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GREGGIO: L'IRAQ PREFERISCE LA CINA A RUSSIA ED USA

Il Governo iracheno minaccia il monopolista russo Gazprom per i contatti diretti con le Autorità locali curde, mentre per la medesima ragione il colosso statunitense Exxon abbandona il secondo giacimento del Paese. In crisi anche i rapporti con i turchi.
GREGGIO: L'IRAQ PREFERISCE LA CINA A RUSSIA ED USA

Giacimenti di Greggio

Via i russi e gli americani dall'oro nero dell'Iraq per colpa dei curdi. Nella giornata di giovedì, 8 Novembre, il rappresentante governativo iracheno Faycal Abdullah, ha dichiarato la necessità di estromettere il monopolista statale energetico russo Gazprom dallo sfruttamento dei giacimenti curdi.

Come riportato dalla AFP, Bagdad ritiene che per quanto riguarda lo sfruttamento dei giacimenti di greggio ubicati nel Kurdistan le compagnie debbano trattare direttamente con il Governo centrale iracheno, e non con le Autorità politiche della provincia autonoma.

Gazprom, che non ha commentato l'aut-aut posto dal Governo iracheno, possiede l'80% dei diritti di sfruttamento del giacimento curdo Badra grazie ad un contratto firmato nell'Agosto 2012 con le autorità politiche della provincia autonoma del Kurdistan.

La medesima situazione rispetto a  quella che ha interessato il monopolista russo ha riguardato il colosso USA Exxon, che, nella giornata di Domenica, 11 Novembre, ha rinunciato allo sfruttamento del Kurna 1: il secondo giacimento di greggio del Paese.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, il Kurna 1, ubicato nella Provincia Autonoma del Kurdistan, ha costretto la Exxon a firmare un accordo per il suo sfruttamento con le Autorità locali curde nel Gennaio 2010.

All'atto è seguita la protesta di Bagdad, che ha riconosciuto l'accordo illegale, ed ha provocato il disimpegno da parte del colosso energetico USA, che ha già avviato trattative con la British Petroleum e la compagnia russa Lukoil per la cessione dei diritti di sfruttamento del Kurna 1.

Situazione incerta è anche quella della compagnia energetica turca TPAO. Per ragioni ancora inspiegate, come riporta la Reuters, essa è entrata nel mirino del Governo iracheno, che ha promesso l'esproprio del 30% dei diritti di sfruttamento di uno dei giacimenti iracheni in favore della compagnia Kuwait Energy.

Oro nero iracheno per la Cina

Una spiegazione alla decisione dell'Iraq è data dal rapporto dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, che ha evidenziato come Bagdad possa diventare il primo paese esportatore di greggio per la Cina.

Secondo le stime AIE, il ponte tra Pechino e Bagdad è destinato a rafforzarsi nel 2035, quando l'Iraq supererà la Russia ed insidierà al primo posto l'Arabia Saudita per quanto riguarda l'esportazione dell'oro nero.

La Cina, superpotenza affermata, ha un fabbisogno crescente di energia, che un incremento delle esportazioni irachene potrebbe soddisfare fornendo una garanzia allo sviluppo economico ed industriale di Pechino.

Matteo Cazzulani

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