Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali
Fatti riconoscere
This Logo Viewlet registered to qPloneSkinBusiness4 product
Tu sei qui: Home Democratici Nel Mondo CLIMA AMBIENTE ENERGIA GUERRA DEL GAS: MEZZA EUROPA CONTRO LA RUSSIA

GUERRA DEL GAS: MEZZA EUROPA CONTRO LA RUSSIA

Il colosso energetico polacco, PGNiG, denuncia il monopolista russo, Gazprom, all'Arbitrato di Stoccolma per le alte tariffe politiche applicate alla Polonia. Per la medesima ragione, la Lituania esclude Mosca dalla gestione dei propri gasdotti, mentre la Romania cerca nuovi giacimenti nel Mar Nero. Sempre più compromessa la posizione dell'Ucraina: isolata a livello internazionale e vittima degli appetiti imperiali del Cremlino
GUERRA DEL GAS: MEZZA EUROPA CONTRO LA RUSSIA

La dipendenza dell'Unione Europea dalla Russia

E' la prima volta che un'ente dell'Europa Centrale porta Gazprom in tribunale. Nella giornata di martedì, 21 Febbraio, la compagnia nazionale energetica polacca PGNiG ha aperto un contenzioso con il monopolista russo del gas presso l'Arbitrato Internazionale di Stoccolma. Se questo procedimento giudiziario si chiuderà con una condanna per Mosca, le casse di Varsavia conteranno sulla restituzione di un'ingente quantità di danaro.

Come riportato dall'autorevole Gazeta Wyborcza, Gazprom è stata denunciata per non avere voluto rinegoziare gli accordi per le forniture di gas con la Polonia stretti nel 1996. Alcune clausole del contratto prevedono la possibilità di rinnovare l'accordo qualora uno dei due firmatari ne evidenzi il bisogno, come verificatosi nell'autunno del 2010. Allora, PGNiG ha richiesto la revisione al ribasso delle tariffe che, ancora oggi, per la Polonia sono più care rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea.

Gazprom ha varato una politica di revisione dei contratti con i partner europei orientata ad un deciso ribasso delle tariffe compensato da un consistente prolungamento della loro durata. Tuttavia, ad essere coinvolte in questo piano sono state solo le principali compagnie dell'Europa occidentale - tra cui le tedesche E.On e Wingas, la slovacca SPP, la francese Suez-Gaz de France, e l'italiana Edison - ma non quelle dell'Europa Centrale, le quali, malgrado la maggiore vicinanza geografica, sono state costrette ad acquistare l'oro blu russo a prezzi paradossalmente superiori.

Secondo analisti e politologi, il comportamento del monopolista russo è dettato dalla precisa volontà di Mosca di mantenere la propria egemonia energetica, e quindi anche politica, sul Vecchio Continente. Divisi tra Paesi "premiati" con uno sconto sulle tariffe per la loro fedeltà - Germania e Francia - e Stati "puniti" per avere sempre contrastato l'imperialismo russo - Polonia, Lituania e Romania - i 27 dell'UE, gli uni contro gli altri, restano pur sempre fortemente dipendenti dal gas del Cremlino.

Oltre ai polacchi, a ribellarsi a tale situazione sono stati anche lituani e romeni. In Lituania, il governo ha applicato alla lettera la legislazione europea che prevede l'esclusione di monopolisti extraeuropei dalla gestione dei gasdotti del Vecchio Continente, e, così, ha escluso Gazprom dal mercato energetico nazionale.

Come ribadito a più riprese, tale misura è stata provocata non solo dall'approvazione del Terzo Pacchetto Energetico - legge di Bruxelles che, per l'appunto, istituisce la liberalizzazione dei gasdotti dell'Unione Europea senza la compartecipazione unica di enti registrati al di fuori dell'UE - ma anche dalle alte tariffe per l'acquisto di gas che Gazprom, differentemente che nei confronti degli altri Paesi Baltici, ha imposto a Vilna.

La Romania, invece, ha deciso di puntare sul maggiore sfruttamento dei propri giacimenti di gas naturale che, come confermato mercoledì, 22 Febbraio da un'indagine delle compagnie specializzate americana Exxonmobile e dell'austriaca OMV Petrom, nel Mar Nero possiede in ingenti quantità.

Come riportato dall'autorevole Mediafax, il Presidente romeno, Traian Basescu, ha illustrato la necessità per il suo Paese di puntare sulle proprie risorse naturali per superare situazioni di emergenza climatica senza dipendere dalle condizioni dell'unico fornitore russo. Dalla capienza di 84 Miliardi di metri cubi di gas, situato a 3 Mila metri di profondità, il giacimento consentirebbe a Bucarest l'autosufficienza per tre anni consecutivi.

La scoperta energetica della Romania chiama in causa un'altro Paese che da tempo sta combattendo le ambizioni imperiali e monopoliste della Russia, ovvero l'Ucraina. Infatti, il giacimento di gas nel Mar Nero si trova ad ovest dell'Isola dei Serpenti: territorio in passato conteso in sede giudiziaria internazionale tra Kyiv e Bucarest, la quale, nel 2009, è risultata, alla fine, vincitrice.

L'Ucraina è legata a Gazprom da un contratto oneroso basato su tariffe livellate allo standard europeo che, ad oggi, obbligano Kyiv a pagare una bolletta ben più cara persino di quella imposta alla Polonia. La firma di tale accordo è figlia dell'ultima Guerra del Gas del Gennaio 2009, quando Mosca, per destabilizzare il governo arancione filo-europeo di Julija Tymoshenko, ha interrotto le forniture di oro blu verso il territorio ucraino, e, nel contempo, ha lasciato a secco l'intera Europa centro-meridionale.

Pur di rinnovare l'invio di gas per scaldare il suo Paese, e garantire all'Unione Europea un inverno al caldo, Julija Tymoshenko ha accettato gli alti prezzi imposti dal monopolista russo: una decisione pagata molto caro, dal momento in cui, caduto il suo governo, l'anima del processo democratico - che in Ucraina ha preso il nome di "Rivoluzione Arancione" - è stata condannata al carcere proprio per avere firmato accordi ritenuti sconvenienti.

Nell'inverno 2011, la Russia ha posto la cessione a Gazprom della gestione dei gasdotti ucraini come unica condizione per la revisione al ribasso delle tariffe per l'acquisto di gas, richieste a più riprese dall'attuale Presidente, Viktor Janukovych. Il Capo di Stato ucraino, isolato com'è a livello internazionale dopo il trattamento riservato alla Tymoshenko e a un'altra decina di esponenti dell'Opposizione Democratica - parimenti arrestati per ragioni politiche - con tutta probabilità sarà costretto ad accettare il diktat di Mosca.

Tale scenario, tutt'altro che improbabile, comprometterebbe l'indipendenza energetica dell'Unione Europea e, con essa, la sicurezza nazionale di molti dei suoi Paesi membri: la gestione dei gasdotti ucraini permetterebbe a Mosca il collegamento diretto della propria rete infrastrutturale con quella già parzialmente posseduta grazie alla firma di specifici accordi con i Paesi interessati, di Germania, Francia, Austria, Slovenia, e Slovacchia.

Il controllo diretto delle infrastrutture attraverso le quali l'oro blu russo è importato in Europa, sommato all'egemonia di Gazprom nella compravendita del gas nel Vecchio Continente, neutralizzerebbe ogni tentativo di politica energetica indipendente approntato, con fatica, dalla Commissione Barroso, e renderebbe Bruxelles letteralmente vassalla dell'impero energetico del Cremlino monopolista.

Matteo Cazzulani

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Prove di coalizione, ma il Rosatellum è funzionale ad un futuro Governo Renzi-Berlusconi

di Paolo Bodini. Mentre le varie forze politiche si sentono già in campagna elettorale ed entro il mese di dicembre stringono i tempi per gli apparentamenti ( più che per vere e proprie coalizioni); mentre la temperatura sale e le polemiche si fanno più aggressive su tutti i media, il cittadino elettore è indotto a pensare che nel tripolarismo italiano i tre poli - Forza Italia con Salvini e Meloni, PD di Renzi con i suoi nuovi "cespugli", Movimento 5 Stelle - siano davvero alternativi tra di loro. Purtroppo non è così. Ad affossare la logica dell'alternanza viene in aiuto la nuova Legge elettorale, il Rosatellum, fatto passare in Parlamento a colpi di fiducia. Il Rosatellum è predisposto in modo da favorire, se non rendere inevitabile, l'accordo di Governo tra Renzi e Berlusconi. Ecco perchè. continua>>
Altro…