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LA COMMISSIONE EUROPEA VARA UNA STRATEGIA ENERGETICA COMUNE

I Paesi UE invitati a condividere i dettagli inerenti lo stato delle trattative con enti e compagnie registrati al di fuori dell'Unione Europea. Il provvedimento passa all'esame dei singoli governi, ma la continua espansione della Russia monopolista nel mercato del Vecchio Continente potrebbe rendere il documento un'iniziativa tardiva
LA COMMISSIONE EUROPEA VARA UNA STRATEGIA ENERGETICA COMUNE

Il Commissario Europeo all'Energia, Gunther Oettinger

La messa in comune delle informazioni come antidoto a politiche energetiche di corto respiro. Nella giornata di martedì, 28 Febbraio, la Commissione Europea ha varato un piano che obbliga i singoli Paesi dell'UE a comunicare a Bruxelles i dettagli legati alle trattative intraprese, in campo energetico, con soggetti registrati al di fuori del Vecchio Continente.

Come illustrato dal Commissario all'Energia, Gunther Oettinger, il provvedimento punta alla creazione di un mercato unico europeo anche nel settore dell'energia e, sopratutto, ha lo scopo di consolidare la posizione dei 27 Stati UE nelle trattative intavolate con forti monopolisti, che vedono la compravendita del gas, e la gestione dei gasdotti dell'Europa, come un Eldorado su cui lucrare. Spesso, a discapito degli interessi di Bruxelles.

Il voto della Commissione, tuttavia, non è nulla di definitivo, dal momento in cui ad esso segue una girandola di negoziati con i singoli Paesi per l'approvazione definitiva. Come riportato da diverse fonti del Parlamento Europeo, è forte il timore che alcuni Stati possano anteporre il proprio interesse a quello generale dell'UE, e bloccare l'iter di approvazione di un documento di importanza strategica.

Tra i Paesi indiziati figurano in primis Germania e Francia: legati alla Russia da contratti che consentono al monopolista russo, Gazprom, la gestione diretta, parziale o totale, dei gasdotti dei due Stati più influenti nell'Unione Europea. Inoltre, Berlino ha ottenuto sensibili sconti sul gas importato da Mosca, e ha sostenuto la Russia nella costruzione del Nordstream: gasdotto sottomarino che collega direttamente il territorio russo a quello tedesco, bypassa Paesi politicamente ostili al Cremlino come Polonia e Stati Baltici, e de facto, divide l'UE.

Parigi, dal canto suo, ha ottenuto sensibili ribassi sulla bolletta e compartecipazioni  coi russi in diversi progetti energetici nel Mondo: il tutto, in cambio del sostegno politico francese in sede europea alla realizzazione dei piani della Russia, seppur palesemente in contrasto con l'interesse generale di Bruxelles.

All'asse franco-tedesco si è aggiunta, lunedì, 27 Febbraio, anche la Slovenia. Trattative di alto livello, a cui hanno partecipato il Presidente e il Premier sloveni, Danilo Turk e Janez Jansa, ed il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, hanno cementato le relazioni energetiche tra Lubiana e Mosca, e confermato la partecipazione della Slovenia al Southstream.

Questo gasdotto è progettato dal Cremlino sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas direttamente l'Europa Occidentale e saltare, sul modello del Nordstream, Stati che si sono opposti alle politiche monopolistiche della Russia, come Romania, Moldova, e Ucraina.

Oltre a realizzare il divide et impera dell'Unione Europea, la costruzione del Southstream ha anche lo scopo di costringere i soggetti penalizzati dalla sua realizzazione alla cessione della gestione dei propri gasdotti nazionali a Gazprom, la quale, contando su infrastrutture già realizzate, potrebbe così mantenere l'egemonia sulla compravendita di gas in Europa senza costruire un gasdotto ex novo.

Accordi in tale direzione, oltre che da Germania e Francia, sono stati firmati da Slovenia, Austria e Slovacchia: fatto che ha gettato in allarme Repubblica Ceca e Italia.

La compagnia ceca Net4Gas, proprietaria dei gasdotti della Repubblica Ceca, si è detta preoccupata dalla possibile decisione da parte della tedesca RWE - da cui la Net4Gas è controllata, e che vanta rapporti stretti con i russi - del controllo parziale sul sistema infrastrutturale energetico di Praga. Una soluzione tutt'altro che peregrina: le condutture ceche sono collegate a quelle slovacche, slovene, austriache, e tedesche che Gazprom ha opzionato.

Il colosso energetico italiano ENI ha riaperto frettolosamente le trattative con Gazprom per la revisione dei contratti. Il rischio è che il monopolista russo rilevi il controllo sull'intera tratta dei gasdotti tramite la quale l'Italia importa la maggior parte del gas proveniente dalla Russia: una situazione da cui Roma non avrebbe scampo, al punto che lo stesso Amministratore Delegato del Cane a Sei Zampe, Paolo Scaroni, ha espresso la necessità di creare un mercato energetico unico europeo. De facto, allineandosi alle linee votate dalla Commissione.

I Paesi che invece hanno seguito e supportato i progetti di indipendenza energetica della Commissione Europea sono quelli dell'Europa Centrale: Polonia e Lituania in primo luogo.

Nel corso della presidenza di turno dell'UE, durante il secondo semestre del 2011, Varsavia ha dato linfa politica agli sforzi della Commissione Barroso per la firma di accordi per l'acquisto di gas dall'Azerbajdzhan, e per il suo trasporto diretto nel Vecchio Continente: progetto che, tuttavia, è frenato dalla concorrenza di diversi interessi. Inoltre, la Polonia ha aderito al piano per la costruzione di rigassificatori per importare in Europa oro blu acquistato da Irak e Qatar, e, così, diminuire la dipendenza dal carburante russo.

La Lituania ha sfruttato appieno la legge europea, e ha estromesso la presenza dei capitali di Gazprom dal proprio sistema infrastrutturale energetico. Costretta a rinegoziare con Mosca nuovi accordi per l'importazione di gas russo - da cui la Lituania, in attesa della realizzazione del terminale di Klaipeda, dipende al 90% - Vilna ha invitato al tavolo delle trattative anche esponenti della Commissione Europea, così da rafforzare la propria forza contrattuale e, nel contempo, dimostrare come l'interesse generale dell'UE valga molto di più rispetto a quello dei singoli Paesi.

Matteo Cazzulani

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