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Ai Presidenti delle Regioni: no a 12 nuovi inceneritori, esistono alternative migliori

Una quarantina di associazioni della Pianura padana lanciano un appello a tutti i Presidenti delle regioni italiane perchè si oppongano al progetto del Ministro dell'ambiente Galletti di avviare a costruzione 12 nuovi inceneritori per fronteggiare "l'emergenza" rifiuti. In forza dell'articolo 35 della Legge " Sblocca Italia" il Governo non solo consolida gli inceneritori esistenti in Italia inserendoli nella Rete Integrata nazionale, ma si dispone a imporre un Decreto per aggiungere 12 nuovi inceneritori a quelli esistenti, ricorrendo a una tecnologia a caldo già superata dalle nuove tecnolgie a freddo che, invece di bruciare i rifiuti, li recuperano, riusano, riciclano. Le associazioni chiedono ai Presidenti delle regioni di schierarsi a favore di queste nuove tecnologie che non inquinano, non danneggiano la salute e creano più posti di lavoro. Soprattutto ricordano ai Presidenti il principio democratico della poliarchia: non si costruisce una nuova qualità dello sviluppo premiando le oligarchie aggrappate ai vecchi schemi industriali, ma valorizzando il protagonismo degli attori istituzionali ed economici diffusi nei territori ormai pronti a praticare" l'economia circolare" e le nuove piattaforme industriali della Fabbrica dei materiali.
Ai Presidenti delle Regioni: no a 12 nuovi inceneritori, esistono alternative migliori

Anche la salute tra i No agli inceneritori

Lettera ai Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome

 

Caro Presidente,

 

nei prossimi giorni, in ossequio al dettato legislativo che prevede il momento della “consultazione” in vista di provvedimenti di interesse regionale che il Governo intende assumere, è convocata la Conferenza Stato-Regioni circa lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri «recante l'individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché l'individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante realizzazione di impiantidi incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilabili, predisposto ai sensi dell'art. 35, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164.».

 

Il giorno 5 settembre 2015 le associazioni sottoscritte si sono riunite in assemblea a Cremona per dibattere sul merito dello Schema di Decreto e, in particolare, sull'art. 5, Tabella C che precisa dove costruire ben altri 12 nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti: 3 nel Nord, 4 nel Centro, 3 nel Sud e 2 nelle isole.

 

 

Vi rivolgiamo un appello

 

Con questo documento indirizziamo soprattutto un Appello a ciascun Presidente e a tutti i Presidenti delle Regioni italiane ad opporvi risolutamente a questo provvedimento e ad avanzare proposte alternative, più sostenibili sul piano sociale ed ambientale, ormai possibili da realizzare viste le innovazioni tecnologiche in corso.

Sappiamo bene che formalmente, secondo la lettera dell'articolo 35, il parere che siete chiamati ad esprimere non è vincolante e che questa consultazione potrebbe ridursi a semplice gioco delle parti: le Regioni si limitano a verbalizzare la loro contrarietà, il Governo si assume la responsabilità di esautorarvi e di decidere al posto vostro.

Siete e siamo tutti messi di fronte ad una forzatura centralistica già tentata con l'articolo 25 della Legge che prevedeva il ritorno del nucleare civile in Italia. Una nuova imposizione dall'alto, un modello esclusivamente discendente che trsformerebbe le Regioni e i territori in meri esecutori, senza tenere conto delle reali esigenze di rinnovamento della società italiana e di innovazione della nostra economia.

In molte vostre dichiarazioni pubbliche ci è sembrato di cogliere la piena consapevolezza da parte vostra che gli inceneritori non sono più la chiave di volta per la soluzione della gestione rifiuti, perchè la vera priorità è il recupero di materia su cui l'intera filiera rifiuti dovrebbe ormai essere orientata per recuperare materie prime indispensabili all'industria italiana, impedire emissioni di CO2, limitare il fabbisogno di discariche per le scorie e le ceneri provenienti dal trattamento dei rifiuti.

 

Per questo vi chiediamo un gesto di responsabilità che difenda le legittime ragioni dell'autonomia e della programmazione regionale in tema di raccolta differenziata e gestione dei rifiuti come risorsa non da “bruciare” ma da riutilizzare, recuperare, riciclare.

 

Per questo vi chiediamo di bocciare e respingere uno Schema di Decreto che ricaccia l'Italia indietro, prigioniera di una tecnologia, quella dell'incenerimento, che va superata anche in coerenza con i nuovi paradigmi che l'Europa indica e suggerisce su questo terreno. Tenendo conto che i nuovi inceneritori potranno anche ricevere agevolazioni e finanziamenti, ma alcune autorizzazioni sono in capo alle Regioni e alle autonomie locali e che le utility sono “partecipate” dagli Enti Locali che, a loro volta, rispondono democraticamente ai cittadini dei loro territori. Tenendo conto che, per gli inceneritori esistenti, l'art. 35 può anche imporre l'arrivo extraregionale dei rifiuti da incenerire, ma la titolarità della proprietà degli inceneritori non viene trasferita ad alcuna Autorità centrale e, dunque, rimane nella disponibilità delle Società partecipate e degli Enti territoriali attuali.

Quella che propone con l'art. 35 il Ministro Galletti è una “gigantesca sanatoria” per tutti gli inceneritori esistenti, promossi artificiosamente ad impianti di recupero energetico (nonostante le evidenze relative alle basse efficienze energetiche, che solo fattori di correzione e calcoli artificiosi possono sanare in modo assai poco convincente), dimenticando gli impegni che come Paese siamo chiamati ad assumerci sui cambiamenti climatici.

Credibilità e coerenza con le nuove sfide globali dovrebbero essere i termini con cui l'Italia si presenta a Parigi alla prossima Conferenza mondiale sul clima.

 

Proporre, con lo Schema di Decreto, 12 nuovi inceneritori da costruire comporta “eternizzare”, non solo privilegiare, la modalità dell'incenerimento, apparentemente favorendo le attuali dirigenze delle utility italiane, in realtà condannandole a vivere di pigrizia progettuale e di inerzia colpevole in una fase di transizione da vecchi a nuovi modelli di smaltimento.

Proporre 12 nuovi inceneritori significa prolungare indefinitamente la cosiddetta “emergenza” rifiuti perchè si disincentiva la riduzione alla fonte e la raccolta differenziata e si mostra scarsa considerazione verso quella parte di cittadini che si sente coinvolta nell'impegno civile di collaborare ad aumentarne percentuale ed efficacia.

L'infrastutturazione nella direzione dell'incenerimento richiederebbe come conseguenza piani finanziari con ritorni degli investimenti a 20 o 30 anni, e l'unico modo per garantire i flussi di materiale (unica garanzia finanziaria per tali grandi investimenti) è quello di non dispiegare appieno il potenziale della raccolta differenziata, e con essa i suoi effetti virtuosi economici, produttivi, occupazionali.

Infatti gli inceneritori, vecchi o nuovi che siano, devono essere alimentati con continuità e con quantità costanti nel tempo, generando interesse economico a non accrescere la raccolta differenziata o provocando ulteriore fabbisogno di importazione di rifiuti. Anche nel caso degli inceneritori a maggior recupero energetico questa mancata possibilità nel recupero della materia genera un saldo energetico negativo. Perdiamo per sempre questa materia, cioè la vera e propria miniera urbana del futuro sia sul piano dei materiali sia dal punto di vista dell'energia.

Per questo le associazioni scriventi vi chiedono di non accettare né subire la logica dell'art. 35 e di non offrire alcuna stampella ad uno Schema di Decreto che vi esautora e, come massima contropartita, vi può solo rendere subalterni e corresponsabili di una scelta sbagliata. Sbagliata perchè scavalca l'autonomia e la programmazione regionale, perchè ripropone soluzioni superate che hanno effetti negativi sia sulla salute dei cittadini che sull'ambiente, perchè soprattutto non ha né il coraggio né la lungimiranza di avanzare proposte innovative e alternative all'incenerimento di cui esistono già significativi esempi concreti.

 

Abbiate voi il coraggio di utilizzare le competenze che la Costituzione ancora vi riconosce e assegna per proporre un Piano più avanzato e responsabile che sostituisca la tecnologia dell'incenerimento con le più moderne e sostenibili tecnologie a freddo, indirizzate prioritariamente al recupero di materia anche dai rifiuti residui, e dunque flessibilmente convertibili - a differenza degli inceneritori - per trattare sempre più materiali da raccolta differenziata, e sempre meno rifiuto indifferenziato. Un Piano complessivo che affronti la questione dei rifiuti anche a monte, diminuendone la produzione e, a valle, favorendo la nascita di Distretti industriali del recupero di materie prime-seconde.

 

Così facendo, rendereste un servizio non solo ai territori che rappresentate, ma all'Italia intera.

Sapete bene che non sarà certo il “modello discendente”, che vorrebbe imporre l'art. 35, a tener unito e solidale il nostro Paese.

Chiediamo a voi Presidenti di tutte le Regioni italiane di essere protagonisti di un “modello ascendente” di gestione e di smaltimento dei rifiuti. Così non si lascerà crescere malcontento, delusione, disgregazione.

 

Allegati

 

Basta inceneritori: le nostre ragioni di critica al Decreto-legge

 

Noi esponenti di associazioni di volontariato sociale, civile, ambientale, sostenuti moralmente dalla condivisione delle nostre ragioni da parte di molte autorevoli personalità del mondo scientifico, siamo in grado di dimostrare che questo Schema di Decreto si fonda su valutazioni errate sia dal punto di vista tecnico che da quello economico, sia da quello della salute dei cittadini che della tutela dell'ambiente.

Dunque un documento poco corretto sotto diversi profili:

 

A) sul piano generale, perchè presuppone che il rifiuto urbano residuo (RUR) debba comunque passare attraverso sistemi di trattamento termico (incenerimento ed affini). Ma non c'è niente, assolutamente niente che attesti un tale obbligo nelle Direttive UE, citate senza alcun fondamento in diverse parti del Documento, quasi a giustificare che una tale strategia sbagliata sia imposta dalle strategie comunitarie.

Non è così, e i tecnici del Ministero in nome di un minimo di deontologia professionale dovrebbero spiegare pubblicamente queste “acrobazie normative” (e le relative dannose conseguenze, in termini di effetti negativi e contraddizioni, con le strategie di medio termine).

 

B) nel merito tecnico, perchè tanti passaggi di calcolo sono assolutamente errati, artificiosamente errati, al solo scopo strumentale di massimizzare le necessità di ulteriore incenerimento. Come quando ad esempio:

 

  • si assume il conseguimento del 65% di RD (e non un decimo di percentuale di più come se tale livello fosse l'orlo del burrone e non la porta per ulteriori scenari virtuosi, scenari che noi sappiamo si aprono sempre, quando si consolidano schemi basati su RD porta a porta e tariffazione puntuale!)

 

  • non si tiene conto di quei Piani Regionali che già da tempo prevedono comunque obiettivi di RD superiori, ed in certi casi (es. Veneto) marcatamente superiori: le Regioni verranno costrette a rivederli al ribasso?

 

  • non vengono minimamente considerati gli effetti di programmi di prevenzione, che sono però resi obbligatori dalla Direttiva 2008/98 (e qui la citazione delle Direttive da parte del documento si fa decisamente strabica, e l'impianto del documento ci mette a rischio infrazione quando invece dichiara di volerla evitare)

 

  • si assume una produzione del 65% di CSS dagli impianti di pretrattamento (dato artificiosamente al rialzo, rispetto alla realtà degli stessi impianti di preparazione CDR/CSS che noi giudichiamo negativamente

 

  • non si prevedono assolutamente scenari operativi alternativi, come gli impianti a freddo con recupero di materia (cosiddette “Fabbriche dei Materiali”) che non solo sono praticabili e praticati, ma si stanno diffondendo nelle programmazioni locali in molte parti d'Italia e sono in grado di creare molti posti di lavoro

 

  • non viene indicata la via del compostaggio domestico come azione diffusa in grado di trasformare in ottimo compost almeno il 15% dei rifiuti direttamente nel luogo dove vengono prodotti.

 

C) sul piano della prospettiva, perchè non si prendono neanche in minima considerazione gli scenari incrementali di recupero materia attualmente in discussione a livello UE, nel corso del dibattito sulla “Economia Circolare” e che, con ogni probabilità, porteranno ad un aumento degli obiettivi di recupero materia (70% rispetto all'attuale 50%, assunto dallo Schema di Decreto). È ben difficile spiegare allora come la cosa potrà coesistere con una situazione ad infrastrutturazione “pesante” rappresentata da impianti di incenerimento che richiedono alimentazione con flussi di RUR garantiti per 20-30 anni. Lo stesso errore fatto neglia anni '90 dai Danesi, che tuttavia se ne sono accorti e non a caso hanno adottato una strategia nazionale di gestione delle risorse che prevede ora una “exit strategy” dall'incenerimento al grido di “ricicliamo di più, inceneriamo di meno”.

Analogo discorso vale per i cementifici che, se autorizzati all'utilizzo di CSS, portano ad un'inversione del percorso virtuoso previsto dagli scenari europei del recupero di materia rispetto al recupero di energia.

 

Ci sembra evidente che non possiamo fermare l'incremento della raccolta differenziata in Italia non solo perchè è un esercizio virtuoso da parte dei cittadini ma perchè la raccolta differenziata per il riciclo/riuso consente

 

  • la produzione con il compostaggio di prezioso fertilizzante naturale

 

  • il recupero delle materie prime-seconde che è strategicamente importante per il sistema industriale perchè realizza un effetto calmiere nel mercato appunto delle materie prime, come chiaramente auspicato dal mondo imprenditoriale (Centro Studi Confindustria, CSC Working Paper n. 60, giugno 2011).

 

  • la conservazione dell'energia grigia dei materiali recuperati, ossia di quella necessaria per estrarli, raccoglierli, trasformarli, produrli, trasportarli.

 

Insomma il ritmo crescente con cui procede la raccolta differenziata (+ 700 mila tonnellate nel 2014) e la diminuzione della produzione pro capite 487 kg/p.c. anno 2013 (- 9,25% dal 2010 al 2013) autorizza a pensare ad un annullamento nell'arco di solo qualche anno del “Fabbisogno residuo di incenerimento nazionale” individuato nello Schema di Decreto in 2,481 milioni di tonnellate.

 

D) sul piano della salute perchè gli inceneritori, anche di nuova progettazione, pur rispettando i limiti di legge, emettono comunque al camino, oltre che i pericolosissimi microinquinanti (polveri sottili e diossine), i macroinquinanti come gli ossidi di azoto, precursori delle cancerogene PM10 che ammorbano buona parte delle nostre città, senza una reale garanzia di terzietà nei controlli, nonché i gas climalteranti come la CO2 che nella produzione di energia elettrica risulta essere la più alta, superiore addirittura a quella del carbone una volta che si ha attenzione alle basse efficienze di conversione energetica dell'incenerimento dei rifiuti, come dalla nota tabella fornita dalla “Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici”.

Un pericolo analogo è rappresentato dai cementifici autorizzati a bruciare CSS i cui limiti emissivi sono, tra l'altro, superiori per gli inquinanti gassosi a quelli degli inceneritori.

 

E) sul piano di un europeismo coerente perchè l'Italia dovrebbe posizionarsi sulle nuove frontiere dell'innovazione sociale e tecnologica, mentre la costruzione di 12 altri inceneritori contraddice l'auspicio espresso dal Parlamento europeo sull'abbandono di questa modalità entro il 2020 (Risoluzione del Parlamento Europeo in materia di rifiuti di plastica del 14/1/2014).

 

Sì a Piani Regionali innovativi

 

Per quanto finora esposto, le associazioni firmatarie si impegnano a sostenere quei Piani Regionali che prevedano questi obiettivi prioritari:

 

  • progettazione e costruzione di soluzioni alternative agli inceneritori che il Parlamento dell'UE auspica vengano dismessi entro il 2020 per quanto riguarda tutti i materiali riciclabili/compostabili;

 

  • opzione preferenziale per la nuova impiantistica: andrebbero previsti a livello nazionale decine di nuovi impianti di compostaggio/digestione anaerobica per la Forsu di qualità (ad una valutazione preliminare, servono ancora 4 milioni di tonnellate di capacit0à complessiva per la valorizzazione degli scarti organici da raccolta differenziata, settore in cui il nostro Paese ha sviluppato modelli di raccolta che fanno da riferimento in ambito internazionale per la loro efficacia), mentre si dovrebbe procedere all'adeguamento degli impianti di TMB esistenti per riqualificarli nell'ottica della “fabbrica dei materiali”;

 

  • avvio di una urgente ed innovativa “economia circolare” affidando alle utility a preminente azionariato pubblico il compito di soggetto trainante;

 

  • stop al progetto di costruire altri 12 inceneritori in Italia, da circa 200 mila ton/anno, visto che il supposto “fabbisogno residuo” è di 2,5 milioni di tonnellate. Progetto, peraltro, in contrasto, con riferimento ai pericolosi inquinanti di dimensione 2,5 µm e inferiori, con il principio sancito al 18º punto della Direttiva 2008/50/Ce circa il rilascio delle V.I.A.;

 

  • messa in campo di una collaborazione virtuosa tra istituzioni regionali e locali, tra pubblico e privato, tra Centri di ricerca, Università e reti della cittadinanza attiva per condividere visioni, cultura e percorsi che inseriscano il tema rifiuti nella sfida quotidiana di nuovi stili di vita, dal risparmio energetico al compostaggio domestico, e nella grande sfida globale dei cambiamenti climatici, della green economy, nella prospettiva della smart city e dello smart territory. A questo fine le associazioni dell'ambientalismo e del volontariato sociale si impegnano, su base volontaria, a costituire una “rete di scopo” in grado di avanzare piattaforme innovative.

 

Promuovono dal territorio cremonese:

 

AmbienteScienze, CreaFuturo, Acli, Arci, A Tutto Compost, Andiamo Oltre, Democratici per Cremona, Partecipolis, le sezioni cremonesi di Legambiente, Italia Nostra, WWF, Medici per l'Ambiente ISDE Cremona, Comitato Acqua Pubblica di Cremona, Persona-Ambiente, Salviamo il Paesaggio cremonese e casalasco-piadenese, Casalmaggiore la nostra casa.

 

Hanno aderito all'iniziativa :

 

Rete Rifiuti Zero Lombardia, Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero, Comitato ecologico Inceneritore Ambiente di Borsano ( Varese), Comitati dismissione inceneritore ACCAM ( Busto Arsizio), Comitato Rifiuti Zero Busto Arsizio, Ecoistituto Valle del Ticino, Comitato per l'Alternativa all'inceneritore di Desio, Comitato di quartiere San Giovanni Battista di Desio, Comitato di quartiere San Giorgio di Desio, Comitato di quartiere Stazione Sacro Cuore di Desio, Comitato di quartiere Spaccone di Desio, LNA La Nostra Aria comunità Isola di Bergamo, Associazione per l'ambiente Sotto il Monte Solare, Comitato Rispettiamo e valorizziamo il territorio No inceneritore a Retorbido ( Pavia), Ambiente e Sviluppo di Mantova, Cittadini per il riciclaggio di Brescia, NOInceneritore di Brescia, Comitato provinciale Rifiuti Zero di Brescia, Forum per il ciclo dei rifiuti sostenibile di Brescia, Associazione italiana esposti all'amianto di Turbigo ( Milano), Cittadini per l'aria di Milano, NO inceneritore Vercelli, Medicina Democratica di Alessandria, Legambiente di Piacenza, Comitato Basta nocività in Val d'Arda, Comitato Aria pulita in Val d'Arda, Ecoistituto di Faenza ( Ravenna), Associazione ambientalista Eugenio Rosmann di Monfalcone (Trieste).

 

Con il sostegno ufficiale di:

 

Movimento Zero Waste, Legambiente nazionale, Greenpeace Italia, Medici per l'ambiente ISDE Italia, Medicina Democratica, Centro ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell'Istituto Ramazzini.

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