispetto agli Paesi dell'UE, anche la Polonia ha deciso di acquistare oro blu dalla Germania e di trasportarlo nel proprio territorio per mezzo dello sfruttamento inverso del gasdotto Jamal-Europa, ma la compagnia EuRoPolGaz, padrona della conduttura e direttamente controllata da Gazprom, ha imposto una tassa di transito che ha vanificato la convenienza dell'affare con i tedeschi.

La situazione di Kyiv è davvero compromessa. In cambio della concessione di uno sconto sulle forniture di oro blu, il monopolista russo, Gazprom, sta cercando di ottenere dall'Ucraina la cessione della gestione totale o parziale della rete dei suoi gasdotti nazionali.

Inoltre, da circa un anno la Russia ha attuato una campagna di rinnovo dei contratti con i maggiori enti europei, ai quali, in cambio del ritocco al ribasso delle tariffe, ha imposto opzioni sul controllo delle infrastrutture di diversi Paesi UE.

Finora, i russi sono riusciti a realizzare questo piano in Francia, Germania, Slovacchia, Austria, e Slovenia: ossia in quei Paesi da cui il gas venduto dai tedeschi deve transitare per raggiungere l'Ucraina che, così, si troverebbe sempre a dover dipendere dal monopolista russo.

Di pari passo, la Russia ha avviato l'espansione  anche nella Danimarca, Presidente di turno dell'Unione Europea, con la firma di un memorandum con la compagnia danese Dong Energy, leader nel settore dell'eolico, e presente con diversi progetti anche in Svezia, Olanda e Gran Bretagna.

Il monopolio della Russia sulla compravendita di gas e sul controllo delle infrastrutture deputate al trasporto interessa in primo luogo l'Italia, la quale, fortemente dipendente com'è dal gas russo, riceve l'oro blu da Mosca proprio attraverso l'itinerario slovacco-sloveno-austriaco.

Infatti, lo scorso febbraio, quando, per forzare le trattative con l'Ucraina per ottenere da Kyiv la cessione dei suoi gasdotti nazionali, la Russia ha tagliato l'invio di gas verso l'Europa Occidentale - per Mosca il controllo delle condutture ucraine è un passo fondamentale per collegare le proprie condutture a quelle già gestite in Slovacchia - l'Italia, a dispetto di quanto si è creduto, non è riuscita a compensare il deficit del carburante di Gazprom con le importazioni dall'Algeria.

Un rimedio è il piano di indipendenza energetica concepito dalla Commissione Barroso per importare gas dal Bacino del Mar Caspio con infrastrutture che non sono controllate da Gazprom.

Tuttavia, pur avendo già raggiunto accordi con Azerbajdzhan, Turkmenistan, Georgia e Turchia per l'acquisto e il trasporto di oro blu dal Centro-Asia, il progetto UE è contrastato da Germania e Francia, le quali, all'interesse generale di Bruxelles, preferiscono condurre una politica energetica autonoma, assecondare la Russia monopolista con la sua politica di divide et impera, mirato a mantenere la propria egemonia nel Vecchio Continente e, così, mettere a serio repentaglio l'indipendenza nazionale dell'Europa e la sicurezza energetica dei suoi Paesi

In questo, anche l'Italia ha le sue responsabilità, in quanto, nonostante la forte dipendenza dall'unico fornitore russo, il colosso nazionale ENI è il principale partner di Gazprom nella realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto è progettato sul fondale del Mar Nero per rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e la nostra Penisola, e ha lo scopo di neutralizzare la corsa dell'Unione Europea alle risorse del Centro-Asia e di impedire a Bruxelles la diversificazione le proprie forniture di gas naturale.

Matteo Cazzulani

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