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Democratici Nel Mondo

Eletto a sorpresa Donald Trump. Tra i pochi a prevederlo Michael Moore in un articolo di 4 mesi fa

Eletto a sorpresa Donald Trump. Tra i pochi a prevederlo Michael Moore in un articolo di 4 mesi fa

9 novembre 2016. Con 306 Grandi Elettori Donald Trump vince a sorpresa le elezioni e diventa il 45°presidente degli Stati Uniti d'America. Hillary Clinton si ferma a 232 Grandi Elettori e perde negli Stati chiave: Ohio, Pennsylvania, Wisconsin, Florida. La sconfitta dei Democratici è completata dai risultati dell'Election Day che li mettono in minoranza sia alla Camera che al Senato. Pronostici rovesciati. Sondaggisti e politologi sconfessati. L'America profonda premia il miliardario populista, volgare, antifemminista, nemico giurato delle aperture di Obama. Solo pochi hanno previsto la vittoria di Trump e avvertito del pericolo. Tra questi il regista e intellettuale progressista Michael Moore in un lungo articolo di 4 mesi fa. Per i cultori delle scienze politiche, da leggere e meditare. Eccolo.

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Golpe e contro-golpe, la nuova Turchia di Erdogan

Golpe e contro-golpe, la nuova Turchia di Erdogan

Novembre 2016. Articolo di Giovanni Salpietro. Dopo il fallito golpe del 15 luglio, repressione e ambizioni di Erdogan sono cresciute di pari passo. Le lacerazioni interne segnalano tensioni irrisolte nella società turca ma Erdogan punta a rafforzare il proprio potere interno e il proprio ruolo esterno rimettendo in discussione le tradizionali alleanze internazionali in modo spregiudicato, consapevole di quanto conti nei futuri equilibri dell'area, nella guerra allo Stato islamico e nella gestione di quasi tre milioni di rifugiati dalla Siria. In questo articolo pubblicato su ALTERNATIVAEUROPEA.org si richiama l'attenzione su un attore come la Turchia avviato ad essere sempre meno laico, sempre più islamista e, contemporaneamente, sempre più rilevante nell'area geopolitica che va dai Balcani al Medioriente, fino al centro dell'Asia.

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La Russia al voto per rinnovare il Parlamento

La Russia al voto per rinnovare il Parlamento

Domenica 18 settembre i cittadini russi sono chiamati a votare per rinnovare la Duma, il loro Parlamento. Anche gli abitanti della Crimea, dopo l'annessione, potranno votare e concorrere alle elezioni della Duma. Mentre i cittadini russi in Ucraina trovano ostacoli burocratici che sconfinano in una sorta di boicottaggio da parte del Governo di Kiev. La carica di Putin non è in gioco in queste elezioni parlamentari, mentre è a rischio quella del primo ministro Medvedev se il partito suo e di Putin non si piazza solidamente al primo posto. Le elezioni parlamentari sono infatti la prova generale delle future elezioni presidenziali e Putin è sempre pronto a far pagare al Governo le difficoltà economiche attuali e il crescente astensionismo.

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Avviata la 71.ma Sessione ONU tra conflitti irrisolti,emergenze e sfide globali

Avviata la 71.ma Sessione ONU tra conflitti irrisolti,emergenze e sfide globali

Si è aperta martedì 13 settembre a New York al Palazzo di Vetro l'annuale Assemblea generale dell'ONU, la 71.ma sessione plenaria dalla sua fondazione. Tra i temi in discussione l'accoglienza dei profughi a livello planetario, terrorismo e sicurezza, ma anche il tentativo di andare oltre l'emergenza e di indicare un orizzonte di impegno comune sui cambiamenti climatici e a sostegno dell'economia sostenibile per trasformare il mondo. Progetto ambizioso e in parte velleitario se si tiene conto che dopo il successo di Parigi sul clima, i temi dell'economia mondiale sono discussi piuttosto agli incontri del G20, i conflitti in corso in Siria, Iraq e in Libia vedono confrontarsi e scontrarsi prima di tutto le diplomazie delle grandi potenze e l'ONU ridotto a notaio sollecito e cornice giuridica di contorno. L'assemblea è comunque una vetrina importante .

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Approvata in Francia la Loi Travail tra forzature e proteste sociali

Approvata in Francia la Loi Travail tra forzature e proteste sociali

di Daniele Aglio, corrispondente da Parigi. Dopo essere stata presentata al Parlamento francese a febbraio 2016 e dopo mesi di contestazioni di piazza e lotta politica, la cosiddetta Loi travail è stata approvata definitivamente il 21 luglio 2016. Detta anche Loi El Khomri, dal nome del Ministro del Lavoro del Governo Valls, la nuova riforma del lavoro in Francia ha sostenuto un percorso molto travagliato, che l’ha portata ad essere modificata in più punti numerose volte. Il Presidente Hollande è dovuto ricorrere per ben tre volte al famoso articolo 49.3 della Costituzione (è la seconda riforma in questa legislatura che viene approvata una legge tramite l’articolo 49.3), evitando così il voto parlamentare. Infatti, il rischio di non riuscire ad approvare la riforma era molto elevato, con l’opposizione in Parlamento non solo della destra, ma anche di una cospicua fronda di sinistra, socialisti ed ecologisti, che si è unita alla voce di milioni di lavoratori scesi in piazza nei mesi scorsi. Ma il destino della legge non è completamente scontato.

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Vince Brexit, perde l'Europa

Vince Brexit, perde l'Europa

di Marco Pezzoni. La ferita di oggi è una ferita profonda, di portata storica.Quasi il 52% degli elettori del Regno Unito ha votato per uscire dall'Unione Europea. La mossa di Cameron di indire questo referendum ha fatto il gioco dei suoi avversari, quelli interni al suo partito e, soprattutto, quelli contrari all'Europa. Il suo azzardo non ha pagato, anzi gli si è rivoltato contro. Per questo Cameron ha già annunciato le sue dimissioni da Primo Ministro entro tre mesi. Sarà un altro a negoziare l'uscita della Gran Bretagna con gli altri 27 Paesi dell'Unione Europea. Le Borse di tutto il mondo hanno tremato sotto i colpi della speculazione, ma questa instabilità è probabilmente l'aspetto meno grave della nuova questione che si apre: il divorzio della Gran Bretagna dall'Europa sarà contagioso per altri Paesi che ne vorranno seguire l'esempio? La credibilità dell'Europa politica ne esce chiaramente indebolita e sarà messa a dura prova nei prossimi 2 anni di negoziato con la Gran Bretagna: sara' un negoziato duro o piuttosto ispirato alla riduzione del danno per entrambi? Infine la domanda più importante: l'Europa è in grado di riprendere più decisamente la propria integrazione politica, rispondendo così ai vari populismi che la corrodono alla base?

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La morte di Jo Cox ci salverà dalla Brexit?

La morte di Jo Cox ci salverà dalla Brexit?

Alla vigilia del Referendum sull'uscita o meno della Gran Bretagna dall'Unione Europea, i sondaggi danno una leggera prevalenza ai fautori del "restare" nell'Unione, forse più per calcoli economici che non per motivi ideali. La commozione per la morte di Jo Cox, la giovane parlamentare laburista uccisa da uno squilibrato nazionalista inglese di estrema destra, sembra aver comunque smosso una parte degli indecisi, se non altro ricordando drammaticamente a tutti in che mondo viviamo, pieno di tensioni latenti con le quali è bene non giocare troppo. Eppure questo referendum è frutto anche di una decisione azzardata, rischiata da Cameron per restare alla guida dei conservatori e, contemporaneamente, ridemensionare la forza attrattiva del partito indipendentista di Farage. Ma è un azzardo anche da parte dei fautori della Brexit, come l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, che ha mitizzato l'eventuale uscita dall'Unione Europea come l'Indipendence day del Regno Unito. La ritovata sovranità nazionale, secondo lui, darebbe alla Gran Bretagna un nuovo splendore, malgrado tutte le analisi economiche e finanziarie descrivano contraccolpi negativi sul livello di vita degli inglesi, perdita di competitività economica, crisi in alcuni settori di mercato e nella stessa capacità di attrazione di capitali da parte della Borsa di Londra. Molto più seria e sobria e solida ci pare invece la scelta europeista di Jo Cox, cosciente che le sfide globali di oggi richiedano più condivisione e più integrazione politica dell'Europa e non il ritorno a nazionalismi che dividono i popoli, invece di unirli. Per questo vogliamo ricordarla, sperando che il voto del 23 giugno non la tradisca.

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Donald Trump: uno stregone populista che accende i rancori dell'antipolitica

Donald Trump: uno stregone populista che accende i rancori dell'antipolitica

3 marzo 2016. Il successo di Donald Trump nelle primarie del Supermartedì in campo repubblicano è stato travolgente e ormai lo stesso establishment del partito repubblicano con i suoi grandi finanziatori non sa più come fermarlo. Per loro Trump è inaffidabile, non controllabile, un avventuriero che rischia di far deragliare la linea repubblicana fuori dai binari della propria storia fatta di conservatorismo, talvolta duro e talvolta illuminato, ma in grado di farsi carico degli equilibri di un grande Paese quale sono gli Stati Uniti. Trump rappresenta invece una secca rottura di questa tradizione ed è difficile capire dove porterebbe il Paese se diventasse il 45° presidente. Per questo i suoi rivali principali Ted Cruz e Marco Rubio rimangono in corsa nelle primarie repubblicane con il solo scopo di impedire a Trump di superare il 50% dei delegati alla Convention di luglio.

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Al Consiglio supremo di difesa Mattarella autorizza l'intervento militare italiano in Libia

Al Consiglio supremo di difesa Mattarella autorizza l'intervento militare italiano in Libia

di Marco Pezzoni. 25 febbraio 2016. E' un passo importante e formale quello compiuto dal Consiglio supremo di difesa riunito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L'Italia si prepara a intervenire militarmente in Libia nell'ambito di una missione di supporto richiesta dalle autorità libiche. L'Italia non sarà la sola in Europa, visto che Francia e Gran Bretagna sono già operative da settimane. La sollecitazione viene soprattutto dagli Stati Uniti e dal presidente Obama che della necessità dell'intervento militare aveva già parlato un mese fa con lo stesso Mattarella, suo ospite alla Casa Bianca. Adesso si attende che il Parlamento di Tobruk voti la nuova composizione del Governo di unità nazionale avanzata da Fayez al-Sarraj: passaggio indispensabile per dare legittimità alla successiva richiesta che il Governo Libico dovrebbe rivolgere all'ONU di aiuto internazionale contro lo Stato Islamico.

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Il 23 giugno Referendum in Gran Bretagna sull'adesione all' UE. I federalisti: avanti senza il Regno Unito

Il 23 giugno Referendum in Gran Bretagna sull'adesione all' UE. I federalisti: avanti senza il Regno Unito

Il premier inglese David Cameron ha raggiunto a Bruxelles un accordo con gli altri governi dell'Unione Europea sul riconoscimento di uno " status speciale" alla Gran Bretagna che non solo resterà con la propria moneta e definitivamente fuori dall'euro, ma si sfila dallo spazio Schengen e dagli obblighi di accoglienza e cooperazione alle frontiere, soprattutto si sottrae a ogni prospettiva di integrazione politica dell'Europa. Insomma, se gli Stati Uniti d'Europa un giorno ci saranno, la Gran Bretagna non ne farà parte. Forte di questo accordo David Cameron si aspetta ora di vincere il referendum indetto per il 23 giugno che vedrà gli inglesi decidere se restare nell'Unione Europea con questi legami più deboli e speciali ottenuti dal premier conservatore oppure uscire del tutto, realizzando Brexit, cioè l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa. Nell'articolo che pubblichiamo il Movimento Federalista Europeo analizza la gravità del momento e le prospettive che si aprono al resto dell'Europa: lasciarsi frenare dalle logiche nazionalistiche sempre più diffuse o rilanciare l'unificazione politica dell'Unione Europea, senza più l'alibi dei veti della Gran Bretagna.

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Referendum sulle trivellazioni: la genesi

Referendum sulle trivellazioni: la genesi

Il 17 aprile 2016 si voterà su un solo quesito referendario: quello sulle trivellazioni in mare, in particolare sulla durata delle concessioni. Ma all'inizio i quesiti referendari erano molti di più: in parte aggirati dal Governo, in parte bocciati dalla Cassazione. Per questo la Corte Costituzionale è stata chiamata in causa su altri due quesiti. In questo articolo del " Post" si ricostruisce la storia di questi referendum che vede insieme movimenti, istanze territoriali e Regioni.

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Governo di unità nazionale in Libia

Governo di unità nazionale in Libia

Reuters, Regno Unito. In questo articolo, pubblicato dalla rivista " Internazionale", l'annuncio della formazione in Libia del nuovo Governo di unità nazionale che riduce a 18 i suoi componenti, dopo la precedente bocciatura. La strada di una reale ricomposizione politica delle fazioni in lotta tra loro, a 5 anni dalla morte di Gheddafi, rimane ancora lunga ma formalmente serve alla coalizione internazionale per giustificare la proria presenza militare in chiave anti-Is che, nel fattempo, si è rafforzato nella roccaforte di Derna. Di un certo interesse la cartina delle forze in campo a cura dalla rivista" Internazionale"

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La strategia dello Stato Islamico: lo scontro di civiltà

La strategia dello Stato Islamico: lo scontro di civiltà

La rivista di geopolitica Limes è da anni impegnata a capire il fenomeno dell'Isis che ha sorpreso tante diplomazie occidentali nel suo rapido affermarsi in Iraq e in Siria come Stato Islamico. Non c'è dubbio che questo sia dovuto principalmente alla destrutturazione del territorio siriano in seguito alle rivolte del 2011 che hanno messo sotto accusa il regime di Al Assad senza riuscire a rovesciarlo; così come lo scontro in Iraq tra la maggioranza sciita, oggi al potere, e la minoranza sunnita ha favorito la conquista di Mosul da parte dell'Isis. Nell'articolo che segue Limes ci avverte di un altro rischio che lo Stato islamico intende alimentare contro l'Occidente: quello di spingerci nella trappola dello scontro di civiltà così da giustificare la propria esistenza e rafforzare la capacità di attrazione e arruolamento verso le seconde e terze generazioni di musulmani nel mondo.

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In Spagna le elezioni puniscono i partiti tradizionali

In Spagna le elezioni puniscono i partiti tradizionali

di Antonio Baylos, docente Università Castilla-La Mancha. Il Partito Popolare rimane il primo partito, ma ha perso 3,6 milioni di voti e anche sommando i suoi voti con quelli della nuova formazione Ciudadanos non arriva ad avere la maggioranza dei parlamentari. Mentre i partiti della sinistra hanno ottenuto complessivamente circa un milione di voti in più, con la significativa novità di Podemos.

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Scalata al potere di Matteo Renzi: Denis Verdini presente sin dall'inizio

Scalata al potere di Matteo Renzi: Denis Verdini presente sin dall'inizio

Nel libro " L'intoccabile. Matteo Renzi, la vera storia" il giornalista Davide Vecchi cerca di analizzare il fenomeno Renzi andando a ricostruire le origini della sua rapida ascesa. Vecchi, che scrive sul Fatto Quotidiano e ha chiesto a Travaglio di scrivere la prefazione del suo libro, è partito da una semplice domanda: chi è Matteo Renzi e come un giovane e sconosciuto politico locale sia riuscito a diventare Presidente del Consiglio in pochi anni. Riportiamo di seguito alcuni spunti e notizie che si possono trovare in questo libro che ha il taglio dell'inchiesta giornalistica e che mette in luce l'ambiente politico e culturale in cui si forma Matteo Renzi, individuando amicizie, influenze e legami che ne hanno favorito il successo. Tra questi figura Denis Verdini.

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Alla conferenza di Parigi raggiunto l'accordo sul clima

Alla conferenza di Parigi raggiunto l'accordo sul clima

Il testo approvato alla Conferenza sul clima di Parigi parte da un presupposto fondamentale: " Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta". Richiede pertanto " la massima cooperazione di tutti i Paesi" con l'obiettivo di " accelerare la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra". Di seguito i punti di accordo più rilevanti e i punti lasciati irrisolti.

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14 aviazioni di 14 Stati nei cieli della Siria

14 aviazioni di 14 Stati nei cieli della Siria

Di Lorenzo Trombetta. Gli ultimi mesi del 2015 hanno visto aumentare il numero delle aviazioni di Stati stranieri presenti nei cieli della Siria, non sempre con la finalità di combattere lo Stato Islamico. Anzi, la rivalità tra Paesi sunniti e paesi sciiti sembra accresciuta, così come le convergenze diplomatiche ad alto livello tra Russia e Stati Uniti non trovano riscontri coerenti sul campo. Le principali vittime dei bombardamenti sono ancora le popolazioni civili.

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La via italiana alle smart cities: gli esempi dei Comuni di Bologna e di Modena

La via italiana alle smart cities: gli esempi dei Comuni di Bologna e di Modena

Sabato 4 maggio si è tenuto al Politecnico di Cremona il Convegno “La via italiana alle smart cities: l’ esempio dei Comuni di Bologna e di Modena”. Tra i relatori l'architetto Patrizia Gabellini, assessore Urbanistica e Ambiente di Bologna, fondatrice della rivista internazionale “ Planum” e l'ingegner Miriam Ruggiero, consulente Servizi informativi territoriali del Comune di Modena. Il progetto smart city nasce da un dibattito internazionale assai ampio che ha individuato nelle città il motore del cambiamento. Anche per questo l'Associazione nazionale dei Comuni italiani ha istituito un apposito Osservatorio.

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SMART CITIES : VERSO CITTA' INTELLIGENTI E SOSTENIBILI

SMART CITIES : VERSO CITTA' INTELLIGENTI E SOSTENIBILI

di Giovanni Fini, Bologna. Qual'è il nesso tra città intelligente e città sostenibile ? In quale modo l'evoluzione verso la smart city contribuisce a realizzare gli obiettivi di qualità ambientale e di uso sostenibile delle risorse ? L'articolo pubblicato su Forum PA vuole fornire degli spunti di riflessione per una lettura originale di temi sempre più presenti nell'agenda di chi governa le città.

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"Future We Want". Vertice mondiale a Rio de Janeiro su ambiente, clima, green economy e lotta alla povertà

"Future We Want". Vertice mondiale a Rio de Janeiro su ambiente, clima, green economy e lotta alla povertà

di Marco Pezzoni. Tra il 20 e il 22 giugno si tiene a Rio de Janeiro il Vertice mondiale su clima, ambiente e sviluppo, indetto dall'ONU vent'anni dopo il primo celebre Summit che aprì la strada ad una diversa coscienza planetaria sui temi ecologici . Il " Futuro che vogliamo" è l'intenzione programmatica di Rio+20 che deve però fare i conti con una situazione internazionale sempre più contradditoria : la crisi finanziaria ed economica irrisolta di tanti Paesi europei e la scarsa disponibilità dei Paesi emergenti a tagliare drasticamente le proprie emissioni di CO2.

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Editoriale

Referendum Lombardia tra crisi dello Stato e derive centrifughe, tra muscoli e furbizie politiche

di Marco Pezzoni. Domenica 22 ottobre 7 milioni e 700 mila lombardi verranno chiamati ad un Referendum consultivo e senza quorum per pronunciarsi sulla richiesta di maggior autonomia della Lombardia. Nella stessa giornata si tiene in Veneto un Referendum simile, però con quorum, cosa che dimostra la maggior sicurezza del gruppo dirigente leghista in quella regione. In Lombardia si voterà con voto elettronico e ogni seggio elettorale sarà dotato di tablet. Metodo di voto nuovo che è servito a distrarre dal significato e dalla portata di questo referendum. Ad esempio che nelle intenzioni dei promotori non c'è alcuna volontà di tenere in seria considerazione lo spirito dell'articolo 75 della Costituzione italiana là dove recita "Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio", visto che il cuore della propaganda dei due Governatori leghisti Maroni e Zaia è il differenziale fiscale tra quanto Lombardia e Veneto "regalano" allo Stato e alle regioni del Sud e quanto ricevono. Il centrodestra in Lombardia e in Veneto dimostra comunque di avere una strategia politica e propagandistica se non altro pensata e concordata, chiaramente strumentale ma efficace. Invece il PD, dopo la sconfitta del 4 dicembre sul referendum costituzionale, si mostra incerto e confuso sia nella strategia che nella tattica. Il suo segretario Matteo Renzi è in giro col suo "tour in treno", totalmente assente dalla partita che si gioca nel Nord italia. continua>>
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