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Enzo Favoino " l'economia circolare dà valore ai rifiuti, non li brucia!"

Marco Pezzoni. A chi vuole approfondire la relazione che lega il trattamento dei rifiuti e l'economia circolare consigliamo di seguire in rete o sulla stampa le posizioni che va sviluppando Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Rifiuti Europa. Il ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza, l'istituto che per primo ha introdotto in Italia l'idea della raccolta differenziata dei rifiuti urbani, sa offrire una visione europea e una prospettiva concreta per superare gli inceneritori e adottare le nuove tecnologie a freddo di trattamento dei rifiuti, più ecologiche perchè non inquinanti e capaci di creare molta più occupazione. La cosa che può risultare più sorprendente per chi è ancorato a vecchi modelli è che questa scelta non solo è migliore dal punto di vista dell'ambiente e della salute dei cittadini, ma anche dal punto di vista economico: l'Italia e l'Europa importano il 60% delle materie prime. Per questo differenziare e recuperare i rifiuti come materie prime seconde per le nostre industrie manifatturiere invece che bruciarle negli inceneritori è la strategia più lungimirante.
Enzo Favoino " l'economia circolare dà valore ai rifiuti, non li brucia!"

Enzo Favoino, coordinatore scientifico Zero Waste Europa

Qui di seguito una sintesi delle posizioni di Enzo Favoino pubblicate sul settimanale "Il Piccolo".

I rifiuti sono una risorsa, sono le nostre “miniere”da cui estrarre e recuperare carta, plastiche, diversi tipi di metalli presenti negli elettrodomestici e nei cellulari, e la frazione organica per il compostaggio.

Ne sono ormai convinte le Istituzioni Europee : il Commissario europeo Vella, un conservatore maltese, in audizione presso il Parlamento italiano ha sottolineato che l'esigenza geopolitica dell'Europa è quella di puntare sull'economia circolare per essere sempre meno dipendente dalle importazioni di materie prime.

Nel gennaio 2017 la stessa Commissione Europea ha ufficialmente sposato la causa dell'economia circolare, cioè delle tre R , Riduzione, Riutilizzo, Riciclo dei rifiuti, escludendo gli inceneritori e termovalorizzatori dall'economia circolare e anzi chiedendo ai Governi nazionali di disincentivare il ricorso all'incenerimento, proponendo addirittura di sottoporlo a tassazione.

Ancora più ambizioso il Pacchetto sull'economia circolare discusso e proposto dal Parlamento europeo. Secondo Studi ufficiali europei, per la sola Italia l'adozione dell'economia circolare comporterebbe la creazione di 450.000 posti di lavoro, senza contare l'indotto.

Il fatto è, secondo Enzo Favoino, che questa è la prospettiva del futuro e ha ancora grandi potenzialità per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Negli anni '90 quando il consigliere regionale Monguzzi proponeva l'obiettivo del 25% per la raccolta differenziata, gli davano del pazzo. Quindici anni dopo è sembrato realistico proporre il 50% su base regionale e nazionale. Oggi è normale e credibile porsi l'obiettivo dell'80%.

Un freno ad aumentare la raccolta differenziata è stata la scelta di ricorrere agli inceneritori-termovalorizzatori perchè questi si alimentano con i rifiuti da bruciare, tra l'altro, con un basso livello di efficienza anche nei modelli più recenti.

Il Ministro dell'Ambiente Galletti sbaglia grossolanamente – sostiene Favoino- quando giustifica gli inceneritori come alternativa e come risposta alle discariche. Sono proprio gli inceneritori che, dopo aver bruciato i rifiuti, si trovano ad avere un residuo del 20-25% da inviare in discarica”.

Dunque l'economia circolare si propone come alternativa alla filiera inceneritore-discarica e per questo non pone limiti alla raccolta differenziata, arrivando anche a porre obiettivi tra il 90% e il 100% .

Realtà virtuose in questo senso già ci sono: come area vasta, la provincia di Treviso è la più avanzata in Europa, ha già raggiunto l' 85% della differenziata e si è dotata di piattaforme tecnologiche di recupero e riciclo dei rifiuti.

Arrivati al bivio, se costruire un inceneritore o scegliere la strada della differenziata spinta al massimo e della tariffa puntuale, i Comuni dei due Consorzi 2 e 3 di Treviso hanno optato per la strada nuova.

Più recentemente è capitato a Lubiana, capitale della Slovenia, di porsi di fronte a questo bivio: dopo un ampio e approfondito dibattito pubblico Lubiana ha deciso di non costruire l'inceneritore-termovalorizzatore e di optare per l'economia circolare.

Gli oppositori dell'economia circolare sono naturalmente ancora molto forti in Italia e in Europa e cercano di propagandare come innovativo il modello danese e in particolare l'inceneritore-termovalorizzatore di Copenaghen, sul cui tetto inclinato è stata costruita una pista da sci, per tentare di rendere appetibile e di vendere questo modello ai ricchi Paesi arabi.

Come capita alle centrali nucleari francesi ultimo modello, che nessuno si fida più ad acquistare, stesso destino attende il modello dell'inceneritore Amager Bakke di Copenaghen, troppo costoso e privo di flessibilità: deve divorare e bruciare rifiuti in continuazione e in grande quantità. Senza contare che l'accattivante design non può nascondere che ad ora nessun termovalorizzatore al mondo è in grado tecnicamente di filtrare le nanopolveri, quelle più sottili che entrano più facilmente nei nostri alveoli polmonari. Una prigione da cui la Danimarca ha e avrà difficoltà ad uscire.

Ecco perchè la capitale mondiale nel trattamento intelligente e sostenibile dei rifiuti non è Copenaghen, ma nemmeno Berlino ed Amsterdam, pure avanzate su molti altri terreni ambientali.

In Italia ci sono ancora realtà molto negative e arretrate, ma anche realtà che si sono messe in gioco e mosse, persino in anticipo, come il Comune toscano di Capannori. In Italia si sono fatte leggi sbagliate come lo “Sblocca Italia” che consolida la rete nazionale degli inceneritori.

Ma in Italia c'è anche l'area urbana più vasta e popolosa a raccolta differenziata diffusa: è Milano la capitale mondiale della raccolta differenziata. Recentemente una delegazione di alto livello di New York è venuta a studiare il modello Milano.

Sia ben chiaro, il raggiungimento di alte percentuali è sicuramente merito delle buone Amministrazioni che sanno programmare e gestire un sistema complesso che continuamente va calibrato e migliorato, ma fattore decisivo è la partecipazione consapevole e responsabile degli stessi cittadini che devono sentirsi coinvolti come attori più che come semplici fruitori.

Spingere su altissime percentuali di raccolta differenziata, sul porta a porta , sulla tariffa puntuale; spingere per la riduzione a monte degli imballaggi e per avere contenitori e confezioni biodegradibili per ogni prodotto in commercio; spingere perchè si affermi la quarta R, quella della riprogettazione industriale e delle piattaforme tecnologiche della fabbrica dei materiali, comporta prima o poi l'abbandono della via dell'incenerimento. Per la nostra salute e per la nostra economia, meglio prima.

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Editoriale

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